Villaggio fantasma a Sorso, via le discariche
Gli imprenditori sono pronti a collaborare per ripulire l’area dai rifiuti
SORSO . I proprietari del villaggio turistico fantasma che sorge lungo la fascia costiera di Sorso sono pronti a dare un colpo di spugna alle discariche. «Lo sversamento di rifiuti non è una nostra responsabilità ma siamo comunque i primi a volere le bonifiche – spiega l’avvocato Sebastiano Chironi, che rappresenta una grossa fetta delle società e dei privati che fanno capo ai 130mila metri quadri che sorgono nelle campagne di Lu Ziu Dadu – e infatti abbiamo chiesto il dissequestro per avviare il cantiere e ripulire le aree. Il nostro interesse è che i manufatti vengano rilevati, e quindi che l’istituto per le vendite giudiziarie posso andare avanti nel suo compito».
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La scoperta delle discariche di rifiuti all’interno del complesso immobiliare, che sorge in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico lungo la direttrice Marina di Sorso-Castelsardo, l’avevano fatta lo scorso anno i carabinieri del Noe di Sassari. Il 19 aprile 2017 i militari avevano anche messo sotto sequestro l’area per poi avviare una complessa indagine per risalire ai proprietari degli immobili e dei terreni infarciti di spazzatura di ogni genere, ingombranti e anche eternit. Un lavoro concluso con la denuncia di 13 persone, tutte iscritte nel registro degli indagati dal sostituto procuratore di Sassari Mario Leo con l’ipotesi di avere realizzato o gestito una discarica non autorizzata. Il procedimento si è chiuso nelle scorse settimane con un decreto di archiviazione del gip Giancosimo Mura, che ha condiviso la richiesta arrivata dallo stesso pm. Questo perché il reato è estinto per prescrizione. Le indagini hanno rivelato, come scrive il pm, «che l’abbandono dei rifiuti risale al 2006».
Nei giorni scorsi sono arrivati anche il dissequestro delle aree e degli immobili e l’ordinanza del sindaco di Sorso che, appunto, impone ai vari proprietari di ripristinare, entro 60 giorni, lo stato dei luoghi e svolgere uno studio preliminare per verificare la soglia di contaminazione del suolo. Un’ordinanza che è arrivata a mesi di distanza dalla data dall’avvio del procedimento da parte del Comune. «Abbiamo aspettato il dissequestro per firmare l’ordinanza – spiega il primo cittadino di Sorso, Giuseppe Morghen – perché con l’area sotto sequestro non si poteva partire con le bonifiche. In ogni caso l’ordinanza rafforza la procedura, in qualche modo è una garanzia anche ulteriore del controllo delle operazioni da parte del Comune. E infatti gli uffici sono in stretto contatto con i carabinieri del Noe».
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