La Nuova Sardegna

I sindaci sardi scelgono il metano: «È l’ultima occasione»

di Claudio Zoccheddu
I sindaci sardi scelgono il metano: «È l’ultima occasione»

Quasi un plebiscito a favore del progetto per la costruzione di una dorsale sarda. Ma il Movimento 5 stelle non ci sta: «Progetto superato, meglio le rinnovabili» 

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SASSARI. Praticamente è un plebiscito. I sindaci delle città sarde e quelli delle aree che lottano per ottenere un posto al sole tra le maglie del tessuto economico dell’isola sono d’accordo: il metano è un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Anche perché, secondo molti, la dorsale sarda del metano è un intervento che viaggia con decenni di ritardo. Al gruppone dei primi cittadini non si accodano i sindaci del Movimento 5 Stelle. I parlamentari grillini hanno parlato apertamente di “progetto superato”. Considerando l’exploit elettorale alle Politiche, dove il movimento ha ottenuto il 42 per cento, il parere dei parlamentari grillini può diventare un nuovo punto di partenza se si considera che i numeri dicono che il candidato grillino potrebbe essere il pretendente più attrezzato per vincere le prossime elezioni regionali. La conferma arriva dal sindaco di Porto Torres, Sean Wheeler: «C’è il rischio che il metano venga superato mentre noi costruiamo la dorsale. La tecnologia fa passi da gigante per quanto riguarda le fonti rinnovabili, mi riferisco e eolico e solare, e credo che per le utenze domestiche sia queste la strada da percorrere e noi amministratori dobbiamo imparar a essere contemporanei». La soluzione per il rilancio dell’area industriale, però, arriva da un finanziamento del Mise: «Che abbiamo recuperato e che ci permetterà di costruire un piccolo deposito di gas liquido che darà un sollievo all’area industriale. Ma una grande dorsale rischia di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto».

Le città. Non tutti possono contare su un porto e su un’area industriale. I pareri, infatti cambiano a seconda della città di riferimento». Il sindaco di Sassari, Nicola Sanna, non ha dubbi: «È un’infrastruttura necessaria per diversi motivi. Serve una dorsale per collegare i bacini di distribuzione del Gnl (il gas naturale liquefatto, ndr) con gli altri depositi. Se vogliamo scommettere su una prospettiva di sviluppo dobbiamo usare questo tipo di energia perché al momento non abbiamo la tecnologia necessaria per sfruttare solo le fonti rinnovabili». Saltando dal centrosinistra al centrodestra, il risultato non cambia. Le posizioni politiche non sono una condizione discriminante. Anche il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, fa parte del gruppo dei favorevoli: «Sono favorevolissimo a questo progetto ma la verità è che lo chiediamo da troppo tempo. Il metano è un’occasione e dobbiamo fare il primo passo nel minor tempo possibile». Nizzi, poi, critica il punto di vista dei contrari: «Sono arroccati sulle loro posizioni e non si accorgono che questo è il solo modo per liberare la Sardegna. A meno che non ci dimostrino di essere in grado di affacciarsi sul mercato e di ottenere l’energia di cui abbiamo bisogno ai prezzi garantiti dal metano. E non mi riferisco solo all’industria. Perché i cittadini non possono risparmiare fino al 30% per utilizzare il riscaldamento?». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco di Oristano, Andrea Lutzu: «La realizzazione di un metanodotto darà lavoro e favorirà lo sviluppo del sistema produttivo isolano. Le imprese e le famiglie sarde potranno trarne giovamento e potrà incidere positivamente per l’autotrasporto, per la rete delle attività produttive e per le reti domestiche». Da Oristano, però, arriva anche un dubbio: «Grazie ai depositi costieri di Gnl vorremmo giocare un ruolo importante nel settore del turismo da crociera ma sono una persona prudente e vorrei capire quanto la realizzazione del metanodotto riesca ad armonizzarsi con i depositi costieri di gas che stanno sorgendo nel nostro porto industriale».

Le zone interne. Il livello di attesa cresce nelle aree dell’interno. Il più impaziente è il sindaco di Ottana che combatte con la povertà generata dal fallimento del sogno industriale: «Speriamo che facciano in fretta perché paghiamo un ritardo di trent’anni – spiega Franco Saba che si domanda come sia possibile pensarla in un altro modo –. Non capisco come si faccia a essere contrari. Per il momento tutti i tentativi di creare energia dalle fonti rinnovabili si sono dimostrati solo mere speculazioni. E chissà quanti, senza i contributi del Gse, avrebbero scommesso su questo tipo di energia. Il metano è un’occasione per la nostra terra e potrebbe far ripartire l’industria di cui abbiamo bisogno e che possiamo sostenere».

Anche Gigi Littarru, sindaco di Desulo, la pensa allo stesso modo: «Infrastruttura indispensabile. Purtroppo le fonti rinnovabili non hanno ancora generato occupazione e non hanno garantito ricadute economiche sul territorio».

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