L’inno è Procurade ’e moderare
Sì del Consiglio ma vota solo la maggioranza: scelto il testo sui moti antifeudali
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CAGLIARI. È giusto ribellarsi contro chi impone un’ingiustizia: è il messaggio contenuto nella celebre Procurade ’e moderare, che da ieri è l’inno ufficiale della Regione Sardegna. La massima assemblea dell’isola ha votato per il brano composto nel 1794 da Francesco Ignazio Mannu dopo un vivace scambio di opinioni alimentato da chi, come i consiglieri di Fratelli d’Italia-gruppo Sardegna, avrebbe preferito il più attuale e orecchiabile Dimonios, la marcia di guerra della Brigata Sassari. Il voto finale sulla legge proposta per la maggioranza da Pietro Cocco (Pd) è stato unanime - 32 su 32 - ma il centrodestra, pur con posizioni distinte e pacate, si è astenuto dopo aver chiesto invano una pausa di riflessione sulla scelta e una consultazione online fra i cittadini per verificarne il gradimento. Bocciati gli emendamenti di minoranza e ritirati gli altri, al presidente Gianfranco Ganau non restava che mettere ai voti: così ha fatto e alle 18.30, a conclusione di un dibattito durato circa due ore, Sa Die de Sa Sardigna e i settant’anni dello Statuto speciale sono stati celebrati con l’adozione di un inno che contiene parole importanti, in parte ancora attualissime, e che richiama all’epoca feudale e alla rivendicazione di diritti acquisiti soltanto secoli più tardi. «Adoro Dimonios - ha detto il predidente della giunta Francesco Pigliaru, a chiusura del confronto in aula - e sarebbe stata una scelta bella. Ma ascoltando gli interventi e le opinioni nell’arco di questa giornata mi sono convinto che la scelta giusta sia questa. Ribellarsi all’ingiustizia in nome di una visione più alta e contro ogni oscurantismo, è un invito che valeva in quegli anni e che vale ancora oggi».
Presentando la legge il consigliere Cocco aveva chiesto un voto unanime, ma dopo aver incassato l’appoggio di Christian Solinas (Psd’az-Lega) - che si è dimesso per trasferirsi al Parlamento nazionale - per il quale il nuovo inno è «un canto del popolo orgoglioso e fiero» ha dovuto far fronte al dissenso dell’opposizione, contraria soprattutto «al metodo usato per la scelta - hanno detto Michele Cossa (Riformatori), Gennaro Fuoco, Paolo Truzzu (Fratelli d’Italia) e Emilio Usula dei Rossomori - che non ha tenuto conto delle opinioni diverse e di quelle del popolo sardo». Anche perché se per Paolo Zedda (Rossomori) il grido di Dimonios non è che «una marcetta militare che non rappresenta la Sardegna» per Truzzu quella composizione ricorda «il sacrificio dei 13 mila sardi morti al fronte e dei 108 mila che hanno combattuto uniti». Deciso il “no” di Gianfranco Congiu (Pds) che ha detto di non riconoscersi in un «testo ribellista contro un feudatario» e di essere «stufo dei sardi che si piangono addosso» in questo caso rispetto a «un mondo che non c’è più». Congiu ha proposto in alternativa “Non potho reposare”, ipotesi cassata con forza da Annamaria Busia, che l’ha definito «bellissimo un canto d’amore» ma inadatto allo scopo di rappresentanza dei sardi. Pareri contrari sono arrivati anche da Alessandra Zedda e Mariano Contu (Forza Italia) che avrebbero voluto maggiore condivisione della scelta e il coinvolgimento dei cittadini. Comunque sia “Su patriotu sardu a sos feudatarios” è l’inno della Sardegna. Delle sue 42 strofe per 376 versi verrà scelta solo una parte, quella che ci abitueremo ad ascoltare nelle occasioni ufficiali. (m.l)
Presentando la legge il consigliere Cocco aveva chiesto un voto unanime, ma dopo aver incassato l’appoggio di Christian Solinas (Psd’az-Lega) - che si è dimesso per trasferirsi al Parlamento nazionale - per il quale il nuovo inno è «un canto del popolo orgoglioso e fiero» ha dovuto far fronte al dissenso dell’opposizione, contraria soprattutto «al metodo usato per la scelta - hanno detto Michele Cossa (Riformatori), Gennaro Fuoco, Paolo Truzzu (Fratelli d’Italia) e Emilio Usula dei Rossomori - che non ha tenuto conto delle opinioni diverse e di quelle del popolo sardo». Anche perché se per Paolo Zedda (Rossomori) il grido di Dimonios non è che «una marcetta militare che non rappresenta la Sardegna» per Truzzu quella composizione ricorda «il sacrificio dei 13 mila sardi morti al fronte e dei 108 mila che hanno combattuto uniti». Deciso il “no” di Gianfranco Congiu (Pds) che ha detto di non riconoscersi in un «testo ribellista contro un feudatario» e di essere «stufo dei sardi che si piangono addosso» in questo caso rispetto a «un mondo che non c’è più». Congiu ha proposto in alternativa “Non potho reposare”, ipotesi cassata con forza da Annamaria Busia, che l’ha definito «bellissimo un canto d’amore» ma inadatto allo scopo di rappresentanza dei sardi. Pareri contrari sono arrivati anche da Alessandra Zedda e Mariano Contu (Forza Italia) che avrebbero voluto maggiore condivisione della scelta e il coinvolgimento dei cittadini. Comunque sia “Su patriotu sardu a sos feudatarios” è l’inno della Sardegna. Delle sue 42 strofe per 376 versi verrà scelta solo una parte, quella che ci abitueremo ad ascoltare nelle occasioni ufficiali. (m.l)
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