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A Cagliari la fiera della canapa

A Cagliari la fiera della canapa

Da sabato esperti e appassionati a confronto sulle opportunità che può offrire

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CAGLIARI. Appuntamento a Cagliari, alla Fiera dell’Expo del Mediterraneo, dal 28 aprile al primo maggio, per la prima fiera della canapa industriale in Sardegna, organizzata dall’associazione Su Canabariu.

L’obiettivo è riscoprire, anche nell’isola, il mondo della canapa, dalla coltivazione alla sua trasformazione, per recuperare un'antica coltura dai mille utilizzi in cui l’Italia fino a inizi Novecento era il secondo produttore mondiale, dietro l’Unione sovietica, con oltre 80mila ettari coltivati a cannabis (metà in Emilia-Romagna) contro gli attuali 1.500 scarsi (400 tonnellate di semi).

La pianta della canapa è coltivata, quasi ovunque nel mondo, da 10mila anni proprio per la sua versatilità, in quanto le diverse varietà si adattano a quasi tutte le condizioni climatiche, non richiedono pesticidi, bonificano e rigenerano terreni, producono abbondante biomassa e migliaia di prodotti sostenibili che possono ora avvantaggiarsi di nuove tecnologie e conoscenze.

Nelle quattro giornate organizzate a Cagliari, esperti e appassionati faranno il punto sulle opportunità, anche economiche, che la canapa può offrire. «In Sardegna si può sviluppare una filiera industriale sostenibile e completa», dice Pietro Luigi Mascia, distributore di prodotti di canapa e ideatore dell’evento.

La coltura della canapa è tornata in voga al punto da meritarsi l’appellativo di “oro verde” (non come droga) ma come materia prima del futuro per la sua sostenibilità, redditività e versatilità: è autodiserbante perché cresce più in fretta delle infestanti, richiede pochissima acqua per la coltivazione, ha qualità di fitorisanamento del suolo (è usata per bonificare siti inquinati), assorbe quattro volte la CO2 degli alberi. E della canapa non si butta via niente: con le fibre si fanno tele, corde, imbottiture e carta (la migliore in assoluto ancora oggi per qualità e resistenza senza l’utilizzo di sbiancanti chimici), con il cannapulo si fanno pannelli isolanti (i preferiti in bioedilizia), pellet, biomassa, dai semi si ottengono farina senza glutine ad alto contenuto proteico e olio ricchissimo di omega 6 e 3, lo stesso olio diventa cosmetico, vernice, inchiostro, biocarburante. Un’occasione da non perdere.

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