Soriga: «La grande forza del suo sorriso»
di Flavio Soriga
La testimonianza dello scrittore: «Lui, uomo di tempi remoti, che a noi giovani dava tantissimo»
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Ci sono quelle volte che proprio non ha senso, scrivere. Avrebbe senso se attenuasse il malessere, il senso di perdita, di impoverimento – ma non funziona così, la scrittura, malgrado ci piaccia crederla così potente, la scrittura, poi alla fine molecole siamo, tenute assieme in qualche modo, e voce e sorrisi e sguardi, siamo, e quelli di Manlio Brigaglia non li vedremo più, i suoi occhi e i suoi sorrisi, la sua voce e il suo accento, maledizione, e a scriverne non si guadagna niente, in lenimento di dolore e sconforto, che senso ha? Può anche sembrare sbagliato, magari, a qualche giovane sembrerà così, che piangiamo noi di un’età di mezzo la morte di un signore che tanto aveva vissuto, con forza e pienezza, conoscendo, imparando, diventando quel che aveva voluto, venendo amato, stimato, ascoltato come capita da sempre a chi si diverte a imparare e insegnare, e così viene detto Maestro.
Ma noi mica soffriamo per lui, per la sua morte, perché morire si deve, e morire dopo tanta vita, chi potrebbe dire che è ingiusto? Noi che l’abbiamo sentito parlare e abbiamo visto i suoi sorrisi piangiamo, maledizione, per quello che abbiamo perso, per puro egoismo. Piangiamo oggi, perché Manlio sapeva far sorridere i bambini, davvero, lui uomo di tempi remoti, sempre era incline a ridere con tutti, e a compatire le debolezze, maledizione quanto era importante, per l’isola di Sardegna, che ci fosse Manlio Brigaglia a sapere tutto della sua storia, centomila migliaia di aneddoti, biografie, avvenimenti, date, aveva quell’uomo sorridente nella testa, e mai una volta che sembrasse arrogante, saccente, vanitoso. Tutti si deve morire, e chi ha vissuto a lungo e con pienezza non ha vissuto invano, e sopratutto i Maestri. Ma è per i suoi lettori, studenti e discepoli, che sarà meno lieve la vita, da questa mattina.
Ma noi mica soffriamo per lui, per la sua morte, perché morire si deve, e morire dopo tanta vita, chi potrebbe dire che è ingiusto? Noi che l’abbiamo sentito parlare e abbiamo visto i suoi sorrisi piangiamo, maledizione, per quello che abbiamo perso, per puro egoismo. Piangiamo oggi, perché Manlio sapeva far sorridere i bambini, davvero, lui uomo di tempi remoti, sempre era incline a ridere con tutti, e a compatire le debolezze, maledizione quanto era importante, per l’isola di Sardegna, che ci fosse Manlio Brigaglia a sapere tutto della sua storia, centomila migliaia di aneddoti, biografie, avvenimenti, date, aveva quell’uomo sorridente nella testa, e mai una volta che sembrasse arrogante, saccente, vanitoso. Tutti si deve morire, e chi ha vissuto a lungo e con pienezza non ha vissuto invano, e sopratutto i Maestri. Ma è per i suoi lettori, studenti e discepoli, che sarà meno lieve la vita, da questa mattina.
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