«Pronti a candidarci alle regionali nell’isola»
di Giovanni Bua
L’ex grillino, primo cittadino di Parma, presenta il suo partito “Italia in Comune” Oggi, a Sassari, faccia a faccia con Nicola Sanna: «Parlerò anche con Zedda»
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SASSARI. La “sua” Parma, che governa da sei anni, ha bruciato Nuoro sul filo di lana nella nomina a capitale della cultura 2020. E proprio per parlare di “modelli di gestione della cultura a confronto” Federico Pizzarotti sarà stasera a Sassari per un faccia a faccia col collega sindaco Nicola Sanna. Ma l’”eretico”, primo sindaco pentastellato d’Italia che nell’ottobre del 2016 uscì dal movimento sbattendo la porta, per poi riconquistare la città lo scorso anno con il suo Effetto Parma, non è certo solo di cultura che viene a parlare. Il suo “Italia in Comune” è infatti ufficialmente in pista da qualche settimana. E gli “effetti” si vedono anche nell’Isola. Dove Pizzarotti fa incetta di ex grillini delusi. E guarda con estremo interesse alle vicine Regionali, pronto a occupare il famigerato spazio a sinistra diventato terra di nessuno.
È qui in Sardegna a caccia di sindaci per il suo partito?
Il nome “partito dei sindaci” è stato coniato dai giornalisti per semplificare. L’iniziativa parte dai sindaci civici e intende aggregare tutti i sindaci che ci stanno, ma è un partito aperto e plurale, e perciò tutti i cittadini possono aderire. Cittadini e sindaci insieme. La società che sogniamo è esattamente quella che creiamo ogni giorno nelle nostre città: qui, con fatti concreti, lavoriamo quotidianamente per migliorare la qualità della vita degli italiani.
Nell’Isola fa proseliti.
«C’è una parte importante della società che, soprattutto a livello locale, apprezza il saper fare ed è stanca di chiacchiere. Purtroppo questo buon senso spesso si disperde quando si va a votare per il nazionale. Dove prevalgono le ricette facili e le promesse non mantenibili».
Vuole scalare l’elettorato Pd o guarda ai tantissimi che hanno votato M5S?
«Noi non guardiamo a nessuno come elettore, ma a tutti come cittadini. Il modello è quello della classica lista civica, magari di paese, con dentro persone di varie provenienze ed estrazioni, unite da un buon progetto e dalla voglia di fare».
Vi considerate un partito di sinistra?
«Prima di tutto ci consideriamo un partito. Anche se ultimamente sembrava che il “brand” non andasse più di moda e tutti fossero movimenti. Un partito con valori come l’ambiente, la cultura, il lavoro, l’Europa. Sono di sinistra o di destra? Io questo non lo so più. Ho appena approvato un regolamento per vietare gli spazi pubblici a chi si dichiara espressamente fascista, ma quando abbiamo fatto un’ordinanza per vietare il “bivacco” nelle strade di Parma mi hanno dato del fascista».
Scenderà in campo alle prossime regionali nell’Isola?
«Sicuramente alla sardegna guardiamo con più attenzione. Anche perché è la prima di 4 regioni che andrà al voto nel 2019. Ma senza ansia. Se ci saranno le condizioni, e soprattutto le persone giuste, ci candideremo».
Da solo o col centrosinistra?
«L’ansia da isolamento del M5S era uno dei suoi valori più deteriori. Non ripeteremo l’errore. Parliamo con tutti, chiaramente senza essere la stampella di nessuno. Se c’è convergenza si può correre uniti. Altrimenti andremo da soli».
Ha battuto Nuoro per la corsa a capitale della cultura. Ma di cultura si può campare?
«La cultura non è solo tempo libero o divertimento. È il mezzo per dare una visione più matura del mondo. Un volano importante, anche e soprattutto per le imprese. Dove c’è fermento culturale c’è anche fermento imprenditoriale. Forse non si può campare di sola cultura, ma senza cultura non si campa».
Come è strutturato il suo partito?
«La campagna di adesioni parte con il tour delle regioni. Regione per regione, città per città. In queste ultime settimane ci stanno scrivendo da tutta Italia, sindaci civici e cittadini».
In Sardegna?
«Tornerò a luglio per incontrare il sindaco di Barisardo. Ma per parlare di agroalimentare. Però la rete sta nascendo anche nell’Isola».
Con Zedda si è mai sentito?
