NON SI GIOCA CON LA NOSTRA DEMOCRAZIA
di ANTONIO DI ROSA
È nato un asse inatteso e imprevedibile, quello tra le forze populiste dell’Italia repubblicana che in campagna elettorale si erano sfidate senza risparmiare colpi su fronti opposti. Ma è cambiata...
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È nato un asse inatteso e imprevedibile, quello tra le forze populiste dell’Italia repubblicana che in campagna elettorale si erano sfidate senza risparmiare colpi su fronti opposti. Ma è cambiata anche la leadership. Non è più Luigi Di Maio l’uomo forte dello scacchiere ma Matteo Salvini. Il lumbard si è svincolato da Berlusconi, ha imposto ai 5Stelle buona parte delle sue idee, ne ha accettate altre.
Salvini viene indicato in ascesa nelle simpatie degli italiani, più di Di Maio, più di Berlusconi, più di qualsiasi altro esponente politico. Parla un linguaggio da cittadino comune, soddisfa i desideri dell’elettore frustrato, di chi non vuole gli immigrati, promette un abbattimento delle tasse e la cancellazione della legge Fornero sulla riforma delle pensioni. Di istituzionale ormai non c’è più nulla. Nel bene e nel male, tutti dicono quello che gli pare senza fare sconti ad alcuno. In particolare contro Mattarella.
Poteva il professor Savona farsi da parte qualche giorno fa per consentire a Conte di formare il nuovo governo? Certo, poteva. E il Presidente della Repubblica poteva accettare Savona nonostante le sue pulsioni anti euro? No, non poteva. Perché come ha spiegato in tv il Presidente non può accettare imposizioni né firmare la nomina di un ministro che spinge all’uscita dalla Ue e dall’euro. Uno stravolgimento epocale che non si può decidere inserendo un cuneo come Savona. Il professore non rappresenta se stesso ma un insieme di movimenti e partiti (Lega e M5S) che hanno sempre manifestato tendenze antieuropee.
L’Europa così com’è non piace neppure a noi. Questi burocrati, lontani dalle esigenze della gente, non possono imporci politiche di austerità e abbandonare lo sviluppo. Ma non si può cambiare a colpi d’ascia. I Paesi come il nostro devono spingere per un vero rinnovamento e lasciar perdere le velleità di leader come il francese Macron, bravo a curare la sua immagine e non altrettanto a proporre cose concrete. E’ una Europa confusa e divisa. Nessuno escluso.
Cosa accadrà adesso? Mattarella ha dato l’incarico a Carlo Cottarelli, un altro professore specialista nel taglio dei costi. Un altro non eletto. Non avrà la possibilità di ottenere consensi per governare. Il voto anticipato sarà inevitabile. E come dice D’Alema se accadrà questo, 5Stelle e Lega prenderanno l’80% dei suffragi. Il Massimo nazionale, battutista convinto, esagera sempre ma è certo che questa frenata favorirà soprattutto Matteo Salvini. Negli ultimi test elettorali il suo partito è cresciuto tantissimo e, probabilmente, continuerà a crescere. Il vero dilemma è: Salvini e Di Maio andranno insieme in campagna elettorale per proporsi come governo del cambiamento? Oppure il Matteo leghista rientrerà nella casa del centrodestra per tentare, assieme a Berlusconi, la spallata decisiva? Ora dobbiamo capire quali saranno le decisioni di Salvini.
Se fossimo in una stagione diversa potremmo anche preoccuparci per la tenuta della democrazia del Paese. Mai è stata così flebile e così soggetta a squilibri. Fidiamoci di chi rispetta la Costituzione e vedremo cosa accadrà. Il Presidente Mattarella da questo punto di vista è un garante assoluto.
E gli altri partiti? Il Cavaliere ha fatto da spettatore e forse ha mandato Salvini in avanscoperta perché era convinto che sarebbe saltato tutto. Il Pd è un caso inquietante, dal nazionale al locale. Non riesco a capire cosa stia facendo, quale prospettiva si dà e soprattutto quali obiettivi si prefigge. Se tutto si risolve in una guerra interna per conquistare le poltrone di vertice all’interno del partito, rischia una fine prematura.
