Sanità, la controriforma del centrodestra
L’opposizione boccia l’Azienda unica: un fallimento. E propone tre Asl divise tra nord, centro e sud
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CAGLIARI. Il centrodestra non vuole essere diverso dagli altri partiti: anche quest’alleanza, oggi all’opposizione, è già in campagna elettorale a nove mesi dalle elezioni regionali del 2019. Il suo primo passo è stato di quelli col botto: ha presentato una dettagliata controriforma sulla sanità. Niente più Azienda unica, «è stata un fallimento», diranno da Fratelli d’Italia a Forza Italia, ma tre Asl, con la Sardegna divisa in Nord, Sassari più Olbia, Centro, Oristano, Nuoro e Ogliastra, e Sud, Cagliari più il Sulcis. Ma c’è di più. La sfida lanciata al centrosinistra è immediata: «Non pensiamo alla prossima legislatura – ha detto Paolo Truzzu, presidente del ricostituito gruppo di Fdi in Consiglio regionale – ma a quella in corso. Sì, siamo pronti a presentare subito la nostra proposta in commissione sanità e lo faremo. Perché siamo sicuri che diversi partiti della maggioranza voterebbero a favore delle tre Asl. Ormai è evidente: a sostenere l’Ats sono rimasti pochi giapponesi che non si sono resi conto di aver perso la guerra». Alessandra Zedda, capogruppo di Forza Italia, è stata ancora più spiccia: «Ormai gli attacchi dei consiglieri e dei dirigenti del Partito dei sardi – ha detto – all’assessore Luigi Arru e al direttore generale Fulvio Moirano sono quotidiani. Hanno ragione loro e noi ancor di più: i costi della sanità non sono diminuiti, purtroppo invece è peggiorata la qualità del servizio fino a precipitare. Da mesi e mesi a essere scontenti sono tutti: cittadini, medici, infermieri, persino i volontari».
Zero spaccato. Edoardo Tocco, Forza Italia, vicepresidente della commissione sanità, ha bocciato l’Ats dall’inizio alla fine. «Gli annunci roboanti del centrosinistra di un anno fa – ha detto – sono finiti nella solita bolla di sapone. Il disavanzo è rimasto quello che era, intorno ai 200 milioni, poi ci hanno raccontato d’aver risparmiato 72 milioni ma senza dire la verità: hanno tagliato dappertutto e messo in crisi anche le eccellenze che avevano». Di disastro ha parlato anche Stefano Tunis di Forza Italia: «Con le ultime nomine – le sue parole – la sanità è ritornato a essere un centro di potere. Contano solo le poltrone che il centrosinistra ha distribuito agli amici e non certo che, negli ospedali, mancano le garze e i farmaci essenziali». Sul valzer del potere ha puntato il dito anche Gennaro Fuoco di Fratelli d’Italia. Secondo Gianni Lampis di Fdi: «Il vero campanello d’allarme sono le liste d’attesa. Erano lunghe, ora sono immense soprattutto nei piccoli ospedali lasciati allo sbando». Marcello Orrù, che fa parte del gruppo di Fdi, è andato oltre: «Anche i pronto soccorso sono al collasso. Non c’è ancora l’Areus ed è il caos». Certo, anche il centrodestra ha le sue colpe: quand’era al governo, fino al 2014, la riforma annunciata all’epoca non è riuscita a farla e, secondo molti, proprio per quello avrebbe poi perso le elezioni. Va aggiunto anche che al tavolo della controriforma mancavano i Riformatori, l’Udc e i sardisti.
