LA PRINCIPESSA MEGHAN CENERENTOLA 2.0
di VANESSA ROGGERI
L’attenzione riservata a un evento mondano che irrompe sulla scena internazionale e conquista a dispetto di recessioni economiche, emergenze umanitarie e tensioni in Medioriente, va talmente al di là...
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L’attenzione riservata a un evento mondano che irrompe sulla scena internazionale e conquista a dispetto di recessioni economiche, emergenze umanitarie e tensioni in Medioriente, va talmente al di là della mera curiosità o del voyeurismo da meritare qualche riflessione. Si potrebbero scomodare analisi sociologiche e antropologiche dotte e articolate, ma sulla scorta anche della mia esperienza come scrittrice, mi sento di dire che la chiave per interpretare la frenesia mediatica e il senso di partecipazione alle gioie della regale coppia da parte della gente comune risiedano in motivazioni basiche, radicate nella parte della nostra psiche che sfugge alla volontà: quella legata al bisogno di sognare. Con la storia del principe che sposa la ragazza del popolo si rinnova per l’ennesima volta l’archetipo millenario di Cenerentola, una favola semplice ma non semplicistica, che nel tempo ha visto più di 300 versioni presenti in tutte le culture del mondo e il cui mito letterario trae origine dalla favola egiziana di Rodopi, la schiava che sposò il suo padrone. In un’epoca disincantata come la nostra più che mai si sente l’esigenza di evadere con la fantasia, di sognare attraverso le vicissitudini che accadono a persone all’apparenza inarrivabili, che vivono e amano come personaggi di un libro o di un film. Vedere la favola di Cenerentola incarnarsi in un’eroina reale, oltre che regale, alimenta il pensiero illusorio, e del tutto irrazionale, che una simile magia possa capitare anche noi. Si tratta di una valvola emozionale, di una decompressione naturale che allenta stress e nevrosi frutto di una esistenza troppo spesso prosaica e insoddisfacente. Meghan Markle indubbiamente rappresenta la Cenerentola perfetta, la ragazza del popolo che come in un sogno diventa principessa pop. Ma Meghan, con le sue peculiarità, compie qualcosa di molto più importante: spezza i cliché britannici tradizionali, quelli più desueti e incompatibili coi tempi moderni, e diventa una perfetta Cenerentola 2.0. Una principessa degli anni duemila: californiana afroamericana, divorziata figlia di divorziati, modella e attrice, con molti imbarazzi famigliari da dimenticare e due fratellastri che potrebbero rivaleggiare con Anastasia e Genoveffa. Certo, la sua non può essere definita un’esistenza propriamente ordinaria, ma possiede tutte quelle preziose imperfezioni che rendono il sogno accessibile. La sua storia coronata dall’amore, dalla ricchezza e dalla nobiltà, contrapposta alle umili origini e al percorso di vita fatto a cavallo delle emozioni, inducono in chi ne subisce il fascino, alla scoperta e accettazione di sé, tanto dei limiti che dei propri talenti. Il fatto poi che la neo duchessa del Sussex sia una dichiarata femminista ha segnato il balzo in avanti della casa reale britannica. A riprova di ciò, nella cappella di St. George, Meghan non ha pronunciato i voti di obbedienza al futuro consorte, né si è chinata al cospetto della regina Elisabetta. Sta proprio qui la differenza con il passato che fa della nostra eroina una Cenerentola 2.0: non è più il principe a salvare la principessa, bensì la principessa a salvare il principe e tutta la casa reale. Non bisogna dimenticare che il suo ingresso nella nobiltà inglese rappresenta per la Gran Bretagna un vantaggioso affare, con un impatto economico stimato intorno ai 200 milioni di sterline soltanto di merchandising, e un ritorno globale che include un incremento del turismo valutato un miliardo di sterline. I giovani sposi partiranno presto come ambasciatori del Regno Unito e la loro immagine fresca e anticonvenzionale sarà un toccasana per una nazione che deve fare i conti con la Brexit e il divorzio dall’UE e che ora più che mai ha bisogno di ricompattare gli stati del Commonwealth. È bello far calare sul cuore un velo di illusione e abbandonarsi al sogno, ma la storia di Harry e Meghan ci insegna che per una volta amore e ragion di stato possono costituire un connubio perfetto.
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