Nuoro governo e ambiente, ecco cosa c'è da fare
Un vero cambiamento non potrà esserci se non si creeranno le condizioni per un nuovo modello economico che abbracci i temi della sostenibilità e dell'equità
Sembra che avremo un nuovo governo nelle prossime ore. Magari sarà pronto al vaglio, proprio quando leggerete queste righe. Abbiamo anche avuto modo di leggere pubblicamente le bozze di programma, in parte smentite perché superate, in parte da completare, dopo alcuni approfondimenti. C'è molta attesa, perché mai come questa volta, i protagonisti annunciano un radicale cambiamento rispetto al passato. Come questo si declinerà, rispetto agli impegni presi con gli elettori, lo vedremo nei prossimi mesi.
Eppure, un vero cambiamento non potrà esserci se non si creeranno le condizioni per un nuovo modello economico che superi gli steccati tradizionali per abbracciare i temi della sostenibilità e dell'equità. Detto così, sembra quasi un indirizzo di parte. In realtà, se si considerano i problemi globali e le emergenze che sta vivendo il nostro Pianeta, è dalla soluzione di questi che si possono avere certezze per il futuro. E ognuno deve fare la sua parte, soprattutto se è un Paese che ha un ruolo importante a livello mondiale.
L'Italia è uno dei membri del G7, cioè fa parte del gruppo delle 7 maggiori economie avanzate. Ha siglato tutte le convenzioni internazionali in campo ambientale. È tra i padri fondatori della Comunità Europea. Ha quindi un ruolo strategico, anche per via della posizione geografica, al centro del Mediterraneo e ponte tra due continenti. Nella bozza di contratto che è circolata, alcuni temi sono stati inseriti, come la green economy, l'acqua pubblica, i rifiuti zero, i reati ambientali, la tutela degli animali. Quello che potrà fare la differenza è l'approccio, oltre ovviamente alla reale applicazione di questi indirizzi.
Un vero cambiamento passa attraverso la riduzione dei consumi non necessari e agendo sui processi produttivi, in modo da mantenere il capitale delle risorse disponibili, contenere e nel tempo eliminare scarti, rifiuti e inquinamento. Tendere quindi a quanto avviene in natura, dove non esiste spreco e tutto viene riciclato. Un vero cambiamento, passa attraverso l'applicazione degli accordi sottoscritti sul clima, sulla biodiversità, sui temi ambientali in generale. Oltre a contribuire direttamente ai target previsti dai singoli accordi, un paese come l'Italia può essere da esempio per i governi che hanno più remore a mettersi in regola con gli impegni presi. Sui problemi globali - come i cambiamenti climatici - occorre agire velocemente. Per esempio abbandonare l'utilizzo del carbone nella produzione elettrica entro il 2025 e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050.
Sui problemi di casa, certamente va combattuta la perdita di suolo. Gli ultimi dati, riferiti a un periodo temporale recente, stimano poco meno di 30 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di più di 3 metri quadrati di suolo, persi irreversibilmente ogni secondo. La vera sfida - che chiede l'Unione Europea - è l'azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050, in modo da evitare l'impermeabilizzazione di aree agricole e di aree libere e, per la superficie residua non evitabile, compensarla attraverso la rinaturalizzazione di un'area di estensione uguale o superiore, che possa essere in grado di riattivare i servizi ecosistemici forniti da suoli naturali.
Altra priorità quella di mettere in sicurezza un paese già fragile di suo, di fronte ad eventi naturali o climatici straordinari. Occorre quindi prevenire - non tagliando i boschi, non canalizzando i corsi d'acqua, non consumando suolo appunto - e favorendo per quanto possibile una risposta naturale. E poi intervenire con una sorta di cantiere verde, che ripristini le condizioni, piuttosto che peggiorarle, come purtroppo abbiamo assistito nel tempo. C'è poi la valorizzazione del territorio e del paesaggio. Temi su cui si sono spese tante parole, su cui qualcosa si è fatto, ma c'è ancora una visione e una programmazione da costruire e finanziare, in modo che diventi davvero un'opportunità di crescita, economica e sociale, del nostro Paese. Buon lavoro quindi.
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