Attentato un operaio 4 colpi contro le finestre
di Kety Sanna
Nella notte ignoti hanno sparato contro la casa di un 50enne di Orune L’uomo era miracolosamente scampato nel 2013 alla furia del ciclone Cleopatra
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TORPÈ. Quattro colpi di pistola per intimidire esplosi ad altezza d’uomo contro le finestre dell’abitazione di un operaio 50enne di Orune ma da anni residente a Torpè. Nicolò Chessa nella notte tra sabato e domenica, è stato svegliato di soprassalto dal fragore delle esplosioni.
Con in cuore in gola, ha atteso qualche minuto prima di alzarsi e vedere cos’era successo. Aveva capito subito di essere stato vittima di un attentato ma, paralizzato dalla paura, prima di dare l’allarme alle forze dell’ordine, ha aspettato che dall’esterno non arrivasse più alcun rumore.
L’uomo non vive nel centro abitato di Torpè ma nelle campagne vicine al letto del fiume, il rio Posada, in località Poiu. Nicolò Chessa ha voluto prima sincerarsi che chi, qualche minuto prima aveva esploso i colpi d’arma da fuoco contro la sua abitazione, non fosse ancora appostato all’esterno con ben altre intenzioni. Solo una volta che la zona è ripiombata nel silenzio, l’operaio ha composto il numero della caserma. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del pronto intervento di Siniscola insieme ai colleghi della stazione di Torpè che ora indagano per tentare di risalire all’autore dell’intimidazione.
Gli inquirenti hanno fatto il sopralluogo nella villetta che si sviluppa su un unico piano e hanno potuto constatare che i proiettili, esplosi probabilmente da breve distanza, hanno raggiunto il vetro e il montante di una finestra. La caccia all’uomo è partita immediatamente ma per il momento, degli attentatori non è stata trovata traccia.
I militari hanno cercato indizi per riuscire a dare una spiegazione a un caso che pare di non facile risoluzione. L’orunese, con alle spalle qualche precedente penale per guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso, è stato sentito a lungo dagli inquirenti, speranzosi di poter riuscire a ottenere da lui elementi utili per risalite ai responsabili.
Si scava nel suo passato, nelle amicizie e frequentazioni, abituali e occasionali, per riuscire a individuare il movente dell’intimidazione.
Nicolò Chessa era sopravvissuto al ciclone Cleopatra. Nel novembre di cinque anni fa, infatti, l’operaio aveva rischiato di morire perchè la casa, dove viveva insieme all’anziana madre (deceduta poi qualche mese dopo) e a una sorella disabile, era stata travolta dalla furia della piena. Tutti si erano salvati ma solo per miracolo.
La notte scorsa però, la paura ha bussato ancora nella villetta vicino al fiume dove il 50enne di Orune vive ormai da solo.
La notizia dell’attentato si è diffusa a Torpè solo in tarda mattinata: ieri in paese si celebravano le Prime Comunioni perciò l’attenzione di tutti era rivolta ai bambini, i veri protagonisti della giornata di festa. (ha collaborato Sergio Secci)
Con in cuore in gola, ha atteso qualche minuto prima di alzarsi e vedere cos’era successo. Aveva capito subito di essere stato vittima di un attentato ma, paralizzato dalla paura, prima di dare l’allarme alle forze dell’ordine, ha aspettato che dall’esterno non arrivasse più alcun rumore.
L’uomo non vive nel centro abitato di Torpè ma nelle campagne vicine al letto del fiume, il rio Posada, in località Poiu. Nicolò Chessa ha voluto prima sincerarsi che chi, qualche minuto prima aveva esploso i colpi d’arma da fuoco contro la sua abitazione, non fosse ancora appostato all’esterno con ben altre intenzioni. Solo una volta che la zona è ripiombata nel silenzio, l’operaio ha composto il numero della caserma. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del pronto intervento di Siniscola insieme ai colleghi della stazione di Torpè che ora indagano per tentare di risalire all’autore dell’intimidazione.
Gli inquirenti hanno fatto il sopralluogo nella villetta che si sviluppa su un unico piano e hanno potuto constatare che i proiettili, esplosi probabilmente da breve distanza, hanno raggiunto il vetro e il montante di una finestra. La caccia all’uomo è partita immediatamente ma per il momento, degli attentatori non è stata trovata traccia.
I militari hanno cercato indizi per riuscire a dare una spiegazione a un caso che pare di non facile risoluzione. L’orunese, con alle spalle qualche precedente penale per guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso, è stato sentito a lungo dagli inquirenti, speranzosi di poter riuscire a ottenere da lui elementi utili per risalite ai responsabili.
Si scava nel suo passato, nelle amicizie e frequentazioni, abituali e occasionali, per riuscire a individuare il movente dell’intimidazione.
Nicolò Chessa era sopravvissuto al ciclone Cleopatra. Nel novembre di cinque anni fa, infatti, l’operaio aveva rischiato di morire perchè la casa, dove viveva insieme all’anziana madre (deceduta poi qualche mese dopo) e a una sorella disabile, era stata travolta dalla furia della piena. Tutti si erano salvati ma solo per miracolo.
La notte scorsa però, la paura ha bussato ancora nella villetta vicino al fiume dove il 50enne di Orune vive ormai da solo.
La notizia dell’attentato si è diffusa a Torpè solo in tarda mattinata: ieri in paese si celebravano le Prime Comunioni perciò l’attenzione di tutti era rivolta ai bambini, i veri protagonisti della giornata di festa. (ha collaborato Sergio Secci)
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