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Usura, assolti i vertici del Banco di Sardegna

Usura, assolti i vertici del Banco di Sardegna

Imputati l’ex presidente Antonio Sassu e i funzionari dell’agenzia sulcitana. L’inchiesta partita dalla denuncia di un imprenditore edile di Iglesias

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CAGLIARI. Non ci fu usura da parte del Banco di Sardegna ai danni di un imprenditore edile di Iglesias, Ignazio Lai. Ieri i giudici della prima sezione del tribunale di Cagliari hanno assolto «perché il fatto non sussiste» l’ex rappresentante legale dell’istituto di credito ed ex assessore regionale Antonio Maria Sassu, e i funzionari responsabili della filiale sulcitana, Piero Atzori, e Giampaolo Usai, difesi dai professori Luigi Concas e Leonardo Filippi, e dagli avvocati Pasquale Ramazzotti, Nicola Satta, Massimiliano Ravenna e Piero Arru.

L’inchiesta era partita dalla denuncia dell’imprenditore di Iglesias che nel 2000 aveva contratto con l’istituto di credito un mutuo fondiario di 3 miliardi e 300 milioni di lire per un’operazione immobiliare, poi rinegoziato nel 2007 a tassi più alti. I problemi cominciano quando l’imprenditori si trova in difficoltà finanziarie ed è costretto a saltare alcune ratei. La banca fa subito un precetto per recuperare le somme e l’azienda rischia di andare a rotoli. L’imprenditore non fallisce, ma quando vengono fatti i conti dell'operazione di credito salta fuori che ci sono 646 mila euro di interessi in più da pagare. Da qui la denuncia e il rinvio a giudizio, con l’accusa di usura aggravata, dell’ex presidente del Banco di Sardegna e dei funzionari dell’agenzia di Iglesias. «Il Banco di Sardegna esce da questa vicenda a testa alta – commenta Pasquale Ramazzotti, uno dei difensori degli imputati – L’istituto si è sempre comportato correttamente nei confronti dei suoi clienti. I tassi di interesse applicati all’imprenditore di Iglesias non superavano la soglia del tasso d’usura, come hanno riconosciuto gli stessi giudici». Anche il pubblico ministero ieri ha chiesto l’assoluzione dei tre imputati «perché il fatto non costituisce reato», ritenendo non ci fosse il dolo. Il collegio, presieduto da Tiziana Marogna, ha accolto invece la tesi dei difensori e ha assolto gli imputati con formula piena «perché il reato non sussiste». Nel corso del processo, a seguito delle osservazioni degli avvocati difensori, era stato lo stesso pubblico ministero a rivedere i conti: secondo i nuovi calcoli sarebbero stati 144mila euro i tassi moratori applicati dalla banca, e non 646mila come nella ipotesi iniziale. Ma quei 144mila euro, secondo i giudici, erano dovuti alla banca anche per il ritardato pagamento nelle rate. Nessuna usura, quindi, da parte dell’istituto di credito. (g.z.)

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