Guerra ad Abbanoa, attacco bipartisan: «Ramazzotti si dimetta»
Mozione in Regione firmata dall’opposizione e da una parte del centrosinistra. Appello a Pigliaru: «Il governatore non può far finta di nulla, intervenga subito»
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CAGLIARI. L’attacco ad Abbanoa è ancora una volta frontale:: «Là dentro non c’è nulla a posto. L’amministratore unico, Alessandro Ramazzotti, deve dimettersi. Se non lo dovesse fare, va mandato via». A dichiarare guerra a chi replica secco «siamo alle solite accuse gratuite», sono tutti i cinque partiti dell’opposizione di centrodestra, Forza Italia, Riformatori, Fdi, Psd’Az e Udc, due fuoriusciti dal centrosinistra, Rossomori e La Base, più l’Upc che dell’alleanza di governo fa ancora parte. Si sono ritrovati in una mozione, sottoscritta da 24 consiglieri su 60, dove la frase più forte è questa: «Il governatore Pigliaru non può più far finta di nulla. Intervenga subito». La mozione potrebbe essere messa all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio, martedì 29 maggio, e in aula quel giorno sarà di sicuro battaglia come accade ogni volta che c’è di mezzo Abbanoa.
Requisitoria 1. Gli accusatori si sono alternati negli attacchi. Alessandra Zedda, capogruppo di Fi, ha detto: «Abbanoa è una società per azioni a capitale pubblico nel caos dovunque e con chiunque. Da sempre ha un rapporto conflittuale con gli utenti ed è pessimo anche quello con i fornitori. Lo è persino con i Comuni soci, che se potessero fuggirebbero da un servizio e da una gestione pessimi dall’inizio alla fine». Subito dopo è stato Marco Tedde, primo firmatario della mozione e vicecapogruppo di Fi, ad affondare i colpi: «Finora su Abbanoa fra maggioranza e opposizione abbiamo presentato oltre 100 interrogazioni e interpellanze. Purtroppo sono rimaste tutte senza risposta, ma ora la giunta Pigliaru non può rimanere in silenzio». Per proseguire con un’analisi dell’ultimo bilancio presentato dalla società, quello del 2016: «È stato chiuso con un attivo di otto milioni, ma solo perché fra le entrate hanno infilato anche 700 milioni di crediti che invece in gran parte sono e resteranno inesigibili. Quindi, c’è qualcosa che non va. La verità è che senza quella voce sospetta, Abbanoa avrebbe chiuso il 2016 con un passivo di almeno 600 milioni». Secondo Tedde, «la dirigenza è consapevole di quale sia la realtà dei conti» e infatti «per finanziare la cassa e sostenere le spese ordinarie , è stata costretta ad accendere un prestito obbligazionario di 180 milioni altrimenti non ce l’avrebbe fatta». Secondo Forza Italia non ci possono essere dubbi: «Quel bilancio non è trasparente e invece noi pretendiamo che lo sia perché sono soldi pubblici». Antonio Gaia dell’Upc, che da anni si sente in lotta con Abbanoa, è andato a memoria: «Ci sono sentenze e decisioni dell’Antitrust e dell’Agenzia contro la corruzione, l’Anac, che confermano quante siano le irregolarità nella composizione dell’assemblea dei soci, dove i Comuni sono ancora in minoranza, oppure denunciano l’assenza di un controllo reale da parte dell’Egas, è l’ente che sta a monte di Abbanoa. Come se non bastasse, anche il governo ha impugnato l’ultima legge votata dal Consiglio sulla gestione del servizio idrico. Non solo la giunta s’è fatta scivolare addosso quelle carte, Abbanoa ha fatto di peggio: continua a far di testa sua come se fosse una repubblica indipendente».
