La Nuova Sardegna

La Costituzione nasce col 25 aprile, ditelo ai giovani

Marina Moncelsi
La Costituzione nasce col 25 aprile, ditelo ai giovani

Ha senso chiudere uffici e scuole se le stesse scuole omettono di far comprendere ai ragazzi il significato di questa data fondamentale per la nostra libertà? L'interrogativo e quindi l'invito in esso contenuto arrivano dalla presidente dell'Istituto per la Storia dell'Antifascismo e dell'Età Contemporanea nella Sardegna centrale

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Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione».Con queste accorate parole, Piero Calamandrei si rivolgeva ai giovani, nel lontano 1955.

Oggi, 25 aprile 2018, la grande festa della Liberazione si apre al 70° anniversario della nostra Costituzione. Settanta anni sembrano tanti, così come tanti sono stati i tentativi di modificarla; "ringiovanirla", si è detto. Eppure, per tenerla giovane basterebbe conoscerla, studiarla; si finirebbe per amarla, ma forse è questo che preoccupa tanto. Anche studiare la Storia crea preoccupazione: negli ultimi quindici anni, l'insegnamento della Storia ha subìto parecchi attacchi, così come quello dell'Educazione Civica. Cosa sia, da dove nasca la nostra Repubblica, è argomento di scarsa conoscenza; e mai come adesso c'è bisogno di coltivare le radici della nostra Costituzione, mai abbiamo sentito così forte la necessità di capire il percorso della lotta per la liberazione dal nazifascismo.

Il nostro calendario civile è costellato di date e ricorrenze di cui spesso non si conosce la ragione e l'origine, e il 25 aprile è una di queste. Ha senso chiudere uffici e scuole, se le stesse scuole omettono di farne comprendere il significato? I cortei e le cerimonie disertati dai più giovani ci danno una sconsolante fotografia dello sfilacciato rapporto tra Scuola e Educazione Civica, per non dire della storia contemporanea. Eppure, non sarebbe così difficile recuperare i giovani alla Memoria, quella che permetterebbe loro di abbracciare le ragioni che spinsero i padri dei loro nonni a unirsi in una comune idea di libertà e di dignità. E nessuno dica che quella lunga notte di guerra è stata combattuta lontano da noi, per tempo e per spazio. È vicina, basterebbe studiare la "nostra" storia per accertarsene; basterebbe voler capire le ragioni per cui migliaia di soldati sparsi sui fronti di guerra, preferirono il lager all'arruolamento nella repubblica nazifascista di Salò; basterebbe voler sapere quanti erano i sardi fra loro, quanti e chi fossero i nostri corregionali deportati per ragioni politiche; sapere cosa facevano le centinaia di sardi che scelsero la strada del partigianato e della clandestinità, strada certamente meno comoda e più rischiosa di quella scelta dai volenterosi repubblichini di Mussolini e di Hitler.

Voler comprendere che, seppure la Resistenza non abbia coinvolto la Sardegna, le migliaia di uomini che quell'8 settembre 1943 erano lontani dalla loro terra si erano trovati davanti ad una scelta che non prevedeva alcuna possibilità di ritornare nelle loro "tiepide case", né di nascondersi in attesa degli eventi favorevoli. Per loro non ci fu che optare per la libertà o per la prosecuzione di una tirannide entro la quale, non scordiamolo, erano stati allevati: eppure scelsero; e per molti non ci fu altro che la consapevolezza di ciò che il nazifascismo era in realtà: che era, cioè, il padre generatore di odio, violenza e morte. E che la bandiera italiana al cui vento avevano combattuto, in un contrabbandato ideale di "civiltà" da esportare, non poteva essere più sporcata da altro sangue innocente, che non fosse il proprio se necessario.

Ecco, questo chiediamo alle istituzioni e alle scuole: che siano forti e chiare le parole di Calamandrei, monito per i giovani; ma che per gli adulti sulle cui spalle ricade la responsabilità di coltivare o di fare terra bruciata della nostra Resistenza, lo stesso Calamandrei scriveva: "Vivi e presenti con noi finché in loro ci ritroveremo uniti. Morti per sempre per nostra viltà quando fosse vero che sono morti invano".* presidente Istituto per la Storia dell'Antifascismo e dell'Età Contemporanea nella Sardegna centrale

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