La Nuova Sardegna

IL PUNTO 

Sacchetti e rifiuti formano il secondo Stato del mondo

di ANTONIO DI NATALE*

Da ben oltre un secolo, l’uomo produce vari tipi di plastiche, che servono a tantissimi usi. Sin dai primi anni di questa produzione, si è rilevato come queste varie sostanze plastiche non fossero...

3 MINUTI DI LETTURA





Da ben oltre un secolo, l’uomo produce vari tipi di plastiche, che servono a tantissimi usi. Sin dai primi anni di questa produzione, si è rilevato come queste varie sostanze plastiche non fossero facilmente biodegradabili. Ma solo a partire dagli anni ’70 si iniziò a prendere coscienza che i residui plastici stessero costituendo un vero problema ambientale, ma le azioni per limitarne gli usi o per sostituirle progressivamente con materiali biodegradabili furono piuttosto limitate e certamente non efficaci. Nel frattempo, i residui plastici hanno continuato a disperdersi nell’ambiente, contaminandolo in vari modi. La situazione è divenuta particolarmente problematica nell’ambiente acqueo in generale e negli oceani in particolare, perché i corsi d’acqua dolce ed i venti trasportano verso il mare importanti quantità di rifiuti plastici. Le quantità che si sono progressivamente accumulate sono veramente enormi e molto difficili da stimare. Ci si rende conto dell’entità del problema quando in alto mare si incontrano enormi accumuli di residui plastici galleggianti, aggregati dalle correnti marine, che nei vari oceani coprono ormai una superficie certamente superiore ai 16 milioni di chilometri quadrati. Tutte le Ong e diverse associazioni si stanno facendo carico di alimentare una discussione seria sul problema, sensibilizzando la gente in tutti i Paesi del mondo, ma è stata proprio un’italiana, l’architetto Maria Cristina Finucci, che ha avuto l’idea migliore per tentare di responsabilizzare gli Stati e fare azioni dimostrative eclatanti usando grandi installazioni artistiche in vari Paesi del mondo. L’Architetto Finucci, che è stata anche insignita del prestigiosissimo Premio Bellisario nel 2014, ha promosso la creazione di un vero e proprio Stato, chiamato “Garbage Patch State”, che l’11 Aprile del 2013 è stato ufficialmente riconosciuto come tale dall’Unesco. Questo riconoscimento permette ora al Garbage Patch State di rappresentare questo gigantesco problema al più elevato livello delle Nazioni Unite, al fine di farlo affrontare da tutti gli Stati, dato che tutti hanno una loro parte di responsabilità.

Il Garbage Patch State è enorme, rappresentando il secondo Stato al mondo per superficie (dopo la Russia), anche se la sua superficie varia giornalmente ed è suddivisa nei vari oceani del globo (8.095.000 chilometri quadrati nel Pacifico orientale, 715.520 km2 nel Pacifico occidentale, 2.183.480 nell’oceano Indiano, 1.296.180 nell’Atlantico meridionale, 3.625.753 nell’Atlantico settentrionale e quantità minori in tutte le altre parti degli oceani, incluso il Mediterraneo. Una parte dei residui plastici sono micro-plastiche, includendo tra queste sia le fibre che derivano dai lavaggi o dalla dissipazione di tessuti artificiali (cioè da attività che compiamo regolarmente), sia dalla disgregazione di residui plastici di vario tipo. Queste microplastiche sono difficilmente monitorabili e una certa percentuale entra nelle catene alimentari marine e possono successivamente essere ingerite dall’uomo, qualora si alimenti con quei molluschi. I sacchetti di plastica ed alcuni residui plastici galleggianti possono essere facilmente scambiati per possibili prede da diverse specie marine (cetacei, tartarughe, pesci) e, in alcuni casi, possono arrivare anche a provocarne la morte per blocco intestinale. Le stesse aggregazioni in superficie creano ambienti artificiali, che possono anche alterare le migrazioni di alcune specie. Il problema è enorme e certamente la sua graduale risoluzione richiederà molte modifiche dei nostri stili di vita e delle stesse produzioni industriali, quindi saranno necessari moltissimi anni. Ed essendo coscienti che nessuno da solo potrà affrontare questa enorme problematica, nel Dicembre 2017, la Fondazione Acquario di Genova Onlus ha promosso la firma di un accordo di cooperazione tra le maggiori associazioni ambientaliste italiane (Wwf Italia, Marevivo e Legambiente) ed il Garbage Patch State. Inoltre, per la Giornata Mondiale degli Oceani (8 Giugno), il Garbage Patch State promuoverà una serie di imponenti installazioni artistiche a Roma, per attirare ancora l’attenzione sul problema.

*biologo, segretario

della Fondazione

dell’Acquario di Genova

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative