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Olbia, un laboratorio di idee per il “nuovo” Pd

Olbia, un laboratorio di idee per il “nuovo” Pd

La ricetta per non scomparire: dal rilancio della questione sarda all’autonomia dai vertici nazionali

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OLBIA. Cambiare per non morire. La strategia è più o meno questa. Chi sogna un partito democratico sardo e autonomo da quello nazionale comincia a riunirsi e a parlarne senza troppi problemi. Lo spettro di una batosta alle regionali, o di una progressiva scomparsa in stile partito socialista francese, mette in moto un laboratorio di proposte e idee. Si parte da un presupposto: così il Pd non va più bene, quindi serve un partito nuovo che sappia ripartire dalla questione sarda. L’occasione è rappresentata dal salotto politico–culturale di Nardino Degortes, olbiese, ex assessore regionale, area Fadda–Cabras, che con una serie di inviti mirati ha messo insieme parte dei vertici regionali. Ma non solo. C’era per esempio Paolo Maninchedda, segretario Pds, che davanti a una idea di centrosinistra marcatamente sardo non resta di certo indifferente. Insomma, la linea sembra tracciata. Ma naturalmente, e come sempre, ci sarà da fare i conti con le altre anime del partito. A parlare per primo nel dibattito moderato dai giornalisti Luca Rojch, Caterina De Roberto e Augusto Ditel è stato Silvio Lai, ex senatore, che per il Pd sardo aveva proposto un referendum. «Il Pd ha chiuso un ciclo, ha tradito le sue radici – dice Lai –. Ora è respingente. Ho proposto che sparisse e che al suo posto nascesse una casa dei riformisti in grado di difendere gli interessi dell’isola». Paolo Maninchedda ha parlato chiaro: «La sinistra deve chiudere con il Risorgimento e pensare al federalismo. Deve parlare degli interessi dei cittadini, che non sono gli stessi in tutta Italia». Poi Emiliano Deiana, primo cittadino di Bortigiadas e presidente Anci, voce del non troppo virtuale partito dei sindaci: «Il Pd ha dimenticato i diritti sociali, quindi penso a un partito capace di ripartire dal lavoro, dai luoghi e dalle periferie umane e territoriali». Critiche al Pd di oggi sono arrivate dall’ex deputato Gian Piero Scanu, che ha parlato di «un partito non più di sinistra». In sala gli assessori regionali Carlo Careddu e Raffaele Paci. Apertura da parte dei consiglieri regionali Roberto Deriu e Giuseppe Meloni e da Franco Mannoni. Antonio Satta, segretario Upc, plaude all’autocritica dell’alleato. (d.b.)

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