Insularità, firmate tutti come Pigliaru
Il percorso della mobilitazione popolare per introdurre il criterio di parità nella Costituzione è decisivo per la crescita dell'isola e per una vera unità europea
Grazie all'impegno e all'entusiasmo dello schieramento trasversale dei proponenti, in questi giorni si allarga tra i sardi e si qualifica di nuove e significative adesioni la battaglia giusta per il riconoscimento dell'insularità in Costituzione come condizione oggettiva di svantaggio. Vale a dire, per noi sardi, non certo la formale banale trascrizione di una condizione geografica ma il fondamentale riconoscimento sulla Carta costituzionale degli svantaggi oggettivi ed essa connessi.
Ho avuto la possibilità, credendoci sin dall'inizio, di essere fra i proponenti sottoscrittori della proposta legislativa d'iniziativa popolare. Ho firmato convintamente in Cassazione, come sarda che lavora a cavallo fra la propria terra e il continente e vive quotidianamente sulla propria pelle i disagi derivanti dall'insularità, come giurista che crede che questa iniziativa possa condurre a concreti risultati, ma, soprattutto, come donna impegnata nella lunga lotta per le pari opportunità e contro le discriminazioni. Perché di una discriminazione da sanare si tratta. Il percorso della mobilitazione popolare, per l'introduzione nella Costituzione del criterio di parità attraverso il riconoscimento della differenza, che sviluppa il tema territoriale dell'insularità è strategicamente decisivo per la crescita della Sardegna e per rafforzare il processo verso una vera unità europea.Il presidente della Regione - nelle scorse ore - ha deciso, ed è fatto politico importante, di firmare la proposta, nella modalità più semplice, recandosi in uno dei tanti banchetti che si sono organizzati in Sardegna, e in giro per l'Italia.
Invito tutte e tutti a fare lo stesso. Perché questo è un tema nazionale ed europeo, riguarda il diritto di tutti i cittadini dell'Unione alla libera circolazione, uno dei pilastri fondativi della Comunità Europea.Perché lo svantaggio determinato dalla condizione geografica di insularità incide non solo sulla possibilità di muoversi delle persone ma sulla libertà di scegliere di vivere nella propria terra senza per questo dover rinunciare alle opportunità di studio, di esperienza di vita e lavoro, di relazione culturale, sociale ed economica al di là del mare.Abbiamo promosso due vie tra loro convergenti e complementari per affermare il diritto/dovere di essere europei "uguali" a tutti gli europei. La prima, come detto, fatta di partecipazione popolare, e l'altra di impegno istituzionale disegnato dal Consiglio regionale e dal Parlamento.
La Sardegna può segnare una sperimentazione di valore assoluto, proprio nella prospettiva della necessaria qualificazione dell'Europa "dei popoli e dei territori".Voglio ricordare quanto sia importante infatti, soprattutto per noi sardi, dare piena attuazione alle disposizioni contenute nella legge di stabilità 2017 della Regione e nella legge di Bilancio dello Stato 2018, che riguardano da una parte i "rapporti economici e finanziari Stato-Regione" e affermano la necessità di una ricomposizione di essi da effettuarsi entro il 2019, e dall'altra la "Comunità Europea" quando si afferma l'esigenza di istruire un percorso giuridico istituzionale che conduca a una nuova trattativa in sede europea, diretta, se necessario, alla modifica dei Trattati, in modo tale da garantire alla Sardegna, proprio in ragione degli svantaggi connessi alla condizione di insularità, un regime di aiuti analogo o similare a quello concesso per le Regioni ultra-periferiche.
Un nuovo regime di intervento pubblico indispensabile per costruire condizioni di parità rispetto agli svantaggi subiti a causa di una oggettiva differente condizione geografica. Il percorso individuato, quello della trattativa ai fini della conclusione di nuovi patti, con la partecipazione diretta dei livelli politico-istituzionali, sociali ed economici della Sardegna, con lo Stato e con l'Unione, anche attraverso la istituzione di tavoli e organismi istruttori paritetici, dimostra quanto la battaglia, giusta, sull'insularità diventi il terreno della affermazione dei sardi come un popolo, riconosciuto pari agli altri per i suoi doveri, ma anche per i suoi diritti.
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