Tra Pds e Ats è una guerra quotidiana
Maninchedda: promossi i capi di gabinetto di Arru. Lotto, Pd: attacchi inaccettabili
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CAGLIARI. Le legnate fra il Pds, l’Asl unica e tutto quello che fa sanità, compreso l’assessore Luigi Arru, sono ormai quotidiane. A portare gli ultimi assalti è stato Paolo Maninchedda, segretario del Pds, che dal blog “Sardegna e libertà” ha rincarato la dose sulle ultime nomine decise da Fulvio Moirano, manager della Ats. Qualche giorno prima, erano stati i consiglieri regionali del Pds a gettare più di un’ombra sulla scelta di 49 direttori nella cabina di comando della super Asl. Fra i promossi due ex capi di gabinetto di Arru, Giuseppe Pintor e Gianni Salis, e anche questo particolare ha scatenato polemiche, con lo stesso Salis sceso in campo per replicare alle contestazioni.
L’attacco. A picchiare duro, ancora una volta, è stato il segretario del Pds. Lo ha fatto per due giorni consecutivi. Nel primo ha scritto: «Penso di essere l'unico politico sardo a non possedere il numero di telefono del venerabile ed eccellentissimo imperatore Moirano. L’altro giorno il gruppo Pds ha presentato un'interrogazione per chiedere ad Arru sul contorto percorso con cui “l’imperatore” è riuscito a nominare due ex capi di gabinetto dell'assessorato in due strutture complesse dell’Ats. Uno (Salis) ha partecipato da capo di gabinetto alle selezioni, l'altro (Pintor) è passato da capo di gabinetto a commissario, da commissario a coordinatore di un'area socio-sanitaria e poi a capo di una struttura complessa». Il secondo attacco è arrivato l’indomani: «Se il mio capo di gabinetto avesse partecipato alla selezione per dirigenti di una società controllata dall'assessorato ai lavori pubblici, quand’ero assessore, la Procura di Oristano mi avrebbe mandato i Marines», e poi: «Non contestiamo le scelte di Moirano per eccesso di sensibilità burocratica, le contestiamo perché ha adottato e premiato un sistema di relazioni che sta egemonizzando la sanità e la sta governando molto male».
Le repliche. L’altro giorno è stata l’Ats a replicare ai sospetti sollevati dal Partito dei sardi sulle nomine: «Tutto si è svolto nel massimo della legittimità e trasparenza». Qualche ora dopo su Facebook è stato Gianni Salis a rispondere con durezza a Maninchedda: «Stupisce che un famoso politico sardo, dal passato multiforme e cangiante, altalenante con disinvoltura tra centrosinistra e centrodestra, si occupi di due semplici ex capi di gabinetto. Uno di questi sarei io, che ho avuto “l'ardire” di fare domanda per ritornare a fare all’Ats il lavoro che ho svolto per 13 anni, dal 2001 al 2014, nell’Asl di Nuoro». Per poi affondare i colpi: «È il mio percorso professionale ad avermi permesso di avere un curriculum più che adeguato per dirigere il servizio formazione dell'Ats. Ho scelto io, per ragioni personali, di lasciare l'ufficio dell’assessorato e l'impegno politico pur potendo usufruire ancora dell'aspettativa e di uno stipendio più alto di quello che percepisco ora».
Fermi tutti. È questo il senso dell’intervento del consigliere regionale Pd Luigi Lotto, nel bel mezzo delle polemiche. «Non condivido né il tono né il contenuto degli attacchi e mi colpisce che provenga da una forza di maggioranza, il Partito dei sardi, che ha contribuito in modo determinante a definire i contenuti della nuova rete ospedaliera».
L’attacco. A picchiare duro, ancora una volta, è stato il segretario del Pds. Lo ha fatto per due giorni consecutivi. Nel primo ha scritto: «Penso di essere l'unico politico sardo a non possedere il numero di telefono del venerabile ed eccellentissimo imperatore Moirano. L’altro giorno il gruppo Pds ha presentato un'interrogazione per chiedere ad Arru sul contorto percorso con cui “l’imperatore” è riuscito a nominare due ex capi di gabinetto dell'assessorato in due strutture complesse dell’Ats. Uno (Salis) ha partecipato da capo di gabinetto alle selezioni, l'altro (Pintor) è passato da capo di gabinetto a commissario, da commissario a coordinatore di un'area socio-sanitaria e poi a capo di una struttura complessa». Il secondo attacco è arrivato l’indomani: «Se il mio capo di gabinetto avesse partecipato alla selezione per dirigenti di una società controllata dall'assessorato ai lavori pubblici, quand’ero assessore, la Procura di Oristano mi avrebbe mandato i Marines», e poi: «Non contestiamo le scelte di Moirano per eccesso di sensibilità burocratica, le contestiamo perché ha adottato e premiato un sistema di relazioni che sta egemonizzando la sanità e la sta governando molto male».
Le repliche. L’altro giorno è stata l’Ats a replicare ai sospetti sollevati dal Partito dei sardi sulle nomine: «Tutto si è svolto nel massimo della legittimità e trasparenza». Qualche ora dopo su Facebook è stato Gianni Salis a rispondere con durezza a Maninchedda: «Stupisce che un famoso politico sardo, dal passato multiforme e cangiante, altalenante con disinvoltura tra centrosinistra e centrodestra, si occupi di due semplici ex capi di gabinetto. Uno di questi sarei io, che ho avuto “l'ardire” di fare domanda per ritornare a fare all’Ats il lavoro che ho svolto per 13 anni, dal 2001 al 2014, nell’Asl di Nuoro». Per poi affondare i colpi: «È il mio percorso professionale ad avermi permesso di avere un curriculum più che adeguato per dirigere il servizio formazione dell'Ats. Ho scelto io, per ragioni personali, di lasciare l'ufficio dell’assessorato e l'impegno politico pur potendo usufruire ancora dell'aspettativa e di uno stipendio più alto di quello che percepisco ora».
Fermi tutti. È questo il senso dell’intervento del consigliere regionale Pd Luigi Lotto, nel bel mezzo delle polemiche. «Non condivido né il tono né il contenuto degli attacchi e mi colpisce che provenga da una forza di maggioranza, il Partito dei sardi, che ha contribuito in modo determinante a definire i contenuti della nuova rete ospedaliera».
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