Terrorismo islamico, una cellula sarda con tanto di boss per alimentare la jihad

Chadad Mustafà arrestato a Olbia

I retroscena della grande inchiesta condotta da Tempio e Cagliari e dalla questura di Sassari con ramificazioni in altre regioni d'Italia e nel nord Europa. Olbia città ormai multiculturale: un cittadino su dieci è straniero

OLBIA. Nei suoi confronti era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip di Tempio. L’accusa era di violazioni finanziarie: attraverso un sistema denominato in arabo hawala movimentava soldi che, secondo gli inquirenti, servivano a finanziare gruppi fondamentalisti islamici. Con questa accusa, Daadoue Anwar, 46 anni, siriano, vissuto a lungo a Olbia, si trova in carcere a Copenaghen. Mancava all’appello dopo la maxi operazione contro la presunta cellula sarda di Al Qaeda sgominata a Olbia nell’aprile 2015 i cui affiliati erano ritenuti responsabili dell’attentato al mercato di Peshawar, in Pakistan (nel 2009), che aveva provocato più di 130 morti.

Il 14 maggio è prevista l’udienza durante la quale si deciderà se farlo ritornare in Svezia o riportarlo in Italia. Provvedimento che però potrebbe essere superato da quanto accaduto due giorni fa. Perché lui, è anche quello che viene considerato il capo della cellula sarda dell’organizzazione terroristica combattente Jabhat al Nusra, emanazione siriana di Al Qaeda, smantellata all’alba di giovedì 3 maggio dalla Digos della questura di Sassari, coordinata dalla procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Cagliari, nel corso di una vasta operazione su scala nazionale che ha riguardato anche Emilia Romagna, Lombardia e Veneto con il coinvolgimento della Guardia di finanza di Roma e Brescia.

Ad Daadoue Anwar, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del capoluogo sardo è stata notificata in cella, a Copenaghen, mentre in città – base della presunta organizzazione dedita al finanziamento del terrorismo – sono stati arrestati Chadad Mustafa, 46 anni, siriano, e Ait Wahmane Lahoucine, 53, marocchino, entrambi prelevati da una palazzina di via Campidano. Da allora si trovano in carcere a Bancali. Tutti e tre sono assistiti dall’avvocato Angelo Merlini.

Lunedì mattina 14 maggio alle 9 il gip Gian Cosimo Mura su rogatoria della Dda di Cagliari interrogherà i due arrestati. Per tutti e tre, i reati contestati sono l’associazione con finalità di terrorismo, il finanziamento del terrorismo e l’intermediazione finanziaria abusiva. Stessi reati vengono contestati anche a una quarta persona, Abdoul Karim Haj Osman, 46 anni, siriano, che vive all’estero, per il quale è stato emesso un mandato di cattura internazionale.

A lungo Daadoue Anwar ha vissuto in città dove aveva un’impresa edile di cui era socio anche Ait Wahmane Lahoucine. L’attività era particolarmente operosa: aveva lavorato nei cantieri del G8 che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena nel 2009 e che poi era stato spostato all’Aquila, ma anche nei cantieri del nuovo ospedale Mater Olbia ai tempi di Don Verzé, e aveva svolto lavori all’aeroporto Costa Smeralda.

Nel 2011 era finito nei guai in un’inchiesta della Procura di Tempio. Era accusato di portare clandestinamente in Gallura gli operai da “piazzare” sul mercato nero dell’edilizia, compresi i cantieri del G8 della Maddalena.
 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes