Il Pd sardo si spacca anche sull’alleanza con i 5 Stelle
Contrari al dialogo il segretario regionale Cucca e i deputati Mura e Manca Favorevoli all’apertura a un governo con i grillini cinque segretari provinciali
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CAGLIARI. Come se non bastassero i guai che ha in casa, la resa dei conti interna sarà domani pomeriggio a Tramatza, il Pd sardo riesce a spaccarsi in due anche sulla direzione nazionale di oggi. È quella convocata a Roma, per analizzare la batosta elettorale del 4 marzo e soprattutto decidere se i Dem dovranno andare o meno all’opposizione, oppure governare con i Cinque stelle oppure col centrodestra. Bene, anche su questa domanda epocale il Pd sardo continua a essere un’anima in pena. Da una parte ci sono i tre parlamentari del Pd – il senatore e segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca e i deputati Romina Mura e Gavino Manca – che, in buona sostanza, sin da ora dichiarano la loro indisponibilità a dare il via libera a qualsiasi alleanza e quindi si schierano con la linea del no secco portata avanti da Matteo Renzi, perché tutti e sono tre renziani. Dall’altra c’è invece l’appello lanciato da cinque segretari provinciali su otto, sono quelli della Gallura, di Sassari, dell’Ogliastra, del Medio Campidano e del Sulcis, che dichiarano di essere favorevoli ad aprire la trattativa, almeno con i Cinque stelle, e di stare dalla parte del segretario reggente Maurizio Martina, che dal canto suo si è detto pronto ad aprire il dialogo con Di Maio.
Quelli del no. Cucca, Mura e Manca hanno firmato, insieme ad altri 113 parlamentari su 127, il documento Guerini, cioè il Lorenzo Guerini, responsabile degli affari interni nell’ex segreteria Renzi. Documento che in sostanza dice «in direzione non andiamo alla conta fra chi è favorevole o contrario a questa o quella linea, puntiamo all’unità del partito e sciogliamo le lacerati contraddizioni interne con un nuovo congresso». Per arrivare però poi al punto più caldo, quello delle alleanze sì o no. «Crediamo il Pd debba essere pronto a confrontarsi con tutti, ma partendo dal rispetto dell’esito del voto: per questo non voteremo la fiducia a un governo guidato da Salvini o Di Maio. Significherebbe infatti venire meno al mandato degli elettori democratici. È utile invece impegnarci in un lavoro comune, insieme a tutte le forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema politico-istituzionale», è il passaggio del documento riportato da Romina Mura. La sintesi è: no ad accordi con chi ha vinto le elezioni, sì solo a un governo per una nuova legge elettorale.
Quelli del sì. A essere invece favorevoli alla trattativa o comunque ad ascoltare almeno quello che «hanno da dirci i Cinque stelle» sono i segretari provinciali Gianpiero Cordedda, Sassari, Tommaso Visicale, Gallura, Carlo Balloi, Ogliastra, Gianluigi Piano, Medio Campidano e Daniele Reginali del Sulcis, che però secondo il deputato Gavino Manca parlerebbero solo a titolo personale e non a nome dei circoli. Comunque i cinque segretari dopo aver dichiarato che «il Pd oggi non è riuscito ancora riconnettersi con la società» e che «per cominciare a farlo servirebbe aprire una serie e attenta discussione con i nostri militanti in cui, nel caso della Sardegna, l’obiettivo dev’essere quello di rilanciare un progetto autonomista e regionale», sul tema delle alleanze non la vedono come i tre parlamentari e si schierano con chi vorrebbe discutere di possibili alleanze, quindi stanno con il segretario reggente Martina. Eco il passaggio: «Pensiamo – scrivono – che in questo momento di enorme difficoltà per il nostro Paese, non ci si debba concentrare a discutere e dividere se stare all’opposizione o garantire appoggi esterni. Oggi il ruolo che il Pd deve avere, non può essere di semplice testimonianza arroccato su posizioni attendiste o aventiniane. Deve stare sulla scena politica e confrontarci con le altre forze politiche». Se queste sono le premesse, col Pd sardo spaccato sulle questioni nazionali, l’assemblea di domani, a Tramatza, potrebbe trasformarsi in una corrida, quando ritornerà a esplodere lo storico scontro fra le tre correnti isolane.
Quelli del no. Cucca, Mura e Manca hanno firmato, insieme ad altri 113 parlamentari su 127, il documento Guerini, cioè il Lorenzo Guerini, responsabile degli affari interni nell’ex segreteria Renzi. Documento che in sostanza dice «in direzione non andiamo alla conta fra chi è favorevole o contrario a questa o quella linea, puntiamo all’unità del partito e sciogliamo le lacerati contraddizioni interne con un nuovo congresso». Per arrivare però poi al punto più caldo, quello delle alleanze sì o no. «Crediamo il Pd debba essere pronto a confrontarsi con tutti, ma partendo dal rispetto dell’esito del voto: per questo non voteremo la fiducia a un governo guidato da Salvini o Di Maio. Significherebbe infatti venire meno al mandato degli elettori democratici. È utile invece impegnarci in un lavoro comune, insieme a tutte le forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema politico-istituzionale», è il passaggio del documento riportato da Romina Mura. La sintesi è: no ad accordi con chi ha vinto le elezioni, sì solo a un governo per una nuova legge elettorale.
Quelli del sì. A essere invece favorevoli alla trattativa o comunque ad ascoltare almeno quello che «hanno da dirci i Cinque stelle» sono i segretari provinciali Gianpiero Cordedda, Sassari, Tommaso Visicale, Gallura, Carlo Balloi, Ogliastra, Gianluigi Piano, Medio Campidano e Daniele Reginali del Sulcis, che però secondo il deputato Gavino Manca parlerebbero solo a titolo personale e non a nome dei circoli. Comunque i cinque segretari dopo aver dichiarato che «il Pd oggi non è riuscito ancora riconnettersi con la società» e che «per cominciare a farlo servirebbe aprire una serie e attenta discussione con i nostri militanti in cui, nel caso della Sardegna, l’obiettivo dev’essere quello di rilanciare un progetto autonomista e regionale», sul tema delle alleanze non la vedono come i tre parlamentari e si schierano con chi vorrebbe discutere di possibili alleanze, quindi stanno con il segretario reggente Martina. Eco il passaggio: «Pensiamo – scrivono – che in questo momento di enorme difficoltà per il nostro Paese, non ci si debba concentrare a discutere e dividere se stare all’opposizione o garantire appoggi esterni. Oggi il ruolo che il Pd deve avere, non può essere di semplice testimonianza arroccato su posizioni attendiste o aventiniane. Deve stare sulla scena politica e confrontarci con le altre forze politiche». Se queste sono le premesse, col Pd sardo spaccato sulle questioni nazionali, l’assemblea di domani, a Tramatza, potrebbe trasformarsi in una corrida, quando ritornerà a esplodere lo storico scontro fra le tre correnti isolane.
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