Sardegna troppo povera, l’Europa la declassa e manderà più denaro
L’isola è passata da "regione verso lo sviluppo" a "territorio ancora arretrato": la bocciatura porterà nelle casse pubbliche il 30% di finanziamenti in più
CAGLIARI. La Sardegna fa un passo indietro nella classifica europea, da «regione in transizione verso lo sviluppo» scende a «territorio non ancora sviluppato, ma proprio a causa di questa retrocessione fra quattro riceverà da Bruxelles il 30 per cento in più di finanziamenti. Dunque, è una doppia notizia: in parte ghiacciata, il passo indietro, ma allo stesso tempo calda, i milioni extra. È tutto scritto nella proposta di bilancio dell’Unione europea, presentata nei giorni scorsi dalla Commissione, e che ipotizza come potrebbero essere suddivisi i contributi fra i 28 Paesi dal 2021 fino al 2027. È ancora una bozza, mancano ancora diversi passaggi, ma la mappa è data per sicura.
Cos’è accaduto? Questo: dopo ben cinque anni, Bruxelles ha preso atto che il prodotto interno lordo pro capite della Sardegna non era più all’interno della fascia che va dal 75 al 90 per cento della ricchezza media di un cittadino europeo. È almeno dal 2013 che i sardi vivono con molto meno (19mila euro l’anno) e quindi non possono più rientrare fra le «regioni in transizione», blocco in cui avevano fatto invece capolino all’ inizio degli anni Duemila. Solo che l’Europa ha tempi lunghi e quello che era già evidente dal biennio 2012-2013, il calo del Pil, è stato ratificato solo l’altro giorno. Alla Regione sapevano da tempo del passo indietro, anzi più volte lo hanno segnalato a Bruxelles, ma per la stagione dei contributi che va dal 2014 al 2020, è quella in corso, il responso era stato questo: «Niente da fare, niente soldi in più, perché la Sardegna è ancora una regione in via di sviluppo». Ora è arrivata la correzione anche se gli effetti cominceranno a vedersi solo dal 2021 in poi.
Situazione reale. La Sardegna da quando è una regione in transizione riceve in media dall’Europa 600 milioni dalla cassa del Fondo sociale, 900 milioni come quota del Fondo di coesione e un miliardo e 300 milioni per il Piano di sviluppo rurale. Con la discesa di un gradino, dovrebbe arrivare un extra intorno al 30 per cento. Calcolatrice alla mano, il risultato è questo: dal 2021 incasserà 840 milioni in più rispetto ai 2,8 miliardi attuali. Una sorta di bonus, perché è ritornata nel blocco delle regioni sottosviluppate, secondo la classifica Ue, visto che il suo prodotto intorno lordo è sceso sotto la soglia del 75 per rispetto a quello europeo. L’ultima conferma è arrivata è arrivata dal report di Bruxelles che ha riclassificato la Sardegna fra le 65 regioni più povere dell’Unione ed esattamente al 212esimo posto su 726. In altre parole, la vecchia classifica era gonfiata e finalmente è stata riallineata con la realtà. Certo, rimane la delusione per lo sviluppo mancato e una risalita che purtroppo non c’è stata visto che in cinque anni, dal 2011 al 2016, sotto il peso micidiale della grande crisi, ha perso ben cinque punti di ricchezza pro capite.
Battaglia vinta. A sostenerlo, in un comunicato stampa, è l’europarlamentare Salvatore Cicu di Forza Italia. «È stato – scrive – il via libera, nel 2015, alla mia mozione sul riconoscimento dell’insularità e permettere così alla Sardegna di rientrare in una posizione più vantaggiosa rispetto a quella in cui, non erano presi invece in considerazione i costi economico e sociale dovuti al suo status di isola». Secondo Cicu, «vinta questa battaglia politica e di giustizia, ora serve una task force regionale per spende bene i fondi europei, cosa che finora l’attuale giunta di centrosinistra non è riuscita invece a fare». Accusa ovviamente rispedita al mittente dalla Regione. (ua)
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