Volatili a rischio di estinzione se ne nei campi si usano i veleni
In declino il 40 per cento delle 11mila specie che popolano il pianeta. Con interventi dedicati è stato possibile salvare 25 specie
Ogni anno, già qualche giorno prima del 21 marzo, le rondini del garage del condominio dove abito fanno ritorno. Prima una, poi l'altra. I primi giorni hanno il volo stanco. Come non averlo, del resto? Hanno attraversato il Sahara, il resto dell'Africa, il mare, mezza Italia. Hanno scampato la cattura, il caldo, il freddo, il vento, i veleni. In questi giorni sono affaccendate, perché è tempo di riprodursi. Non è certo un miracolo quello che avviene, ma è certamente una delle storie più belle che si possano raccontare. Ma gli uccelli, tutti, sono così. Da quelli più grandi, a quelli più piccoli. Dai predatori più specializzati, alle manciate di piume di pochi grammi. Hanno, tranne poche eccezioni, il dono del volo. Discendono dai dinosauri e non è un dettaglio. Vuol dire che sono il risultato di una lunga storia evolutiva. Eppure, diventano sempre meno. Lo afferma uno studio durato cinque anni.
Il 40% delle 11mila specie di uccelli presenti nel mondo sono in declino e una specie su otto è minacciata di estinzione globale. Un declino che mette tristezza. E che deve preoccuparci. Intanto perché a causarlo è l'uomo. E poi perché la salute degli uccelli, tra gli animali più studiati e presenti in quasi tutti gli ecosistemi, è un ottimo indicatore dello stato di salute degli ecosistemi del Pianeta. Ma cosa sta accadendo? Tra le cause accertate, una delle più gravi è rappresentata dall'agricoltura. L'espansione e il tipo di produzione, cioè quella intensiva, ha un impatto su 1.091 specie (pari al 74 per cento del totale) di uccelli a rischio globale. Uno dei motivi per cui l'agricoltura ha un effetto così negativo su questi animali lo si deve all'utilizzo nei campi degli insetticidi neurotossici noti come neonicotinoidi. Questi pesticidi sono gli stessi che stanno infierendo su api domestiche e selvatiche e su altri impollinatori. Un recente studio dagli Stati Uniti ha scoperto che il passero corona bianca, esposto appunto ai neonicotinoidi, ha perso un quarto della massa corporea e dei depositi di grasso. La neurotossina ha anche compromesso la capacità di questi uccelli di navigare durante la migrazione.
Al declino degli uccelli contribuiscono anche le cause storiche, come la distruzione degli habitat, e quelle più recenti, come i cambiamenti climatici. Tra le specie simbolo a rischio ci sono la tortora selvatica, il gufo delle nevi e il pulcinella di mare. Eppure, tra tanta preoccupazione - come sarebbe il mondo con pochi uccelli ? - ci sono esempi di operazioni di conservazione che fanno ben sperare. Sono infatti almeno 25 le specie di uccelli che senza un'azione dedicata e coordinata si sarebbero estinte negli ultimi decenni. Questo vuol dire che se si vuole, le cose possono cambiare. E migliorare. Un'agricoltura senza veleni fa bene non solo ad api e uccelli. Ma anche a noi.
Gli uccelli sono gli animali selvatici più amati. Ci sono milioni di appassionati che con binocolo al collo girano campagne, coste, laghi, fiumi, montagne, parchi urbani, osservando e riconoscendo le specie. Solo in Inghilterra, la patria mondiale del birdwatching, sono due milioni. Donne e uomini, giovani e adulti. Il 6% della popolazione inglese ama questa attività, una passione che è diventata una vera e propria industria. Tra materiali, strumenti, escursioni, viaggi, c'è un mondo che vive grazie alla presenza di questi animali. Il birdwatching è diffuso anche da noi, ma con praticanti decisamente inferiori.Sarà difficile non solo eguagliare, ma anche avvicinarsi a certi numeri. C'è una cultura e una sensibilità diversa, storicamente diversa. Eppure proprio il contatto con la natura attraverso un'attività di conoscenza e scoperta sensibilizza molto di più di qualsiasi forma di comunicazione. Lo stesso vale per le tante persone che dedicano il proprio tempo libero a cercare orchidee selvatiche, farfalle, funghi, e altre forme di vita. Un movimento trasversale che tra l'altro contribuisce alla ricerca scientifica. E alla tutela del territorio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
