La Nuova Sardegna

La mozione: agnelli romeni, più controlli

Il Consiglio regionale chiede norme stringenti e pene severe per arginare le contraffazioni

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CAGLIARI. Lo scandalo dei 12mila agnelli importati dalla Romania prima di Pasqua e, una volta macellati, esportati come se fossero sardi, è l’ennesimo allarme di quanti rischi corrano le nostre eccellenze agroalimentari nonostante siano protette dal marchio Igp. La tutela d’ora in poi dovrà essere «molto più stringente», è scritto nella mozione e nell’ordine del giorno approvati all’unanimità dal Consiglio regionale. «È evidente che servano norme nuove, anche penali, contro la contraffazione», ha detto il presidente della commissione agricoltura, Luigi Lotto del Pd, primo firmatario della mozione. «Quanto accaduto – ha proseguito – dev’essere un monito per la politica e oggi più che mai abbiamo il dovere di schierarci al fianco del Consorzio di tutela dell’agnello sardo Igp per difendere non solo i nostri allevamenti ma soprattutto la qualità delle produzioni e i consumatori». Nel presentare l’ordine del giorno Gianluigi Rubiu, capogruppo dell’Udc, ha sottolineato che «nel 2015 i reati agroalimentari sono aumentati del 200 per cento e questa escalation conferma che i controlli devono essere intensificati soprattutto nei porti». Prima che anche l’ordine del giorno fosse approvato all’unanimità, nel dibattito sono intervenuti tra gli altri Antonio Gaia dell’Upc e Piermario Manca del Pds. Gaia ha detto: «Prima che fosse istituito il Consorzio di tutela, al momento della macellazione le orecchie degli agnelli, dove sono punzonati i marchi Igp, non venivano tagliate quindi il consumatore finale vedeva e sapeva bene quale prodotto comprava. Oggi invece quel taglio è diventato una prassi perché dopo la macellazione rende irriconoscibili gli agnelli sardi da quelli rumeni, con il consumatore costretto a fidarsi solo della parola data dal venditore. Per questo il taglio dovrebbe essere vietato e se fosse impedito, sarebbe un importante passo in avanti». Per Manca c’è una delle strategie per bloccare le contraffazione sarebbe quello di realizzare le stalle di sosta degli animali nelle banchine dei porti. «Se ci fossero – ha detto – i veterinari potrebbero effettuare tutti i controlli necessari prima che il bestiame finisca negli allevamenti e nei macelli. Ma oggi questo filtro non c’è alla fine insieme agli animali importiamo anche pericolosi virus». L’assessore all’agricoltura Pier Luigi Caria ha ricordato che «è in corso un importante esperimento per la tracciabilità delle carni e grazie alla tecnologia potremo difendere meglio i nostri prodotti dalle contraffazioni».

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