La Ue promuove il patto tra le isole
Ma Sardegna, Corsica e Baleari chiedono modifiche alle norme sugli aiuti di Stato
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CAGLIARI. Bruxelles loda il Patto stretto tra Sardegna, Corsica e Baleari per lavorare insieme con l’obiettivo di contrastare gli svantaggi causati dalla condizione geografica e avere un ruolo da protagonisti nella visione di sviluppo dell’Europa. E dal canto loro, le isole chiedono una modifica della normativa Ue, a partire dalle regole sugli aiuti di Stato, che non tenendo conto della peculiarità insulare come fattore strutturale di svantaggio, penalizzano soprattutto sui fronti trasporti ed energia. L’appuntamento nella sede del Parlamento europeo, con la riunione “Le Isole dell’Unione europea di fronte alla sfida della politica di coesione post 2020”, organizzata dall’Intergruppo parlamentare Isole a cui ha partecipato l’assessore agli Affari generali Filippo Spanu. Al tavolo, guidato dal vice presidente dell’Intergruppo Tonino Picula e a cui ha preso parte la Commissaria europea Corinna Cretu, erano presenti il presidente della Corsica Gilles Simeoni e il responsabile delle politiche di cooperazione europea delle Baleari Pablo Pindados.
La politica di coesione, in termini di investimenti, rappresenta infatti più di un terzo del bilancio Ue e costituisce la principale leva di investimento dell’Unione a favore dei territori. Spanu ne ha sottolineato il valore, ricordandone l’importanza per lo sviluppo della Sardegna che, nella scelta strategica di puntare sulla programmazione unitaria, gestisce le risorse permettendo ai territori di essere protagonisti, di realizzare una progettazione destinata a migliorare la vita delle persone e ampliare la piattaforma delle opportunità per i cittadini e per le imprese. La posizione delle tre realtà insulari, illustrata alla commissaria Cretu da Simeoni, è che lo scenario normativo e programmatico post-2020 non lasci indietro le isole ma, al contrario, possa contare sull’attivazione di necessari specifici dispositivi normativi, calibrati sulle sfide dei territori insulari che tengano conto di fattori quali il bacino demografico, l’estensione territoriale, la distanza chilometrica e temporale dal Continente. Una posizione condivisa dal rappresentante delle Baleari Pindados e che, come ha ribadito l’assessore Spanu, non mira a ottenere uno status privilegiato, ma al contrario la necessaria compensazione che permetta alle isole oggettivamente periferiche, ai cittadini e alle imprese di questi territori di essere sullo stesso piano competitivo delle altre regioni, e di godere di quei diritti di eguaglianza sostanziale.
La politica di coesione, in termini di investimenti, rappresenta infatti più di un terzo del bilancio Ue e costituisce la principale leva di investimento dell’Unione a favore dei territori. Spanu ne ha sottolineato il valore, ricordandone l’importanza per lo sviluppo della Sardegna che, nella scelta strategica di puntare sulla programmazione unitaria, gestisce le risorse permettendo ai territori di essere protagonisti, di realizzare una progettazione destinata a migliorare la vita delle persone e ampliare la piattaforma delle opportunità per i cittadini e per le imprese. La posizione delle tre realtà insulari, illustrata alla commissaria Cretu da Simeoni, è che lo scenario normativo e programmatico post-2020 non lasci indietro le isole ma, al contrario, possa contare sull’attivazione di necessari specifici dispositivi normativi, calibrati sulle sfide dei territori insulari che tengano conto di fattori quali il bacino demografico, l’estensione territoriale, la distanza chilometrica e temporale dal Continente. Una posizione condivisa dal rappresentante delle Baleari Pindados e che, come ha ribadito l’assessore Spanu, non mira a ottenere uno status privilegiato, ma al contrario la necessaria compensazione che permetta alle isole oggettivamente periferiche, ai cittadini e alle imprese di questi territori di essere sullo stesso piano competitivo delle altre regioni, e di godere di quei diritti di eguaglianza sostanziale.
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