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Strappo nella maggioranza il Pds diserterà il vertice

Strappo nella maggioranza il Pds diserterà il vertice

I cinque consiglieri del Partito dei Sardi chiedono discontinuità alla giunta  Al centro della protesta la crisi del lavoro nel centro dell’isola e la sanità 

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CAGLIARI. Una tempesta tira l’altra. Come se non bastasse la batosta appena incassata nelle elezioni politiche, un nuovo ciclone s’è abbattuto sul centrosinistra al governo. I cinque consiglieri regionali del Partito dei sardi hanno annunciato che mercoledì non parteciperanno al vertice di maggioranza convocato dal presidente Francesco Pigliaru. Nonostante dalla maggioranza proprio quel conclave sia stato già promosso come determinante per rilanciare il programma e anche riconquistare gli elettori in vista delle Regionali del prossimo anno, Gianfranco Congiu, capogruppo pds, Augusto Cherchi, Roberto Desini, Piermario Manca e Alessandro Unali non ci saranno. È un fulmine al ciel sereno? Lo è solo perché da ventiquattr’ore il gran rifiuto del Partito dei sardi è palese e pubblico dopo essere stato anche firmato e sottoscritto dall’intero gruppo. Per il resto non può esserlo. È ormai da mesi che il Partito dei sardi, col segretario Paolo Maninchedda e non solo, bombarda ad alzo zero il Palazzo della Regione, anche se è in maggioranza. Fino a tal punto da far ritornare di stretta attualità una delle ultime dichiarazioni proprio del segretario pds alla Nuova: «Continueremo a essere alleati sinceri, ma mai saremo complici». Ora, dopo la scelta netta dei consiglieri, il vecchio strappo pare essere diventato un nuovo squarcio. Ricucibile? Si vedrà.

Il gran rifiuto. Nel comunicato – o bollettino di guerra? – il quintetto scrive da subito perché mercoledì non ci sarà. «Il Pds – si legge – annuncia che non parteciperà ad alcun vertice di maggioranza (quindi sembra di capire nè a questo e neanche ai successivi) sino a quando non saranno date risposte chiare rispetto a questi due temi cruciali: la crisi del lavoro nel Centro Sardegna e il disastro della sanità». Prima di entrare nel dettaglio delle motivazioni, che sono quindi legate alle possibili dimissioni in massa della giunta comunale di Ottana per «l’immensa crisi industriale sopportata dalla nostra gente» e anche alla storica contrapposizione con l’assessore Luigi Arru, c’è un altro passaggio del comuicato ad aver il peso della legnata. È scritto nelle ultime righe del bollettino: «In questa situazione – si legge – noi del Pds riteniamo che sia totalmente inutile partecipare a vertici generici in quanto il vero tema non è scegliere le domande da farsi, quanto semmai le risposte da dare». Dunque, almeno sul caso Ottana e sulla sanità, per il Pds finora la maggioranza non è stata capace di replicare a queste emergenze con risultati concreti. È un palese atto di sfiducia? Non ancora, ma potrebbe esserlo presto, considerato che all’orizzonte ci sono almeno altri tre casi spinosi: una legge elettorale da correggere, la legge urbanistica da riscrivere o quasi e infine le elezioni amministrative di giugno. Che già sono stati o potranno diventarlo altrettanti campi di battaglia per il centrosinistra.

Caso Ottana. Scrive il Pds: «Siamo di fronte a un desolante nulla di fatto per quanto riguarda la crisi del lavoro nel Centro Sardegna che ormai ruota attorno a tavoli inconcludenti, a risorse inesistenti e, quando esistenti, non si riesce a spenderle. Nessuna reazione, nessun sussulto c’è stato neppure davanti alle prospettate dimissioni di una intera giunta comunale». È quella di Ottana, e il silenzio del centrosinistra, secondo i cinque del Pds, che c’è stato di fronte a quell’annuncio choc, è uno dei motivi per cui non parteciperanno al vertice di mercoledì.

Sanità. I rapporti fra il Pds e l’assessore Arru sono tesi da tempo e questa è l’ultima bordata. «Assistiamo – scrivono – a uno sconfortante nulla di fatto rispetto alla nostra denuncia sull’iniquo aumento del tariffario per le prestazioni veterinarie, aumento che metterà in ginocchio la zootecnia e le esportazioni». Poi: «Continua purtroppo ancora la disattenzione (da parte dell’assessore) verso patologie impattanti come il diabete e i tumori». Infine: «Il rientro dal disavanzo non ha prodotto finora i risultati attesi e difficilmente gli obiettivi potranno essere rispettati, mentre il debito continua a crescere in maniera preoccupante». Anche per questo, o soprattutto per questo, mercoledì il Pds diserterà no un vertice che sarebbe dovuto essere decisivo e invece potrebbe essere l’inizio di un clamoroso addio. (ua)



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