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Asili familiari arma contro lo spopolamento

Asili familiari arma contro lo spopolamento

Il Consiglio approva la proposta Mdp: ora i nidi aperti nelle case potranno accogliere fino a 5 bambini

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CAGLIARI. I tedeschi lo chiamano «tagesmutter», sono loro ad averlo inventato, però è una parola dal suono troppo duro, potrebbe spaventare i bambini. È molto più dolce la traduzione in italiano: genitore accogliente. Al di là della lingua scelta, cos’è un «tagesmutter»? È una mamma, o un papà, di figli piccoli che trasforma in «nidi familiari» la case dove abita. Dal 2005 c’è una legge regionale che autorizzava l’apertura di queste strutture anche in Sardegna. Ma negli anni, come purtroppo accade, ha finito per essere appesantita da un regolamento troppo restrittivo e che rendeva anche antieconomico l’avvio di queste possibili imprese individuali. Regolamento che, all’unanimità, il Consiglio regionale ha alleggerito con i nuovi criteri proposti da Luca Pizzuto di Mdp. Da ora in poi gli asili familiari potranno essere aperti per ospitare fino a un massimo di cinque ospiti, prima il limite era di tre, oltre i propri figli, ed è cambiata anche l’età dei bambini che potranno essere affidati ai nidi privati visto che sono a pagamento: da zero a cinque anni e non più da zero a tre anni com’era in passato. «La Sardegna si è cosi allineata alle altre regioni, soprattutto quelle del Nord Italia, dove i nidi familiari sono diffusi da tempo e rispondono bene alle esigenze dei genitori che lavorano, ma non sanno a chi affidare i figli, se non ai parenti, perché i posti nei nidi o negli asili classici sono esauriti, oppure quel servizio non c’è del tutto», ha detto Pizzuto nella relazione, per poi ricordare: «Diamo così la possibilità anche alle giovani mamme che semmai hanno lasciato il lavoro proprio a causa delle maternità di aprire delle attività che abbiano un minino di redditività» . Tra l’altro – è un altro aspetto interessante – il nuovo regolamento è stato scritto per rendere possibile l’apertura di queste strutture anche nei paesi in via di spopolamento. Si sa: i piccoli Comuni difficilmente hanno loro asili proprio per il numero esiguo di abitanti e spesso anche anziani. Mentre sapere che esiste comunque il servizio «genitori accoglienti» potrebbe convincere le giovani coppie a trasferirsi lo stesso perché l’indispensabile nido è garantito in ogni caso. C’è un’altra curiosità: è prevista inoltre la figura delle «agritata» e dunque il nido potrà essere aperto anche in un’azienda agricola. «Finalmente il Consiglio ha approvato una norma a favore delle famiglie», è stato il commento di Paolo Truzzu, Fdi, che due anni fa aveva presentato un’analoga proposta però rimasta inascoltata. Il nuovo regolamento prevede anche gli educatori a domicilio e le case assegnate ai portatori di handicap che vogliano rendersi autonomi dalle famiglie. Ora spetterà alla Regione stabilire quali saranno le professionalità richieste a un «genitore accogliere» e quali caratteristiche dovrà avere l’appartamento per aprire un «tagesmutter»».

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