Pigliaru e Maninchedda prove di pace nella giunta
di Umberto Aime
Incontro informale tra il governatore e il segretario del Partito dei sardi Al centro del dibattito non solo Ottana, ma anche gli equilibri nel centrosinistra
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CAGLIARI. Un invito informale, dopo quello da galateo politico, qualche settimana, fa in occasione della vittoria della Regione sull’Enel per la proprietà delle dighe. L’altro giorno, ancora a Villa Devoto, il presidente Francesco Pigliaru e Paolo Maninchedda, segretario del Partito dei sardi, si sono rincontrati. Chiamarlo vertice è troppo, ma certo i due hanno parlato molto di politica e molto della vertenza Ottana che da marzo è l’argomento del giorno. Di politica perché il Partito dei sardi è sempre un alleato del centrosinistra al governo della Regione, ma da mesi non è più allineato come lo era all’inizio della legislatura e infatti ha disertato gli ultimi vertici di maggioranza. Però anche se dell’incontro è trapelato poco o nulla, si sa questi: negli ultimi dieci mesi, non ci saranno strappi ancora più traumatici. In sostanza, il Pds in aula mai voterà contro la giunta guidata da Pigliaru. È una certezza: fino a febbraio, alla vigilia delle prossime elezioni regionali, non ci saranno crisi al buio e neanche plateali sfiducie. Ma – è la seconda certezza – non mancheranno neppure le ormai quotidiane sciabolate del Pds al centrosinistra su temi sensibili, a cominciare dai rapporti con lo Stato, il lavoro e la sanità. Argomenti su cui il partito di Maninchedda non mollerà certo la presa.
Il patto. I diretti protagonisti lo negheranno, ma l’accordo raggiunto alla fine dell’incontro dovrebbe essere questo. Al prossimo vertice di maggioranza, se avrà un ordine del giorno specifico, il Pds dovrebbe partecipare dopo aver saltato gli ultimi due. È invece difficile che i consiglieri regionali del Partito dei sardi si presentino se i cosiddetti conclavi riguarderanno invece le possibili alleanze per le Regionali dell’anno prossimo. Perché è evidente che il centrosinistra, soprattutto dopo la batosta incassata dal Pd alle Politiche, stia pensando molto a quell’appuntamento elettorale e con prospettive molto diverse. Però adesso c’è un patto fra Pigliaru e Maninchedda e quindi, almeno sotto aspetto, la «politica che sarà» non dovrebbe interferire sull’agenda delle cose da fare che il governatore ha proposto alla sua maggioranza. Sono le ormai arcinote priorità che possono essere riassunte così: il lavoro e interventi sul sociale, per riconquistare la fiducia degli elettori svanita invece nei seggi.
Ottana. Secondo le pochissime notizie trapelate da Villa Devoto, sarebbe stata proprio la crisi industriale che ha messo in ginocchio la Sardegna centrale l’argomento principale dell’incontro fra Pigliaru e Maninchedda. Dopo la manifestazione di venerdì scorso, organizzata a Ottana dal Pds, la scossa c’è stata e qualcosa d’importante s’è mossa anche prima di quell’assemblea. La giunta ha preparato il dossier da presentare al governo perché anche Ottana sia riconosciuta un’Area di crisi complessa e quindi, ad esempio, avere la sicurezza che anche agli operai dell’ormai ex polo tessile sia garantita la proroga della cassa integrazione. Poi è partito il piano cantieri di Lavoras, con un’attenzione particolare proprio su Ottana, con oltre 120mila euro destinati al Comune, che così potrà assumere una decina di disoccupati per otto mesi. Ci sono anche gli interventi tampone previsti dal reddito di cittadinanza regionale, il Reis, destinati a fermare l’avanzata della povertà. Infine nei prossimi giorni, come annunciato dal governatore, è previsto un nuovo vertice fra la giunta e il sindaco di Ottana, Franco Saba, per il rilancio di una zona industriale che s’è trasformata in un deserto in solo quindici anni. È un pacchetto d’interventi che avrebbe soddisfatto, è un’altra delle indiscrezioni, il segretario del Partito dei sardi. Tanto che i consiglieri regionali pds dovrebbero partecipare al prossimo vertice di maggioranza, ai primi di maggio, con all’ordine del giorno la legge sulla lingua sarda.