La proposta. Il centrodestra l’ha presentata nel novembre, quando – hanno ricordato i capigruppo – «la maggioranza era già spaccata sulla riforma imposta da Pigliaru». In questi mesi l’hanno aggiornata così: stipendio più basso per i manager, non più 180mila euro lordi l’anno compresi i premi, e «un risparmio sicuro del 30 per cento rispetto all’infinità di gente oggi al comando». Poi l’accentramento reale degli acquisti, «finora non c’è stato», mentre le tre Asl avrebbero piene autonomia sanitaria, mentre ora sono soffocate dall’Ats». In altre parole, il centrodestra s’è detto pronto a «demolire quello che è stato costruito su fondamenta d’argilla e sta crollando pezzo dopo pezzo». Fino all’ultima stoccata: «La riorganizzazione della rete ospedaliera che fine ha fatto? Perché è ancora ferma nei ministeri? Volete vedere che l’hanno bocciata, era assurda, ma il centrosinistra lo tiene nascosto?». A margine c’è una dichiarazione di Augusto Cherchi del Pds: «Le tre Asl erano anche la nostra presentata, l’abbiamo presentata all’inizio della legislatura, ma Pigliaru e Arru sono andati altrove. Il centrodestra la vuole riproporre? Bene, io voterò a favore». (ua)
Zero spaccato. Edoardo Tocco, Forza Italia, vicepresidente della commissione sanità, ha bocciato l’Ats dall’inizio alla fine. «Gli annunci roboanti del centrosinistra di un anno fa – ha detto – sono finiti nella solita bolla di sapone. Il disavanzo è rimasto quello che era, intorno ai 200 milioni, poi ci hanno raccontato d’aver risparmiato 72 milioni ma senza dire la verità: hanno tagliato dappertutto e messo in crisi anche le eccellenze che avevano». Di disastro ha parlato anche Stefano Tunis di Forza Italia: «Con le ultime nomine – le sue parole – la sanità è ritornato a essere un centro di potere. Contano solo le poltrone che il centrosinistra ha distribuito agli amici e non certo che, negli ospedali, mancano le garze e i farmaci essenziali». Sul valzer del potere ha puntato il dito anche Gennaro Fuoco di Fratelli d’Italia. Secondo Gianni Lampis di Fdi: «Il vero campanello d’allarme sono le liste d’attesa. Erano lunghe, ora sono immense soprattutto nei piccoli ospedali lasciati allo sbando». Marcello Orrù, che fa parte del gruppo di Fdi, è andato oltre: «Anche i pronto soccorso sono al collasso. Non c’è ancora l’Areus ed è il caos». Certo, anche il centrodestra ha le sue colpe: quand’era al governo, fino al 2014, la riforma annunciata all’epoca non è riuscita a farla e, secondo molti, proprio per quello avrebbe poi perso le elezioni. Va aggiunto anche che al tavolo della controriforma mancavano i Riformatori, l’Udc e i sardisti.
La proposta. Il centrodestra l’ha presentata nel novembre, quando – hanno ricordato i capigruppo – «la maggioranza era già spaccata sulla riforma imposta da Pigliaru». In questi mesi l’hanno aggiornata così: stipendio più basso per i manager, non più 180mila euro lordi l’anno compresi i premi, e «un risparmio sicuro del 30 per cento rispetto all’infinità di gente oggi al comando». Poi l’accentramento reale degli acquisti, «finora non c’è stato», mentre le tre Asl avrebbero piene autonomia sanitaria, mentre ora sono soffocate dall’Ats». In altre parole, il centrodestra s’è detto pronto a «demolire quello che è stato costruito su fondamenta d’argilla e sta crollando pezzo dopo pezzo». Fino all’ultima stoccata: «La riorganizzazione della rete ospedaliera che fine ha fatto? Perché è ancora ferma nei ministeri? Volete vedere che l’hanno bocciata, era assurda, ma il centrosinistra lo tiene nascosto?». A margine c’è una dichiarazione di Augusto Cherchi del Pds: «Le tre Asl erano anche la nostra presentata, l’abbiamo presentata all’inizio della legislatura, ma Pigliaru e Arru sono andati altrove. Il centrodestra la vuole riproporre? Bene, io voterò a favore». (ua)
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