Requisitoria 2. Sono stati gli altri consiglieri regionali a entrare nel dettaglio dei «rapporti pessimi» con gli utenti. Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori, ha detto: «Abbiamo a che fare con un mostro arrogante. Continua a pretendere una montagna di arretrati non dovuti e se non paghi, arrivano minacce ingiustificate di slaccio». Gianluigi Rubiu ha aggiunto: «I Tribunali sono intasati dalle cause contro la società di gestione e altre sono in arrivo attraverso diverse class action intentate dalle associazioni dei consumatori. Al di là delle sentenze che ci sono state e ci saranno, favorevoli o contrarie, c’è una conflittualità esagerata e non più sostenibile. Va fermata». Per Paolo Truzzu di Fdi: «La politica ha il dovere di mettere fine a una gestione personalistica. Chi ha sbagliato, va messo alla porta ancora prima che finisca il mandato». Quello di Alessandro Ramazzotti scade fra un mese, il 30 giugno. (ua)
Requisitoria 1. Gli accusatori si sono alternati negli attacchi. Alessandra Zedda, capogruppo di Fi, ha detto: «Abbanoa è una società per azioni a capitale pubblico nel caos dovunque e con chiunque. Da sempre ha un rapporto conflittuale con gli utenti ed è pessimo anche quello con i fornitori. Lo è persino con i Comuni soci, che se potessero fuggirebbero da un servizio e da una gestione pessimi dall’inizio alla fine». Subito dopo è stato Marco Tedde, primo firmatario della mozione e vicecapogruppo di Fi, ad affondare i colpi: «Finora su Abbanoa fra maggioranza e opposizione abbiamo presentato oltre 100 interrogazioni e interpellanze. Purtroppo sono rimaste tutte senza risposta, ma ora la giunta Pigliaru non può rimanere in silenzio». Per proseguire con un’analisi dell’ultimo bilancio presentato dalla società, quello del 2016: «È stato chiuso con un attivo di otto milioni, ma solo perché fra le entrate hanno infilato anche 700 milioni di crediti che invece in gran parte sono e resteranno inesigibili. Quindi, c’è qualcosa che non va. La verità è che senza quella voce sospetta, Abbanoa avrebbe chiuso il 2016 con un passivo di almeno 600 milioni». Secondo Tedde, «la dirigenza è consapevole di quale sia la realtà dei conti» e infatti «per finanziare la cassa e sostenere le spese ordinarie , è stata costretta ad accendere un prestito obbligazionario di 180 milioni altrimenti non ce l’avrebbe fatta». Secondo Forza Italia non ci possono essere dubbi: «Quel bilancio non è trasparente e invece noi pretendiamo che lo sia perché sono soldi pubblici». Antonio Gaia dell’Upc, che da anni si sente in lotta con Abbanoa, è andato a memoria: «Ci sono sentenze e decisioni dell’Antitrust e dell’Agenzia contro la corruzione, l’Anac, che confermano quante siano le irregolarità nella composizione dell’assemblea dei soci, dove i Comuni sono ancora in minoranza, oppure denunciano l’assenza di un controllo reale da parte dell’Egas, è l’ente che sta a monte di Abbanoa. Come se non bastasse, anche il governo ha impugnato l’ultima legge votata dal Consiglio sulla gestione del servizio idrico. Non solo la giunta s’è fatta scivolare addosso quelle carte, Abbanoa ha fatto di peggio: continua a far di testa sua come se fosse una repubblica indipendente».
Requisitoria 2. Sono stati gli altri consiglieri regionali a entrare nel dettaglio dei «rapporti pessimi» con gli utenti. Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori, ha detto: «Abbiamo a che fare con un mostro arrogante. Continua a pretendere una montagna di arretrati non dovuti e se non paghi, arrivano minacce ingiustificate di slaccio». Gianluigi Rubiu ha aggiunto: «I Tribunali sono intasati dalle cause contro la società di gestione e altre sono in arrivo attraverso diverse class action intentate dalle associazioni dei consumatori. Al di là delle sentenze che ci sono state e ci saranno, favorevoli o contrarie, c’è una conflittualità esagerata e non più sostenibile. Va fermata». Per Paolo Truzzu di Fdi: «La politica ha il dovere di mettere fine a una gestione personalistica. Chi ha sbagliato, va messo alla porta ancora prima che finisca il mandato». Quello di Alessandro Ramazzotti scade fra un mese, il 30 giugno. (ua)
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