Pd in movimento. L’assemblea ufficiale del Partito democratico, dopo quell’autoconvocata dalla corrente di Renato Soru, dovrebbe essere il 4 maggio. Il segretario Giuseppe Luigi Cucca ha inviato alla presidente Lalla Pulga la richiesta formale. A questo punto resta solo il dubbio su dove potrebbe essere organizzata: in ballo ci sono Oristano e Arborea, non certo Tramatza che mai ha portato fortuna al Pd. Comunque il 4 maggio ci sarà l’appuntamento decisivo per capire quale potrebbe essere il futuro di un partito ancora sotto choc dopo la sconfitta di marzo e sempre spaccato in tre per colpa delle correnti.
Il patto. I diretti protagonisti lo negheranno, ma l’accordo raggiunto alla fine dell’incontro dovrebbe essere questo. Al prossimo vertice di maggioranza, se avrà un ordine del giorno specifico, il Pds dovrebbe partecipare dopo aver saltato gli ultimi due. È invece difficile che i consiglieri regionali del Partito dei sardi si presentino se i cosiddetti conclavi riguarderanno invece le possibili alleanze per le Regionali dell’anno prossimo. Perché è evidente che il centrosinistra, soprattutto dopo la batosta incassata dal Pd alle Politiche, stia pensando molto a quell’appuntamento elettorale e con prospettive molto diverse. Però adesso c’è un patto fra Pigliaru e Maninchedda e quindi, almeno sotto aspetto, la «politica che sarà» non dovrebbe interferire sull’agenda delle cose da fare che il governatore ha proposto alla sua maggioranza. Sono le ormai arcinote priorità che possono essere riassunte così: il lavoro e interventi sul sociale, per riconquistare la fiducia degli elettori svanita invece nei seggi.
Ottana. Secondo le pochissime notizie trapelate da Villa Devoto, sarebbe stata proprio la crisi industriale che ha messo in ginocchio la Sardegna centrale l’argomento principale dell’incontro fra Pigliaru e Maninchedda. Dopo la manifestazione di venerdì scorso, organizzata a Ottana dal Pds, la scossa c’è stata e qualcosa d’importante s’è mossa anche prima di quell’assemblea. La giunta ha preparato il dossier da presentare al governo perché anche Ottana sia riconosciuta un’Area di crisi complessa e quindi, ad esempio, avere la sicurezza che anche agli operai dell’ormai ex polo tessile sia garantita la proroga della cassa integrazione. Poi è partito il piano cantieri di Lavoras, con un’attenzione particolare proprio su Ottana, con oltre 120mila euro destinati al Comune, che così potrà assumere una decina di disoccupati per otto mesi. Ci sono anche gli interventi tampone previsti dal reddito di cittadinanza regionale, il Reis, destinati a fermare l’avanzata della povertà. Infine nei prossimi giorni, come annunciato dal governatore, è previsto un nuovo vertice fra la giunta e il sindaco di Ottana, Franco Saba, per il rilancio di una zona industriale che s’è trasformata in un deserto in solo quindici anni. È un pacchetto d’interventi che avrebbe soddisfatto, è un’altra delle indiscrezioni, il segretario del Partito dei sardi. Tanto che i consiglieri regionali pds dovrebbero partecipare al prossimo vertice di maggioranza, ai primi di maggio, con all’ordine del giorno la legge sulla lingua sarda.
Pd in movimento. L’assemblea ufficiale del Partito democratico, dopo quell’autoconvocata dalla corrente di Renato Soru, dovrebbe essere il 4 maggio. Il segretario Giuseppe Luigi Cucca ha inviato alla presidente Lalla Pulga la richiesta formale. A questo punto resta solo il dubbio su dove potrebbe essere organizzata: in ballo ci sono Oristano e Arborea, non certo Tramatza che mai ha portato fortuna al Pd. Comunque il 4 maggio ci sarà l’appuntamento decisivo per capire quale potrebbe essere il futuro di un partito ancora sotto choc dopo la sconfitta di marzo e sempre spaccato in tre per colpa delle correnti.
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