Luigi Berlinguer contro l’asse Lega-M5s «Solo demagogia, illudono il popolo»
L'ex ministro del Pd stronca il governo Conte
Rettore, ministro, membro del Csm, parlamentare a Roma e a Bruxelles. In Italia pochi possono vantare un cursus honorum come quello di Luigi Berlinguer. Una vita, la sua, dedicata al diritto e alla politica che mal si concilia con quanto accaduto nel Paese nelle ultime settimane. Sempre impegnato a sinistra, dal Pci al Pd, l’86enne Berlinguer, lucidissimo ma un po’ nostalgico della sua Sardegna, boccia senza appello l’asse Lega-M5s e il governo Conte, accusa Salvini di razzismo, ironizza su Savona, ma chiama anche alla responsabilità il Pd tramortito dalla batosta elettorale del 4 marzo.
Berlinguer, l’Italia ha un nuovo governo. Che giudizio si è fatto?
«Prima di tutto mi faccia dire una cosa: personalmente ritengo una cosa molto positiva che si sia conclusa la fase di forte incertezza. La politica non può permettere di lasciare un vuoto solo per diatribe interne. Il fatto che questa fase si sia chiusa e che ora ci sia un governo è una cosa positiva. Ma qui subentra una seconda automatica considerazione...».
Dica.
«È un bene che ci sia un governo ma è un male se si tratta di un governo non buono. Io la libertà di giudizio me la voglio riservare. Ammetto che per alcuni ministeri, come esteri ed economia, abbiano scelto personalità di qualità. E questo aspetto è da valutare in maniera positiva. Ma quello che ritengo negativo per il Paese è il crearsi di una alleanza forzata dai numeri ma non da convergenze programmatiche dell’uno e dell’altro. Il programma della Lega è sostanzialmente antitetico a quello evanescente e scarsamente comprensibile dei 5 stelle».
Eppure prima della nascita del governo le due forze hanno trovato l’intesa sull’ormai famoso contratto...
«È solo l’elenco dei programmi dell’una e dell’altra forza senza fare sintesi. Voglio vedere come viene fuori la questione del reddito di cittadinanza: è una sparata demagogica di stampo elemosiniero. Voglio capire dove trovano le risorse. Come voglio capire chi paga l’eventuale cancellazione della legge Fornero. La demagogia è contro l’interesse del popolo perché tende a prendere il popolo per il naso e illuderlo. Quello che ho imparato dai grandi ideali del comunismo non è solo prospettare il cielo in terra ai lavoratori ma costruire assieme a una coscienza di classe il senso di responsabilità e introdurre la giustizia sociale concretamente e riformisticamente. Passo dopo passo».
Il governo Conte punta a rivedere i rapporti con l’Europa.
«Ho apprezzato molto il gesto di Mattarella, quell’energia che un uomo mite e delicato ha mostrato in un momento così grave. L’adesione alla Ue o è convinta o trasforma la presenza nella compagine europea dello Stato italiano in una condizione di debolezza, nell’impossibilità di incidere. In Europa conta chi si dà da fare credendoci. Lo scettico viene messo subito da parte perché gli altri occupano il suo spazio. E questo è un pericolo. In Europa bisogna farsi valere non strillando e parlandone male ma proponendo misure concrete di rafforzamento dell’Unione e di forte ambizione nel farla progredire».
L’euroscettico Savona dalla Economia è stato spostato alle Politiche europee.
«Questa cosa mi fa un po’ sorridere. Gli hanno detto: non ti puoi occupare delle cose serie in Europa, ovvero l’economia, ma di quelle più frivole, cioè le relazioni tra gli Stati. Sinceramente questa specie di compromesso ridicolizza l’operazione».
Diritti civili: l’Italia rischia di fare passi indietro?
«Basta sentire le parole del ministro della Famiglia, o quelle sull’accoglienza ai migranti. L’avvento della destra, in particolare leghista, è un grave passo indietro nel processo di civiltà del Paese. Tende a una restaurazione di una concezione arcaica della società. Sintetizzo con tre parole: Salvini è razzista. Uno può togliere la parola nord dalla Lega per soppiantare la destra di Berlusconi, ma nel suo animo c’è il disprezzo nel nordista reazionario nei confronti dei meridionali. Magari lo potrà anche mascherare, ma il suo animo è quello».
Intanto, la sinistra è a pezzi: cosa deve fare per ripartire?
«Noi abbiamo subito una sconfitta e se non lo ammettiamo apertamente peggiorerà la situazione. Ci sono ragioni di alcune insufficienze pratiche e politiche, ma la ragione prima dell’insuccesso è simile a quello che sta succedendo in tutta la Ue. Siamo di fronte alla necessità di una revisione profonda dell’ideale e della struttura politica del socialismo. Se lo stato comunista è crollato, l’ideale dell’uguaglianza e della giustizia sociale è più vivo che mai, ma la costruzione di un’idea di progresso e di equità sociale non è più soddisfatta compiutamente dall’eredità socialista. Non scompare la sinistra, quindi. Perché essa interpreta le esigenze di tanti che vanno difesi ma se ne richiede un ripensamento profondo».
Un ripensamento partendo dall’attuale Pd?
«Uno può chiamarlo nei modi che vuole, ma non si può inventare un partito ogni 10 anni, altrimenti significa che non si vuole costruire nulla o che ognuno lo vuole a propria immagine e somiglianza. In Italia comunque un partito riformista progressista sensibile al tema della giustizia sociale e capace di interpretare i bisogni della società è indispensabile. Non è impossibile che si trovino le energie all’interno dell’attuale Pd, perché a differenza degli altri paesi, questi ideali vedono la convergenza tipicamente italiana delle nostre due componenti progressiste: socialista e cattolica. Il che è sicuramente una enorme complicazione ma anche un elemento di ricchezza maggiore rispetto agli altri Paesi».
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