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il fenomeno nato in rete 

L’istigazione online al suicidio: una trappola per gli adolescenti

L’istigazione online al suicidio: una trappola per gli adolescenti

SASSARI. Blue Whale, la balena blu, è il gioco del suicidio. Un gioco online che induce moltissimi ragazzini a uccidersi attraverso un percorso di autolesionismo crescente. A volte anche solo per...

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SASSARI. Blue Whale, la balena blu, è il gioco del suicidio. Un gioco online che induce moltissimi ragazzini a uccidersi attraverso un percorso di autolesionismo crescente. A volte anche solo per dare la dimostrazione di far parte di un gruppo. Al gioco si decide di partecipare volontariamente postando un messaggio con un hashtag che porta al contatto con un “master”, un tutor che ordina alla vittima prove sempre più macabre e pericolose che porta, nei casi estremi, fino alla morte. Il giocatore, in 50 giorni, deve sottoporsi ad altrettante prove: deve ascoltare o vedere film dell’orrore, autoinfliggersi ferite oppure camminare sull’orlo dei binari in attesa dell’arrivo di un treno o, ancora, sostare sul bordo del tetto di un palazzo. Arrivato a un certo punto il giocatore non sarebbe più in grado di uscire dal gioco. Il tutor, infatti, saprebbe tutto del suo adepto, sarebbe in possesso di informazioni personali in grado di ricattare “il giocatore” addirittura minacciando ritorsioni sulla sua famiglia.

Le origini di Blu Whale. ll nome Blu Whale si ispira ovviamente alle balene e alla loro pratica di spiaggiarsi e morire senza alcun apparente motivo. In tutto il mondo sarebbero almeno 130 gli adolescenti che si sono suicidati dopo aver deciso di partecipare al gioco. Questo assurdo gioco sarebbe nato nel 2016 in Russia dove si concentra il maggior numero di morti. Il primo a riportare la vicenda è stato Novaya Gazeta, il quotidiano di Mosca fondato da Anna Politkovskaja, giornalista investigativa uccisa nel 2006. In un’inchiesta il giornale ha collegato almeno 80 delle 130 morti avvenute in Russia tra il novembre 2015 e l’aprile 2016 a delle comunità virtuali su VKontakte, l’equivalente di Facebook in Russia, dove i ragazzi verrebbero istigati a togliersi la vita. Per quelle morti sarebbe stato incarcerato, sempre in Russia, un ragazzo di 21 anni, Phillip Budeikin, noto come “volpe”. Secondo gli inquirenti di San Pietroburgo, avrebbe istigato al suicidio 15 teenager in 10 diverse regioni russe tra il dicembre 2013 e il maggio 2016.

L’allarme in Italia. Il fenomeno nel nostro paese è rimasto sottotraccia fino allo scorso anno quando la polizia di Ravenna ha segnalato il caso di una ragazzina che aveva pubblicato sul suo profilo Facebook la fotografia di alcuni tagli che si era procurata. Ad allarmare la polizia postale era stato il fatto che questi tagli avessero una “forma ovoidale” che richiamavano il profilo di una balena. Da qui l’associazione con il gioco Blue Whale e il timore che la ragazzina potesse essere caduta nella rete del “gioco del suicidio”. Negli ultimi mesi Blu Whale è diventato un argomento all’ordine del giorno per gli studenti, per gli insegnanti, per i genitori, per gli psicologi, soprattutto dopo il suicidio di un giovane livornese che si è ucciso, a 15 anni, gettandosi da un grattacielo. Da allora le segnalazioni sono sempre più frequenti in tutta Italia, come dimostra anche l’allarme lanciato dal questore di Oristano, Giovanni Aliquò. Nonostante le segnalazioni – e nonostante in alcune procure siano stati aperti fascicoli contro ignoti per istigazione al suicidio – in Italia non è stato ancora provato un nesso fra il tutor della balena blu e un adolescente autolesionista o che si è tolto la vita. Sarebbero una cinquantina i casi sospetti in varie regioni. Ancora non ci sono prove per stabilire se si tratti di un fenomeno emulativo o se dietro questi episodi ci sia una mente criminale che spinge i giovani al suicidio. Solo l’analisi dei computer dei ragazzi caduti nella rete potrà chiarire questi aspetti. Anche se la cosa più utile, come suggeriscono gli psicologi, è non perdere di vista i propri figli. (g.z.)

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