La Nuova Sardegna

Il padre: accecato dall’ira temeva di perdere la figlia

di Luigi Soriga
Il padre: accecato dall’ira temeva di perdere la figlia

L’omicidio a Ottava. La madre di Ventriglia: «Ora è giusto che paghi»

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SASSARI. «Andrò a trovarlo in carcere. Certo che andrò a trovarlo. Ma starò in silenzio. Non lo abbraccerò, lo guarderò negli occhi, rimanendo immobile. Scoppierò a piangere e morirò dentro, e lui vedrà le mie lacrime scorrere. Che saranno anche per Nico, il povero ragazzo che ha ucciso. Non dirò una sola parola, non sorriderò. Daniele capirà questo distacco. È la stessa dolorosa fermezza che ho avuto il giorno che gli ho detto di andare via di casa».

Rita Ruiu è la mamma adottiva, una donna piccola e forte. Quando ha stretto per la prima volta tra le braccia Daniele Ventriglia, lui aveva otto anni. «Era Natale ed era bellissimo. Era il nostro regalo. L’abbiamo portato a casa che era addormentato, e con mio marito l’abbiamo adagiato nel nostro letto, in mezzo a noi. Sapevamo il suo terribile vissuto familiare, eravamo consapevoli che poteva essere un’adozione difficile. Ma quando desideri così tanto un bambino, pensi alla nuova vita che gli darai. Non ti devi preoccupare del suo passato».

Certe cose però rigano l’infanzia per sempre. I genitori veri, in un paesino del sud dell’isola, erano finiti in carcere per una squallida vicenda di cronaca, fatta di abusi sessuali nei confronti di una minorenne. Il Tribunale gli aveva anche tolto la patria potestà sui quattro figli, e ognuno di loro era stato adottato da una famiglia diversa. Daniele Ventriglia, dopo che è diventato maggiorenne, li ha rincontrati e a suo modo perdonati. Ha ristabilito un rapporto. Ma le ferite non si rimarginano.

Quello che è successo tre giorni fa, dopo l’arresto, è significativo. Lo racconta l’avvocato difensore Marco Palmieri: «Quando il pm ha chiesto a Daniele il perché della coltellata, lui ha risposto così: i Sanna minacciavano di farmi portare via mia figlia. Ha due anni e per me è tutto. Mi è sembrato di rivivere la mia vita. Questa cosa, che la mia bambina potesse provare ciò che ho vissuto io, mi faceva impazzire».

Con la famiglia di Antonio Sanna, (presidente dell’Ottava Calcio, padre di Eleonora, fidanzata del centravanti Nicola Della Morte, ucciso da Daniele con un fendente al cuore), c’erano antichi dissapori.

L’ultima litigata risale proprio a sabato, il giorno prima dell’omicidio. Daniele era a cena dai genitori adottivi, aveva portato anche la compagna, la bambina e le pizze. «Quella sera non ha fatto cenno ai bisticci. Altre volte però si era lamentato. Lo accusavano di essere un delinquente, e di avergli rubato degli attrezzi – racconta Renato Ventriglia, il padre adottivo – ora io non voglio difendere Daniele, che ha le sue colpe e ha commesso dei furti, ma c’era la tendenza ad addebitargli ogni cosa, perché era considerato una mela marcia. Lui invece quei furti li ha sempre negati. Ma il problema non era tanto questo. Daniele, che è sempre stato un ragazzo impulsivo e non aveva gli strumenti per capire le cose, aveva altri nervi scoperti: non dovevi toccargli la compagna e la figlia. Quando gli hanno detto sei un pregiudicato, un delinquente e vedrai che ti tolgono anche la bambina, a lui è salito il sangue alla testa».

Iniziano le minacce di morte, e nel suo profilo Facebook, assieme alle foto con la piccola tra le braccia, lampeggia un’ossessione per un mondo popolato da “infami da fare fuori”.

«A me non mi deve cercare nessuno. Altrimenti peggio per loro. Daniele ripeteva sempre questo – racconta Rita Ruiu – si percepiva un fastidio, una rabbia mai sopita. Ma chi poteva immaginare che sfociasse in una simile violenza?».

Non è sempre stato così. Rita squaderna le vecchie foto. Ha gli occhi umidi. In una c’è Daniele a dieci anni al mare. Poi Daniele con la cravatta, il giorno della cresima. Lui con i compagnetti di scuola. Daniele con l’attuale fidanzata, la madre di sua figlia, quando aveva dieci anni e lei sei. Daniele con i suoi tre fratelli, che adora e ogni tanto rivede per i compleanni. Ciò che colpisce, in tutte le immagini, sono gli occhi grandi di velluto scuro, velati di malinconia. «Non era affatto un bambino triste – dice Rita – era dolcissimo e bisognoso di affetto. Non gli abbiamo mai fatto mancare nulla. So che la gente ora ci giudica, dice che non siamo stati in grado di educarlo, che non gli abbiamo dato regole. Ma chi dice queste cattiverie non conosce le cose. Noi ci abbiamo provato con tutte le forze. Ma Daniele, d’improvviso è diventato un ribelle. Ha smesso di ascoltare». È successo a 14 anni. Anche le foto da quel momento cambiano: l’espressione si fa più dura, sulla pelle attecchiscono teschi e lame, la testa è rasata. Solo gli occhi restano miele. «Mi sono accorta delle cattive compagnie che frequentava. Arrivavano le voci dei furti. Mi sono trasformata in un detective. Lo pedinavo di nascosto, controllavo Fb, annotavo i nomi degli amici». Di andare a scuola non se ne parla, e anche sul lavoro è inaffidabile: «Ho provato a portarlo in falegnameria – dice il padre – ma era scostante». Si guadagnava qualcosina in nero, ma perlopiù stava buttato per strada. Poi un giorno hanno bussato i carabinieri: Daniele era stato beccato con un quintale di rame. E poi la faccenda delle moto rubate. «L’ho preso di petto – racconta Rita – gli ho detto che doveva smetterla di comportarsi così, che aveva una figlia, che doveva darsi una regolata. Altrimenti la porta era quella». Lui se la chiude alle spalle, e si trasferisce dalla compagna, a casa dei suoceri. A suo modo è una nuova adozione. Ma non tiene rancore per Rita e Renato, ogni tanto va a trovarli, gli porta la nipotina. L’ultimo incontro sabato sera. «Io non so cosa gli sia passato per la testa – dice Rita Ruiu – e come abbia potuto commettere una cosa così terribile. Non esiste giustificazione. Mi sento svuotata dentro, ho un dolore che preme nello stomaco. Sono contenta che si sia costituita e che paghi per ciò che ha commesso. Ha distrutto quattro famiglie. Noi abbiamo perso un figlio. La sua ragazza e la bimba hanno perso un compagno e un padre. Eleonora e la sua famiglia non hanno più Nico. E altri due genitori per mano di Daniele non riabbraccerano mai più il loro unico figlio. Io e mio marito abbiamo immaginato il loro dolore. Abbiamo anche pensato di porgergli le condoglianze, di dirgli quanto ci dispiace. Ma hanno preferito non incontrarci».

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