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Dal metano ai trasporti, tante incognite per la Sardegna

Alessandro Pirina
Dal metano ai trasporti, tante incognite per la Sardegna

Il cambio di governo mette a rischio la dorsale del gas: i grillini sono contrari

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SASSARI Il cambio di interlocutore a Palazzo Chigi rischia di disegnare un altro futuro per la Sardegna. In questi anni i rapporti tra Cagliari e Roma non sono stati del tutto idilliaci. Dalla vertenza entrate alle servitù militari, dai costi della sanità in capo alla sola Regione alle leggi impugnate dallo Stato, sono stati diversi i motivi di conflitto. Ma allo stesso tempo tra Pigliaru e Renzi, e poi Gentiloni, c’è stata una forte sintonia politica. Un’intesa dettata anche dalla comune appartenenza al Pd. Ma ora al governo ci sono due forze di rottura, il M5s e la Lega, che su molti temi vorrebbero fare carta straccia di quanto fatto dal centrosinistra. Programmi diversi e obiettivi capovolti che potrebbero cambiare il futuro dell’isola, che, va detto, il 4 marzo al Movimento ha destinato percentuali bulgare.

Metano. A rischio è il processo di metanizzazione della Sardegna. La giunta Pigliaru l’ha inserito tra le sue priorità fin dal suo insediamento, trovando un forte sostegno nel governo. Il presidente della Regione ha fissato nel 2021 il traguardo che dovrebbe portare a un dimezzamento delle bollette. In questi mesi il processo è andato avanti senza intoppi: le due società interessate al metanodotto, Snam e Sgi, hanno trovato l’accordo su chi dovrà realizzarlo, mentre Regione e Mise hanno sottoscritto un protocollo che prevede una autorizzazione unica. Ma l’avvicendamento al ministero, con il passaggio da Calenda a Di Maio, potrebbe cambiare i programmi. D’altronde, i 5 stelle, anche gli esponenti sardi, hanno sempre liquidato il metano come un progetto datato e impattante. Per i grillini il futuro non può prescindere dalle energie rinnovabili. No alla dorsale anche dal Psd’Az, che nell’isola ha stretto un patto di ferro con la Lega.

Ex Alcoa. Anche a Portovesme si guarda con molta attenzione a quanto accade a Roma. Dopo una battaglia lunga anni lo scorso febbraio si è raggiunto l’accordo sul passaggio dell’ex Alcoa alla svizzera Sider Alloys, che prevede la partecipazione di Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, al 20 per cento, di cui il 5 andrà direttamente agli operai che diventeranno azionisti. Secondo il cronoprogramma a settembre saranno assunti i primi lavoratori ed entro maggio 2019 riprenderà la produzione di alluminio. Ma anche in questo caso incombe l’incognita 5 stelle. In campagna elettorale il Movimento si è sempre dichiarato contrario a una ripresa della attività industriale: meglio puntare su turismo e agroalimentare. Parole che il 4 marzo anche nel Sulcis sono state premiate da una valanga di voti.

Continuità territoriale. Il diritto alla mobilità dei sardi non ha colore politico. In questi mesi ci sono state molte polemiche sui bandi della continuità aerea, su una battaglia che la Regione sta conducendo contro l’Europa. Ma tutti sono concordi sulla necessità di un cambio di rotta. Per questo la Regione al governo Gentiloni ha chiesto sostegno nella sua lotta con Bruxelles. E lo stesso farà con il governo Conte, che, però, con l’Europa ha in cantiere tante altre battaglie da ingaggiare. Quanto alla continuità marittima la giunta, in vista della scadenza della convenzione con Tirrenia, ha avanzato al governo la richiesta per il trasferimento delle funzioni dallo Stato alla Regione. Un tema sui cui in Sardegna è difficile trovare oppositori. Ma ovviamente l’ultima parola spetta al governo.

Entrate ed enti locali. Sempre aperta è poi la vertenza accantonamenti, tra le questioni che hanno visto la Regione su fronti opposti rispetto al governo. Nell’ultima legge di stabilità sono stati stanziati appena 15 milioni, una cifra molto più bassa di quanto in realtà spetti all’isola. E sempre aperta è poi la vertenza sugli enti locali, con le province sarde in ginocchio per il taglio delle risorse statali. Vicende su cui la Regione chiederà a Conte quelle risposte che finora non sono arrivate.

Vaccini. C’è infine una questione sanità. L’assessore Arru, in linea con la ministra Lorenzin, ha sposato l’obbligatorietà dei vaccini in tutti gli asili e le scuole dell’infanzia. Una presa di posizione che invece è stata sempre contestata dalla neotitolare della Sanità, Giulia Grillo.

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