SERVONO SUBITO REGOLE CERTE
di LUCA ROJCH
Impantanata da troppi mesi in una battaglia di trincea, la legge urbanistica rischia di diventare la più grande incompiuta della giunta Pigliaru. Il governatore lo sa, sogna il blitzkrieg, la guerra...
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Impantanata da troppi mesi in una battaglia di trincea, la legge urbanistica rischia di diventare la più grande incompiuta della giunta Pigliaru. Il governatore lo sa, sogna il blitzkrieg, la guerra lampo, ma porta avanti una più realistica tappa a marce forzate. L’obiettivo è l’arrivo in aula per una approvazione rapida entro giugno.
Ma se in maggioranza il lavoro delle diplomazie sembra avere spianato la strada alla legge, resta aperto il confronto con gli ambientalisti e una parte dell’opinione pubblica. Per ora i veri ostacoli della legge, gli articoli su cui non c’è accordo, sono stati messi da parte. Una sorta di anestetizzazione dei punti dolenti del dibattito.
Ma dal 16 aprile si aprirà il confronto pubblico. Da quel momento in poi si affronteranno la linea della giunta e chi contesta alcuni articoli della legge. Pigliaru ha sempre mostrato la massima apertura sulla modifica dei punti controversi. Ma sullo sfondo sembra esserci anche una visione filosofica differente.
Da una parte le accuse degli ambientalisti di avere fatto una legge urbanistica dal cemento facile, che strizza l’occhio alle deroghe e agli investimenti dei grandi investitori. Dall’altra la volontà di fare una legge che dia regole uguali per tutti e dica quello che si può fare. Il presente è il Ppr varato dalla giunta Soru, che doveva essere una sorta di norma ponte verso una pianificazione urbanistica organica, ma che dal 2006 è diventata la bibbia delle regole del cemento in Sardegna. Un testo che ha bisogno di essere completato, come ha detto lo stesso Soru. E proprio la vicenda della legge urbanistica sembra essere lo specchio perfetto di come funziona l’Italia. Sulle colonne della Nuova Sardegna ha preso corpo un dibattito da mesi. L’assessore Erriu si è detto pronto a cambiare la legge. Il governatore Pigliaru ha spiegato che non ci sono ostacoli al dialogo. Soru è pronto a sedersi a un tavolo per parlare del Ddl. Gli ambientalisti hanno chiesto un confronto per discutere sulle norme più controverse. Tutti vogliono parlare, ma nessuno ancora lo fa. Come in una commedia surreale si continua a discutere intorno alla cosa, ma senza mai un reale affondo. E senza una legge urbanistica approvata restano i dati, impietosi. Quelli che non lasciano spazio a interpretazioni o all’eloquio seduttivo e sedativo della politica. Il ministero dell’Ambiente ha certificato che in Sardegna sono stati consumati in un anno 240 ettari di suolo vergine. Il 3,75 per cento della superficie totale dell’isola. E ogni sardo ha già cementificato 545 metri quadrati di suolo. Questi numeri bastano da soli a far capire quanto una legge sia indispensabile per la Sardegna. Il paradiso non può più attendere.
Ma se in maggioranza il lavoro delle diplomazie sembra avere spianato la strada alla legge, resta aperto il confronto con gli ambientalisti e una parte dell’opinione pubblica. Per ora i veri ostacoli della legge, gli articoli su cui non c’è accordo, sono stati messi da parte. Una sorta di anestetizzazione dei punti dolenti del dibattito.
Ma dal 16 aprile si aprirà il confronto pubblico. Da quel momento in poi si affronteranno la linea della giunta e chi contesta alcuni articoli della legge. Pigliaru ha sempre mostrato la massima apertura sulla modifica dei punti controversi. Ma sullo sfondo sembra esserci anche una visione filosofica differente.
Da una parte le accuse degli ambientalisti di avere fatto una legge urbanistica dal cemento facile, che strizza l’occhio alle deroghe e agli investimenti dei grandi investitori. Dall’altra la volontà di fare una legge che dia regole uguali per tutti e dica quello che si può fare. Il presente è il Ppr varato dalla giunta Soru, che doveva essere una sorta di norma ponte verso una pianificazione urbanistica organica, ma che dal 2006 è diventata la bibbia delle regole del cemento in Sardegna. Un testo che ha bisogno di essere completato, come ha detto lo stesso Soru. E proprio la vicenda della legge urbanistica sembra essere lo specchio perfetto di come funziona l’Italia. Sulle colonne della Nuova Sardegna ha preso corpo un dibattito da mesi. L’assessore Erriu si è detto pronto a cambiare la legge. Il governatore Pigliaru ha spiegato che non ci sono ostacoli al dialogo. Soru è pronto a sedersi a un tavolo per parlare del Ddl. Gli ambientalisti hanno chiesto un confronto per discutere sulle norme più controverse. Tutti vogliono parlare, ma nessuno ancora lo fa. Come in una commedia surreale si continua a discutere intorno alla cosa, ma senza mai un reale affondo. E senza una legge urbanistica approvata restano i dati, impietosi. Quelli che non lasciano spazio a interpretazioni o all’eloquio seduttivo e sedativo della politica. Il ministero dell’Ambiente ha certificato che in Sardegna sono stati consumati in un anno 240 ettari di suolo vergine. Il 3,75 per cento della superficie totale dell’isola. E ogni sardo ha già cementificato 545 metri quadrati di suolo. Questi numeri bastano da soli a far capire quanto una legge sia indispensabile per la Sardegna. Il paradiso non può più attendere.
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