«Due anni fa abbiamo fatto un dibattito insieme sul ruolo dei sindaci. Sicuramente c’è una simpatia e una certa affinità. Vedremo se questo si trasformerà in dialogo politico. Certo non c’è nessuna chiusura nei suoi confronti».
Con Grillo?
«Su di me il M5S ha lanciato una fatwa. Non solo il mio nome ma anche quello di Parma è sparito dai loro discorsi. Questo dà bene l’idea di come abbiano problemi a “processare” il dissenso e il dialogo».
L’M5S pagherà la sua scelta di governare con Salvini?
«Un populista si sgonfia sempre alla prova dei fatti. Se poi i populisti sono due....».
È qui in Sardegna a caccia di sindaci per il suo partito?
Il nome “partito dei sindaci” è stato coniato dai giornalisti per semplificare. L’iniziativa parte dai sindaci civici e intende aggregare tutti i sindaci che ci stanno, ma è un partito aperto e plurale, e perciò tutti i cittadini possono aderire. Cittadini e sindaci insieme. La società che sogniamo è esattamente quella che creiamo ogni giorno nelle nostre città: qui, con fatti concreti, lavoriamo quotidianamente per migliorare la qualità della vita degli italiani.
Nell’Isola fa proseliti.
«C’è una parte importante della società che, soprattutto a livello locale, apprezza il saper fare ed è stanca di chiacchiere. Purtroppo questo buon senso spesso si disperde quando si va a votare per il nazionale. Dove prevalgono le ricette facili e le promesse non mantenibili».
Vuole scalare l’elettorato Pd o guarda ai tantissimi che hanno votato M5S?
«Noi non guardiamo a nessuno come elettore, ma a tutti come cittadini. Il modello è quello della classica lista civica, magari di paese, con dentro persone di varie provenienze ed estrazioni, unite da un buon progetto e dalla voglia di fare».
Vi considerate un partito di sinistra?
«Prima di tutto ci consideriamo un partito. Anche se ultimamente sembrava che il “brand” non andasse più di moda e tutti fossero movimenti. Un partito con valori come l’ambiente, la cultura, il lavoro, l’Europa. Sono di sinistra o di destra? Io questo non lo so più. Ho appena approvato un regolamento per vietare gli spazi pubblici a chi si dichiara espressamente fascista, ma quando abbiamo fatto un’ordinanza per vietare il “bivacco” nelle strade di Parma mi hanno dato del fascista».
Scenderà in campo alle prossime regionali nell’Isola?
«Sicuramente alla sardegna guardiamo con più attenzione. Anche perché è la prima di 4 regioni che andrà al voto nel 2019. Ma senza ansia. Se ci saranno le condizioni, e soprattutto le persone giuste, ci candideremo».
Da solo o col centrosinistra?
«L’ansia da isolamento del M5S era uno dei suoi valori più deteriori. Non ripeteremo l’errore. Parliamo con tutti, chiaramente senza essere la stampella di nessuno. Se c’è convergenza si può correre uniti. Altrimenti andremo da soli».
Ha battuto Nuoro per la corsa a capitale della cultura. Ma di cultura si può campare?
«La cultura non è solo tempo libero o divertimento. È il mezzo per dare una visione più matura del mondo. Un volano importante, anche e soprattutto per le imprese. Dove c’è fermento culturale c’è anche fermento imprenditoriale. Forse non si può campare di sola cultura, ma senza cultura non si campa».
Come è strutturato il suo partito?
«La campagna di adesioni parte con il tour delle regioni. Regione per regione, città per città. In queste ultime settimane ci stanno scrivendo da tutta Italia, sindaci civici e cittadini».
In Sardegna?
«Tornerò a luglio per incontrare il sindaco di Barisardo. Ma per parlare di agroalimentare. Però la rete sta nascendo anche nell’Isola».
Con Zedda si è mai sentito?
«Due anni fa abbiamo fatto un dibattito insieme sul ruolo dei sindaci. Sicuramente c’è una simpatia e una certa affinità. Vedremo se questo si trasformerà in dialogo politico. Certo non c’è nessuna chiusura nei suoi confronti».
Con Grillo?
«Su di me il M5S ha lanciato una fatwa. Non solo il mio nome ma anche quello di Parma è sparito dai loro discorsi. Questo dà bene l’idea di come abbiano problemi a “processare” il dissenso e il dialogo».
L’M5S pagherà la sua scelta di governare con Salvini?
«Un populista si sgonfia sempre alla prova dei fatti. Se poi i populisti sono due....».
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