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Nuova legge elettorale: salta l’intesa tra i partiti

Nuova legge elettorale: salta l’intesa tra i partiti

Ganau convoca i capigruppo per illustrare le modifiche ma il Pds blocca tutto  Forza Italia si chiama fuori: per noi si può andare a votare con questo sistema

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CAGLIARI. La legge elettorale del 2014 rimarrà quella che è: un pasticcio. L’anno prossimo il Consiglio regionale sarà eletto con quella stessa legge che dai giudici amministrativi è stata bocciata e rivoltata in più di una sentenza dal 2015 in poi. Tutte le buone intenzioni di correggere gli errori sono svanite all’improvviso: l’accordo politico è saltato. Il colpo di scena s’è consumato durante la riunione dei capigruppo, convocata dal presidente Consiglio, Gianfranco Ganau, proprio per presentare quella che sarebbe dovuta essere la bozza su cui cominciare a lavorare da subito e poi votare massimo entro maggio. A far saltare il banco è stato, ancora una volta, il Partito dei sardi, che in questi giorni sembra essere arroccato su un Aventino da cui pare non voler scendere. Dopo aver annunciato che non sarà presente al vertice del centrosinistra di questo pomeriggio, il capogruppo pds Gianfranco Congiu ha sbarrato la strada anche alla riforma elettorale. Entrato nella sala grande dell’ufficio di presidenza del Consiglio, ha detto in apertura: «Non parteciperò alla riunione, perché per noi questa legge non è fra le priorità». Per il Pds, si sa, le urgenze sono altre – dalla vertenza Ottana alla sanità – e per questo diserterà il vertice, e ora quelle stesse emergenze le ha messe anche davanti a una riforma che fino all’altro giorno sembrava essere necessaria per tutti. Sta di fatto che l’arrivederci e grazie di Congiu, secondo molti tutt’altro inaspettate visto le sue risapute resistenze sulle soglie di sbarramento del 2014, è stato sfruttato subito dall’opposizione. La vicecapogruppo di Forza Italia, Alessandra Zedda, ha detto: «Prendiamo atto che la maggioranza è spaccata e quindi non ci sono più le condizioni per andare avanti». A quel punto, in un battibaleno, la riunione dei capigruppo s’è sciolta e mai la riforma sarà fatta. Con la stessa Forza Italia che dopo il rompete le righe ha fatto sapere: «La legge che c’è per noi va bene così, perché garantisce comunque la governabilità». E il centrosinistra come ha commentato? Preso atto dell’ennesimo strappo col Pds, ha detto: «Peccato, è un’occasione mancata, ma per le riforme elettorali ci vuole l’accordo di tutti e chi oggi non è d’accordo si prenderà tutte le responsabilità di aver negato ai sardi una legge elettorale più giusta ed equa».

Presa d’atto. «Non esistono più le condizioni per portare avanti la riforma – è stata la dichiarazione ufficiale del presidente Ganau – Dopo questo stop non credo ci sarà più neanche il tempo per presentare altre proposte. Quindi resta in vigore la legge che c’è, con tutti i limiti più volte denunciati. È stata persa un'occasione per correggere quella che tutti sappiamo essere una pessima legge». Per poi lasciarsi andare anche a questo commento: «Eppure, sino a pochi giorni fa, tutti i partiti s’erano detti pronti a discutere la riforma e infatti dai capigruppo avevo ricevuto il mandato di proporre una proposta che tenesse conto delle varie richieste interne ed esterne al Consiglio». Fino ad arrivare a una conclusione ancora più amara: «Purtroppo mi pare che in molti, con largo anticipo siano già in campagna elettorale ed è per questo che il clima è cambiato».

La proposta. Per fortuna che la doppia preferenza di genere è stata approvata nei mesi scorsi e quasi all’unanimità, altrimenti viste le ultime tensioni forse sarebbe saltata anche quella. Nella proposta di Ganau, le principali correzioni sarebbero dovute essere queste: sbarramenti più bassi degli attuali per le coalizioni (dal 10 all’8 per cento) e i partiti (dal 5 al 3), con però in più la soglia del 2 per cento interna alle alleanze e solo chi la supererà potrà partecipare alla suddivisione dei seggi. Ancora: l’elezione anche dei candidati-presidenti che superano lo sbarramento dell’8 per cento, oltre ovviamente a quella del vincitore e del primo degli sconfitti. Infine, il ridimensionamento del premio di maggioranza. Niente da fare: quello che era teoria rimarrà una teoria, mentre la vecchia legge elettorale, dai più definita una schifezza, purtroppo è sopravvissuta. (ua)

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