Diciotto anni al potere: Putin è lo zar dei nostri tempi
Il sistema putiniano è una democrazia illiberale plebiscitaria senza separazione di poteri, che si fa forte della demonizzazione delle diversità
Vladimir Vladimirovich Putin, ex agente del KGB, giura per la quarta volta come presidente della repubblica federale russa. Diciotto anni al potere compresi quelli in cui fu solo primo ministro non potendo ricoprire la massima carica dopo i primi due mandati. Levada center, un istituto indipendente dal Cremlino, nelle sue rilevazioni mostra che nulla scalfisce la popolarità del presidente eletto con il 76% dei voti. Le ragioni della longevità sono molte e non derubricabili solo a un comportamento autoritario del leader. L'aspettativa di vita dei russi è cresciuta costantemente negli ultimi 20 anni. Si è passati dai 60,1 del periodo post sovietico ai 66,5 per i maschi e 77 per le donne nel 2016, così certifica l'istituto di statistica. Dati lontani dalle medie occidentali ma ottimi risultati per i russi che nel 2025 ipotizzano i 75 anni come media. Il debito pubblico russo al 49,8% è uno dei più bassi del mondo.
La lezione del default del 1998 è stata appresa e la Russia tende a esporsi poco sul mercato finanziario internazionale. Le condizioni economiche, nonostante le sanzioni e il calo del prezzo di petrolio e gas, tengono. La crescita del Pil per il 2017 è stata dell'1,5%. Non è solo l'economia che spinge i russi a riconfermare Putin, vi è il nazionalismo. La Russia ha un passato imperiale e quel sentimento ha una notevole importanza nell'animo russo. La fine della guerra in Cecenia, la mini guerra in Georgia, l'annessione della Crimea e l'impegno militare in Siria hanno riportato il paese sconfitto dalla Guerra Fredda ai suoi antichi fasti.
Nel conflitto siriano Putin ha mostrato il grado di modernizzazione delle proprie forze armate e dopo l'abbandono statunitense del Medio Oriente si può porre come interlocutore principale nei processi di pace. Fatti che spingono l'orgoglio russo, che odia Gorbaciov per averlo distrutto e consegnato il paese nelle mani di quelli che vengono considerati come i peggiori nemici: Usa e Gran Bretagna. Putin ha messo fine al disordine degli anni 90 riportando gli oligarchi e le loro proprietà sotto controllo statale, ha usato il pugno di ferro verso le forze centrifughe che potevano distruggere la federazione; per fare questo non ha esitato a reprimere la libertà di stampa e riprendere il controllo diretto delle repubbliche autonome.
Putin ha stabilito un patto con il complesso militar-industriale, la Chiesa Ortodossa e gli oligarchi a lui fedeli; oggi in Russia non esiste una opposizione che possa contendergli il potere. Il suo rivale Alexej Navalnij ha appoggi solo nelle città e i suoi maggiori sostenitori sono giovani che ancora non votano. Lev Gudkov direttore di Levada center, in una sua intervista al Foglio del 28 gennaio ebbe a dire: "A Mosca la neve copre tutto, ma ci siamo così abituati che viviamo senza avvertirne i disagi". Una metafora che spiega molto. I costi in termini di libertà individuali e sociali sono alti ma la neve della tradizione e dell'abitudine non li fanno percepire. Il presidente russo esercita un fascino oltre le sue frontiere; è in ottimi rapporti con il premier ungherese Orbán, che lo ha eletto a modello, così come il turco Erdogan.
Il sistema putiniano è democrazia illiberale plebiscitaria senza separazione di poteri, che si fa forte della demonizzazione delle diversità, che tende a ricondurre una società e un paese in un tutto dove il vertice è il leader. Una prospettiva che attrae anche i polacchi nemici storici dei russi, e che ha epigoni nelle destre dell'Occidente. Non basta quel che scrive Emmanuel Carrère a proposito dello scrittore e politico Limonov: "Lui si vede come un eroe ma lo si può considerare una carogna. Io sospendo il giudizio". Non basta, perché la democrazia illiberale può essere il futuro anche in questa parte d'Europa. Chissà cosa avrebbe scritto Anna Politkovskaja, giornalista di Novaja gazeta, uccisa nel 2006 per aver raccontato gli orrori della guerra cecena e l'origine oscura del potere di Vladimir Vladimirovich Putin? Sarebbe stato bello leggerla.
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