Insomma toccherà a noi elettori decidere quale può essere il futuro migliore, quale Paese vogliamo e quali prospettive dobbiamo darci per un’Italia più libera, più forte e più credibile.
Salvini viene indicato in ascesa nelle simpatie degli italiani, più di Di Maio, più di Berlusconi, più di qualsiasi altro esponente politico. Parla un linguaggio da cittadino comune, soddisfa i desideri dell’elettore frustrato, di chi non vuole gli immigrati, promette un abbattimento delle tasse e la cancellazione della legge Fornero sulla riforma delle pensioni. Di istituzionale ormai non c’è più nulla. Nel bene e nel male, tutti dicono quello che gli pare senza fare sconti ad alcuno. In particolare contro Mattarella.
Poteva il professor Savona farsi da parte qualche giorno fa per consentire a Conte di formare il nuovo governo? Certo, poteva. E il Presidente della Repubblica poteva accettare Savona nonostante le sue pulsioni anti euro? No, non poteva. Perché come ha spiegato in tv il Presidente non può accettare imposizioni né firmare la nomina di un ministro che spinge all’uscita dalla Ue e dall’euro. Uno stravolgimento epocale che non si può decidere inserendo un cuneo come Savona. Il professore non rappresenta se stesso ma un insieme di movimenti e partiti (Lega e M5S) che hanno sempre manifestato tendenze antieuropee.
L’Europa così com’è non piace neppure a noi. Questi burocrati, lontani dalle esigenze della gente, non possono imporci politiche di austerità e abbandonare lo sviluppo. Ma non si può cambiare a colpi d’ascia. I Paesi come il nostro devono spingere per un vero rinnovamento e lasciar perdere le velleità di leader come il francese Macron, bravo a curare la sua immagine e non altrettanto a proporre cose concrete. E’ una Europa confusa e divisa. Nessuno escluso.
Cosa accadrà adesso? Mattarella ha dato l’incarico a Carlo Cottarelli, un altro professore specialista nel taglio dei costi. Un altro non eletto. Non avrà la possibilità di ottenere consensi per governare. Il voto anticipato sarà inevitabile. E come dice D’Alema se accadrà questo, 5Stelle e Lega prenderanno l’80% dei suffragi. Il Massimo nazionale, battutista convinto, esagera sempre ma è certo che questa frenata favorirà soprattutto Matteo Salvini. Negli ultimi test elettorali il suo partito è cresciuto tantissimo e, probabilmente, continuerà a crescere. Il vero dilemma è: Salvini e Di Maio andranno insieme in campagna elettorale per proporsi come governo del cambiamento? Oppure il Matteo leghista rientrerà nella casa del centrodestra per tentare, assieme a Berlusconi, la spallata decisiva? Ora dobbiamo capire quali saranno le decisioni di Salvini.
Se fossimo in una stagione diversa potremmo anche preoccuparci per la tenuta della democrazia del Paese. Mai è stata così flebile e così soggetta a squilibri. Fidiamoci di chi rispetta la Costituzione e vedremo cosa accadrà. Il Presidente Mattarella da questo punto di vista è un garante assoluto.
E gli altri partiti? Il Cavaliere ha fatto da spettatore e forse ha mandato Salvini in avanscoperta perché era convinto che sarebbe saltato tutto. Il Pd è un caso inquietante, dal nazionale al locale. Non riesco a capire cosa stia facendo, quale prospettiva si dà e soprattutto quali obiettivi si prefigge. Se tutto si risolve in una guerra interna per conquistare le poltrone di vertice all’interno del partito, rischia una fine prematura.
Insomma toccherà a noi elettori decidere quale può essere il futuro migliore, quale Paese vogliamo e quali prospettive dobbiamo darci per un’Italia più libera, più forte e più credibile.
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