Accordo giunta-governo l’apertura è più vicina
Non c’è la copertura nella Finanziaria, ma Palazzo Chigi metterà le risorse Il vertice con Pigliaru e Arru. Ma in futuro servirà l’ok del prossimo esecutivo
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SASSARI. Il paziente è salvo. O quasi. Il nebbione che avvolgeva il futuro del Mater Olbia si dirada, grazie a un capolavoro diplomatico. Una tela tessuta con pazienza da Regione, governo e da chi in questi anni ha sempre lavorato per aprire il mega ospedale alle porte di Olbia.
Il compromesso. Meglio partire dalla fine. Dall’impegno del governo a mettere le risorse per consentire l’apertura. Questo grazie all’attività di ricerca del Mater. L’ospedale potrà essere finanziato per le sue attività di ricerca e per la sua eccellenza. In altre parole il Mater non ha una funzione per il privato, ma per l’interesse generale. Ecco perché verrà dato il via libera. Questo almeno per i mesi necessari a farlo aprire. Ma per il futuro servirà uno sforzo maggiore da parte del prossimo governo.
Il buco nero. Il Mater per ora è salvo, anche se serve un atto formale del governo. La soluzione è stata trovata in un vertice in videoconferenza a cui hanno partecipato il governatore Francesco Pigliaru, l’assessore alla Sanità Luigi Arru, la presidenza del Consiglio dei ministri, la Ragioneria della Stato, il capogabinetto del ministro Beatrice Lorenzin. Ma a seguire le sorti del Mater a Roma c’erano anche l’ex deputato Pd, Gianpiero Scanu, un po’ il padre del Mater, e l’assessore regionale Carlo Careddu.
L’incontro è servito a trovare una soluzione che sembrava quasi impossibile. Il motivo è semplice. La vicenda del Mater è diventata una sorta di rompicapo burocratico.
La genesi. Nel 2014 era stato firmato un accordo dal governo Renzi con il Qatar e la giunta Pigliaru. Di fatto in Finanziaria veniva inserito un accordo che valeva per tre anni ed era legato allo Sblocca Italia. Veniva concessa una deroga alla spending rewiev che obbligava a ridurre i tetti di spesa per la sanità. La Sardegna poteva sforare per pagare le eventuali prestazioni del Mater una cifra vicina ai 60 milioni. Soldi che metteva la Sardegna, visto che la Regione si paga la sua sanità di tasca. E soldi che venivano spesi solo se le prestazioni venivano eseguite. Ma il Mater non ha aperto. Anche in questo caso a pesare sono stati i cambi di partner: prima il Bambin Gesù, ora il Gemelli. Ma anche le astruse lentezze della burocrazia italiana. Dopo tre anni la deroga è scaduta, o meglio non è stata ribadita in Finanziaria. Ora è impossibile per un governo dimissionario pensare di impostare la finanziaria. E prevedere il rinnovo della deroga. Cosa che potrà essere fatta dal prossimo premier. Il rischio è che senza deroga l’ospedale non avesse più accreditamento dei posti letto e di fatto restasse chiuso. Ma il governo e la Regione hanno trovato una soluzione. Il Mater può aprire e andare avanti fino alla prossima finanziaria. Sempre che il prossimo governo lo voglia sostenere.
In teoria si potrebbe derogare in ogni caso al tetto di spesa, ma la legge lo consente alle Regioni che non hanno disavanzo in Sanità. La Sardegna aveva 400 milioni di deficit quando è arrivata la giunta Pigliaru. Ora è a 200 milioni, sempre troppo per usufruire di una norma già utilizzata dalla Campania. Dalla parte della Regione per ora c’è la volontà del governo e del premier Gentiloni. Il primo ministro segue in prima linea il destino del Mater e impegna il governo a mettere i soldi statali per la ricerca.
L’ansia. L’accordo arriva sul filo di lana. Oggi a Olbia ci sarà un consiglio comunale aperto proprio sul Mater. In Gallura c’è una mobilitazione del territorio in difesa del presidio che farebbe fare un salto in avanti alla sanità di tutta la Sardegna e porterebbe nell’isola un centro di eccellenza internazionale.
