l’intervento
Murgia stupita: conta solo la bella voce
La scrittrice: è una liturgia, tutti hanno diritto di cantare
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NUORO. Alla notizia dell’ostracismo verso il coro femminile Bendas, Michela Murgia inizialmente resta senza parole. In questi giorni è nel nord Italia impegnata in una serie di spettacoli, performance che si basano sui suoi racconti e la sua esperienza di donna impegnata per i diritti di genere. Poi prevale l'indole battagliera di una delle figure che meglio raccontano oggi in Italia la condizione femminile, ma anche gli studi teologici della scrittrice nata a Cabras (nel 2011 ha pubblicato con successo il saggio sulla Madonna e la posizione della donna nella storia della Chiesa, “Ave Mary”). «Io credevo che per cantare bisognasse essere intonati. Invece scopro – dice la scrittrice – che bisogna avere il diploma in tradizioni folkloristiche, cosa che sicuramente i membri di tutti i cori maschili avranno conseguito prima di tirare la prima nota. Se è così però dovevano essere distratti alla lezione in cui si spiegava che la Santa Messa non è una tradizione folkloristica, ma una liturgia religiosa dove tutti hanno diritto di cantare lodi a Cristo Redentore». Il riferimento è alla frase del presidente dei Canarjos secondo il quale le donne di Bendas devono ancora studiare a lungo prima di potersi esibire. (p.me.)
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