Sos dalle materne paritarie: «Senza fondi chiuderemo»
Mario Girau
In Sardegna accolgono quasi 10mila bimbi: iscrizioni diminuite a causa del calo demografico Il contributo statale è insufficiente, la retta versata dalle famiglie non basta più
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SASSARI. Ogni giorno 9.800 bambini sardi dai tre ai sei anni per circa 8 ore sono affidati alle scuole paritarie dell’infanzia. Un pianeta educativo - che schiera 724 docenti e altrettanto personale assistente e ausiliare - sempre più economicamente dipendente dalle famiglie, azioniste principali di questo sistema dove oggi non mancano le preoccupazioni. I vertici della Federazione italiana scuole materne (Fism) hanno presentato i problemi del comparto anche ai vescovi. Un report quasi doveroso da parte di un mondo dove la presenza cattolica è preponderante. Delle 236 scuole paritarie dell’infanzia, infatti, 12 sono comunali, 95 gestite da ordini religiosi, 42 dalle parrocchie, 87 fanno capo a fondazioni (ex Ipab), associazioni, cooperative o imprese. Diverse tra queste scuole, un tempo istituite e guidate da suore, sono oggi gestite da laiche che ne custodiscono e tramandano il carisma. «Per noi è importante - dice Marcella Addis, che da Sassari guida la Fism sarda –incontrare i presuli sardi sempre attenti alla scuola cattolica impegnata, in un tempo di grandi cambiamenti culturali, a coniugare la formazione della persona con un’offerta culturale qualitativamente elevata. La crisi demografica ed economica esige un’approfondita analisi e ricerca di strategie che consentano alle scuole cattoliche di continuare a svolgere il loro servizio».
Il ruolo delle scuole dell’infanzia paritarie continua ad essere strategico. Nelle loro aule ogni giorno è accolto più di un quarto dei quasi 37 mila bambini che in Sardegna appartengono a questo livello scolastico. I restanti tre quarti frequentano 1200 sezioni distribuite in 150 scuole statali dell’infanzia. «Quindi parliamo – aggiunge Marcella Addis – di luoghi di formazione umana e sociale ed espressione delle comunità, molte volte anche piccole, in cui le paritarie sono radicate. Il calo demografico e la crisi economica nonché l’assenza di adeguato finanziamento statale hanno determinato, nonostante i contributi della Regione, la chiusura di diverse scuole».
La presenza della scuola paritaria dell’infanzia in questo momento è assolutamente indispensabile. Lo dicono i numeri: in 41 dei 377 Comuni sardi non esiste scuola dell’infanzia; in 175 funzionano solo scuole statali; in 47 operano esclusivamente scuole paritarie; soltanto in 114 Comuni convivono scuole statali e paritarie.
Gli standard formativi sono alti. «Tutte le attività programmate nelle nostre scuole – dice la presidente regionale Fism – hanno una specifica impostazione educativo-didattica che esige da parte del corpo docente alta professionalità oltre a una forte carica motivazionale». Il vero problema sono i costi. Si sta in piedi grazie alle rette pagate dalle famiglie dei bambini. Lo Stato è patrigno. Mentre per un alunno della scuola dell’infanzia statale spende al giorno 26,08 euro, per un alunno delle scuole materne non statali si “rovina” stanziando 1,95 euro. Una differenza stratosferica. «Verso le scuole paritarie ancora permangono a tutti i livelli una serie di pregiudizi e chiusure nonostante la legge dello Stato ne riconosca il servizio pubblico. Finché non si arriverà ad un sistema adeguato di finanziamento statale, non potrà esserci – aggiunge la Addis - vera parità scolastica. Il “valore” della libertà educativa è ben più alto della semplice misura economica: non si può fare educazione se non in un contesto di libertà e con il fine di promuovere la libertà della persona». Il salvagente viene dalla Regione. «È molto attenta alle scuole dell’infanzia paritarie – riconosce la Addis – e contribuisce ai costi di gestione con l’assegnazione di circa 9,5 euro per alunno al giorno». Un totale di 18 milioni di euro l’anno, da cui si è deciso di comune accordo di stralciare una parte, di 8 euro a ora, per il sostegno all’handicap.
Il ruolo delle scuole dell’infanzia paritarie continua ad essere strategico. Nelle loro aule ogni giorno è accolto più di un quarto dei quasi 37 mila bambini che in Sardegna appartengono a questo livello scolastico. I restanti tre quarti frequentano 1200 sezioni distribuite in 150 scuole statali dell’infanzia. «Quindi parliamo – aggiunge Marcella Addis – di luoghi di formazione umana e sociale ed espressione delle comunità, molte volte anche piccole, in cui le paritarie sono radicate. Il calo demografico e la crisi economica nonché l’assenza di adeguato finanziamento statale hanno determinato, nonostante i contributi della Regione, la chiusura di diverse scuole».
La presenza della scuola paritaria dell’infanzia in questo momento è assolutamente indispensabile. Lo dicono i numeri: in 41 dei 377 Comuni sardi non esiste scuola dell’infanzia; in 175 funzionano solo scuole statali; in 47 operano esclusivamente scuole paritarie; soltanto in 114 Comuni convivono scuole statali e paritarie.
Gli standard formativi sono alti. «Tutte le attività programmate nelle nostre scuole – dice la presidente regionale Fism – hanno una specifica impostazione educativo-didattica che esige da parte del corpo docente alta professionalità oltre a una forte carica motivazionale». Il vero problema sono i costi. Si sta in piedi grazie alle rette pagate dalle famiglie dei bambini. Lo Stato è patrigno. Mentre per un alunno della scuola dell’infanzia statale spende al giorno 26,08 euro, per un alunno delle scuole materne non statali si “rovina” stanziando 1,95 euro. Una differenza stratosferica. «Verso le scuole paritarie ancora permangono a tutti i livelli una serie di pregiudizi e chiusure nonostante la legge dello Stato ne riconosca il servizio pubblico. Finché non si arriverà ad un sistema adeguato di finanziamento statale, non potrà esserci – aggiunge la Addis - vera parità scolastica. Il “valore” della libertà educativa è ben più alto della semplice misura economica: non si può fare educazione se non in un contesto di libertà e con il fine di promuovere la libertà della persona». Il salvagente viene dalla Regione. «È molto attenta alle scuole dell’infanzia paritarie – riconosce la Addis – e contribuisce ai costi di gestione con l’assegnazione di circa 9,5 euro per alunno al giorno». Un totale di 18 milioni di euro l’anno, da cui si è deciso di comune accordo di stralciare una parte, di 8 euro a ora, per il sostegno all’handicap.
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