Ma ora inizia una corsa contro il tempo per non perdere l’ultima possibilità per il Mater. (l.roj)
Il compromesso. Meglio partire dalla fine. Dall’impegno del governo a mettere le risorse per consentire l’apertura. Questo grazie all’attività di ricerca del Mater. L’ospedale potrà essere finanziato per le sue attività di ricerca e per la sua eccellenza. In altre parole il Mater non ha una funzione per il privato, ma per l’interesse generale. Ecco perché verrà dato il via libera. Questo almeno per i mesi necessari a farlo aprire. Ma per il futuro servirà uno sforzo maggiore da parte del prossimo governo.
Il buco nero. Il Mater per ora è salvo, anche se serve un atto formale del governo. La soluzione è stata trovata in un vertice in videoconferenza a cui hanno partecipato il governatore Francesco Pigliaru, l’assessore alla Sanità Luigi Arru, la presidenza del Consiglio dei ministri, la Ragioneria della Stato, il capogabinetto del ministro Beatrice Lorenzin. Ma a seguire le sorti del Mater a Roma c’erano anche l’ex deputato Pd, Gianpiero Scanu, un po’ il padre del Mater, e l’assessore regionale Carlo Careddu.
L’incontro è servito a trovare una soluzione che sembrava quasi impossibile. Il motivo è semplice. La vicenda del Mater è diventata una sorta di rompicapo burocratico.
La genesi. Nel 2014 era stato firmato un accordo dal governo Renzi con il Qatar e la giunta Pigliaru. Di fatto in Finanziaria veniva inserito un accordo che valeva per tre anni ed era legato allo Sblocca Italia. Veniva concessa una deroga alla spending rewiev che obbligava a ridurre i tetti di spesa per la sanità. La Sardegna poteva sforare per pagare le eventuali prestazioni del Mater una cifra vicina ai 60 milioni. Soldi che metteva la Sardegna, visto che la Regione si paga la sua sanità di tasca. E soldi che venivano spesi solo se le prestazioni venivano eseguite. Ma il Mater non ha aperto. Anche in questo caso a pesare sono stati i cambi di partner: prima il Bambin Gesù, ora il Gemelli. Ma anche le astruse lentezze della burocrazia italiana. Dopo tre anni la deroga è scaduta, o meglio non è stata ribadita in Finanziaria. Ora è impossibile per un governo dimissionario pensare di impostare la finanziaria. E prevedere il rinnovo della deroga. Cosa che potrà essere fatta dal prossimo premier. Il rischio è che senza deroga l’ospedale non avesse più accreditamento dei posti letto e di fatto restasse chiuso. Ma il governo e la Regione hanno trovato una soluzione. Il Mater può aprire e andare avanti fino alla prossima finanziaria. Sempre che il prossimo governo lo voglia sostenere.
In teoria si potrebbe derogare in ogni caso al tetto di spesa, ma la legge lo consente alle Regioni che non hanno disavanzo in Sanità. La Sardegna aveva 400 milioni di deficit quando è arrivata la giunta Pigliaru. Ora è a 200 milioni, sempre troppo per usufruire di una norma già utilizzata dalla Campania. Dalla parte della Regione per ora c’è la volontà del governo e del premier Gentiloni. Il primo ministro segue in prima linea il destino del Mater e impegna il governo a mettere i soldi statali per la ricerca.
L’ansia. L’accordo arriva sul filo di lana. Oggi a Olbia ci sarà un consiglio comunale aperto proprio sul Mater. In Gallura c’è una mobilitazione del territorio in difesa del presidio che farebbe fare un salto in avanti alla sanità di tutta la Sardegna e porterebbe nell’isola un centro di eccellenza internazionale.
Ma ora inizia una corsa contro il tempo per non perdere l’ultima possibilità per il Mater. (l.roj)
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