UN ALTRO TECNICO MA ASPETTIAMO PER GIUDICARE
di LUCA ROJCH
Forza Italia e Pd hanno già alzato le barricate, e al Senato solo sei voti tengono in piedi la maggioranza.E Giuseppe Conte è già finito impallinato come l’orso al luna park prima ancora di iniziare....
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Forza Italia e Pd hanno già alzato le barricate, e al Senato solo sei voti tengono in piedi la maggioranza.
E Giuseppe Conte è già finito impallinato come l’orso al luna park prima ancora di iniziare. Da Manuel Macron ad Angela Merkel, in tanti in Europa temono un governo mai visto. Ma più che il premier a fare paura è il programma di governo. Si temono le scelte che potrebbe prendere il nuovo esecutivo. Il blocco delle grandi opere, dalla Tav alla pedemontana viene visto come il primo ostacolo a un dialogo con l’Europa. Ma fa paura anche l’idea che l’Italia possa uscire dall’euro o mostrarsi indifferente ai rigidi parametri di bilancio voluti dall’Ue. E a spaventare ancora di più Bruxelles e i mercati è la possibile nomina come ministro dell’Economia di Paolo Savona. Dal 2011 profetizza un piano B per uscire dall’euro, che considera un cappio per l’Italia. L’economista sardo è già stato ministro nel governo Ciampi e ora il suo nome sarà sottoposto al presidente Mattarella.
Troppo presto dare un giudizio di un premier e di un governo che ancora non ci sono, ma a vederla da lontano, dal percorso che da Monti ha portato a Conte, sembra la rivincita del premier tecnico, anche se Di Maio e Salvini mettono l’accento sul fatto che il loro sarà un governo politico.
La Sardegna vive questo passaggio con grande incertezza e molte speranze. Ci sono partite chiave che devono essere portate avanti dal nuovo governo. Dalla metanizzazione dell’isola, alla ripartenza di alcune industrie chiave come l’ex Alcoa o l’Eurallumina. Dalla soluzione dell’emergenza lavoro, al riscatto della Sardegna centrale. Il potenziamento dei trasporti interni, con la penisola e l’Europa. Il sostegno concreto a una politica turistica di sviluppo. La lotta contro lo spopolamento e la natalità zero che svuotano l’isola.
Una sfida per il nuovo governo che dovrà dimostrare dopo la valanga di voti presi in Sardegna di non spezzare il filo creato con il Patto per l’isola.
Una prova inappellabile per i 5 Stelle di avere conquistato la maturità per governare, anche in vista delle Regionali del 2019. E per dimostrare a tutti che la rivoluzione predicata sulle piazze si possa realizzare nel Palazzo. E la vis oratoria dei profeti pentastellati non sia solo un’astuta ars imbonitoria.
E Giuseppe Conte è già finito impallinato come l’orso al luna park prima ancora di iniziare. Da Manuel Macron ad Angela Merkel, in tanti in Europa temono un governo mai visto. Ma più che il premier a fare paura è il programma di governo. Si temono le scelte che potrebbe prendere il nuovo esecutivo. Il blocco delle grandi opere, dalla Tav alla pedemontana viene visto come il primo ostacolo a un dialogo con l’Europa. Ma fa paura anche l’idea che l’Italia possa uscire dall’euro o mostrarsi indifferente ai rigidi parametri di bilancio voluti dall’Ue. E a spaventare ancora di più Bruxelles e i mercati è la possibile nomina come ministro dell’Economia di Paolo Savona. Dal 2011 profetizza un piano B per uscire dall’euro, che considera un cappio per l’Italia. L’economista sardo è già stato ministro nel governo Ciampi e ora il suo nome sarà sottoposto al presidente Mattarella.
Troppo presto dare un giudizio di un premier e di un governo che ancora non ci sono, ma a vederla da lontano, dal percorso che da Monti ha portato a Conte, sembra la rivincita del premier tecnico, anche se Di Maio e Salvini mettono l’accento sul fatto che il loro sarà un governo politico.
La Sardegna vive questo passaggio con grande incertezza e molte speranze. Ci sono partite chiave che devono essere portate avanti dal nuovo governo. Dalla metanizzazione dell’isola, alla ripartenza di alcune industrie chiave come l’ex Alcoa o l’Eurallumina. Dalla soluzione dell’emergenza lavoro, al riscatto della Sardegna centrale. Il potenziamento dei trasporti interni, con la penisola e l’Europa. Il sostegno concreto a una politica turistica di sviluppo. La lotta contro lo spopolamento e la natalità zero che svuotano l’isola.
Una sfida per il nuovo governo che dovrà dimostrare dopo la valanga di voti presi in Sardegna di non spezzare il filo creato con il Patto per l’isola.
Una prova inappellabile per i 5 Stelle di avere conquistato la maturità per governare, anche in vista delle Regionali del 2019. E per dimostrare a tutti che la rivoluzione predicata sulle piazze si possa realizzare nel Palazzo. E la vis oratoria dei profeti pentastellati non sia solo un’astuta ars imbonitoria.
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