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Parisi al centrodestra: insieme alle regionali

Parisi al centrodestra: insieme alle regionali

CAGLIARI. Detto che il centrodestra deve ritornare a essere più liberale e meno radicale, ribadito che se «fossi in Parlamento, voterei contro un governo Lega-Cinque stelle», perché «non si può stare...

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CAGLIARI. Detto che il centrodestra deve ritornare a essere più liberale e meno radicale, ribadito che se «fossi in Parlamento, voterei contro un governo Lega-Cinque stelle», perché «non si può stare con un movimento eversivo che specula sulla povertà del Mezzogiorno», Stefano Parisi è arrivato in Sardegna per lanciare la volata ad «Energie per l’Italia». È il gruppo che Berlusconi aveva scelto per riconquistare gli elettori moderati, però poi l’hanno costretto a escluderlo dalla coalizione, e poi lui, Parisi, è stato per molto tempo anche un probabile delfino del Cavaliere. «Ho pagato le invidie altrui e oggi – dice – mi chiamano solo per le missioni impossibili: il comune di Milano prima, la Regione Lazio. E io che faccio? Entrambe le volte sono andato vicinissimo al clamoroso ribaltone». In altre parole, come gli riconosce Tore Piana, coordinatore regionale di «Energie», Parisi continua a essere un trascinatore nonostante le ultime due sconfitte. Secondo il leader nazionale «le prossime elezioni regionali saranno un banco di prova importante per noi e tutto il centrodestra con cui abbiamo cominciato a dialogare in vista del 2019. Sarà una partita importante, perché le regionali non sono lo specchio delle politiche visto che gli elettori guardano meno alle etichette e più al merito. Quindi il nostro primo compito sarà stimolare gli alleati a presentare un programma forte e attuale per la rinascita della Sardegna». Secondo Parisi, «il voto di protesta che, a marzo, è andato ai 5 stelle, in questi mesi dobbiamo riportarlo verso un centrodestra capace di rispondere a quella rabbia con serietà, sobrietà e responsabilità ai problemi della gente». Parisi ha già un progetto: «La Sardegna deve darsi una missione: il turismo. Se i soldi gettati via nel pozzo senza fine della grande industria, fossero stati usati invece per aeroporti e infrastrutture, a quest'ora la Sardegna sarebbe più forte e, con una buona fiscalità di vantaggio, anche più ricca delle Baleari».

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