Bullismo e cyberbullismo Il patentino salva ragazzi
È previsto dalla proposta di legge presentata dal Pd In Consiglio regionale Corsi per l’educazione civica digitale. Tempi brevi per il via libera in Aula
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CAGLIAR. Bullismo e cyberbullismo: c’è da tempo un gran parlare intorno a questi due fenomeni selvaggi. Però spesso si scatena, al di là dei convegni, appena i pestaggi a scuola, nelle piazze reali e in quelle virtuali, leggi social network, diventano fattacci di cronaca e virali sulla Rete, non più solo terribili segreti. Prima, invece? C’è qualcosa ma poco: esistono ancora troppi vuoti nella prevenzione. In Sardegna manca ad esempio un «patentino» che educhi gli adolescenti all’uso consapevole d’internet, la Toscana ce l’ha, e mancano gli sportelli in cui le vittime possano raccontare, protette dall’anonimato, il dramma vissuto. «C’è di sicuro un’emergenza da affrontare in tempi stretti e soprattutto dobbiamo avere tutti a disposizione gli strumenti giusti per fronteggiarla». Lo ha detto il consigliere regionale Piero Comandini del Pd, nel presentare la proposta di legge per contrastare i «comportamenti vessatori reali, o quelli consumati e in aumento attraverso sms, chat e social network». L’obiettivo è dichiarato: «C’è la necessità di attivare sinergie tra quei soggetti, dalla scuola alla famiglia, in grado di alzare su un’indispensabile barriera di difesa». Con un finanziamento di 250mila euro quest’anno e altrettanti nel 2019 e 2020, la proposta punta a organizzare un rete regionale per «promuovere e sostenere fra i ragazzi la cultura della legalità, l’educazione civica digitale, il rispetto della dignità della persona, la valorizzazione delle diversità e contrastare ogni possibile discriminazione». Gli ultimi dati sulla Sardegna, rilevati dall’Istat, risalgono però a quattro anni fa, non ci sono ricerche più recenti, e questo è un altro vuoto da colmare Comunque, nella fascia 11-17 anni, il 12,4 per cento ha subito comportamenti aggressivi una o più volte al mese, quattro su dieci almeno una volta in un anno e la metà mai. In più c’è il sommerso che rimane tale quando paura e vergogna sono blocchi difficili da superare per le vittime e chi sta loro intorno. Se dal 2017 c’è una legge nazionale per contrastare bullismo e cyberbullismo, entro questa legislatura potrebbe esserci anche quella regionale. È questo l’auspicio della consigliera regionale del Pd Daniela Forma, di chi coordina la commissione sanità, Raimondo Perra, Psi, e dichiarata di recente anche da Gianfranco Ganau, il presidente dell’Aula. «Con l’accordo di tutti i partiti – hanno detto – la proposta potrebbe presto essere inserita all’ordine del giorno e approvata in poche settimane». Secondo Maria Grazia De Matteis, garante per l'infanzia e l'adolescenza, «questa è una proposta di legge che aiuta la vittima e nello stesso tempo il bullo, e punta a insegnare un approccio corretto allo strumento informatico». Senza però arrivare all’esagerazione francese, voluta dal presidente Macron, che vieta l’uso degli smartphone nelle scuole Elementari e Medie. «Più che nella repressione – ha sottolineato Angela Quaquero dell’Ordine degli psicologi – dobbiamo rinforzare la prevenzione e il recupero di vittime e aggressori». Per Piero Comandini «è necessario un tavolo tecnico regionale che tracci il programma da seguire, col coinvolgimento non solo della scuola e delle famiglie, ma anche di Comuni, associazione culturali e sportive». In altre parole, «serve un lavoro capillare, per mettere al sicuro le nuove generazioni dall’aggressività oggi presente e invadente nella società, sulla Rete e in televisione». Con il contributo anche del Corecom, il comitato di controllo delle comunicazioni. «Siamo pronti a scendere in campo e a fare fronte comune», ha detto il presidente Mario Cabasino.
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