GLI SCHIAFFI DI TRUMP: SFIDA ALL’UNIONE EUROPEA
di NICOLÒ MIGHELI
Il tweet trumpiano dove annunciava il suo desiderio di ritorno della Russia era solo un pretesto. Non a caso la Russia per bocca del ministro degli esteri Lavrov dichiarava che non era nelle loro...
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Il tweet trumpiano dove annunciava il suo desiderio di ritorno della Russia era solo un pretesto. Non a caso la Russia per bocca del ministro degli esteri Lavrov dichiarava che non era nelle loro intenzioni rientrare in un club che loro percepiscono inutile, tanto più dopo il rifiuto americano. Per Lavrov il club giusto è il G20 dove sono presenti loro, Usa, Cina, India, oltre agli europei, gli arabi e i paesi emergenti. L’unico luogo per il governo delle complessità mondiali in questo secolo. Il gesto di Trump ha come giustificazione i dazi, ma poteva essere qualsiasi altro motivo. Trump e i suoi elettori non sopportano che il paese più potente al mondo debba sottostare a una autorità superiore, sia essa l’Onu o il G7; il proprio interesse visto come preminente sugli altri, con cui non si deve mediare avendo alle spalle le FFAA più potenti del mondo. Avrà senso un G6 Europa più Canada e Giappone senza l’azionista principale? È la domanda che in questo momento si pongono le cancellerie occidentali. Senza gli Usa quel club diventa altra cosa, solo un coordinamento tra economie che stanno abbattendo i dazi doganali senza un grande impatto nelle sorti del mondo, visto che in mancanza dell’unità politica europea il peso solitario della Germania diventa risibile. Lo schiaffo di Charlevoix, oltre che mandare in crisi l’organizzazione politica dell’Occidente, mina quella militare. La NATO è dentro una crisi strategica che mostra le divisioni dei suoi componenti. I paesi dell’est, eccetto l’Ungheria, più la Gran Bretagna e gli Usa sono inquieti per l’attivismo russo. Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e in parte Francia avvertono la minaccia nel fronte sud: Medio Oriente e Africa del Nord. La Germania in mezzo e la Turchia è sempre più filorussa. La richiesta Usa di aumentare i bilanci della difesa al 2% del PIL è vista con sofferenza, miliardi di euro sottratti al welfare e alla crescita, senza contare che per i tedeschi sarebbe una spesa annua di 80 miliardi di euro e una Germania forte militarmente ha sempre suscitato inquietudini nei vicini. L’Italia paga l’inesperienza di Conte, poi si adegua ai partner europei in una politica del “ma anche” che vorrebbe essere quella tradizionale degli Andreotti e Craxi ma ricorda di più i valzer dell’Italietta umbertina divisa tra i franco-britannici e gli imperi centrali. Per il nuovo governo italiano resta la continuità dell’alleanza con gli Usa anche se la simpatia espressa da Salvini verso la Russia comporta molte diffidenze in quel Deep State americano che è poi il vero artefice della loro politica estera. Bisognerebbe capire se le sterzate di Trump verranno approvate da quel sistema di agenzie e interessi che sono da sempre ferocemente anti russi, oppure in qualche modo verranno sterilizzate. Dazi e sanzioni dovranno passare nel Congresso, questo le approverà o le modificherà sensibilmente? Se vincerà Trump passerà il “divide et impera” con accordi stato per stato. L’Europa saprà difendersi? Ne va della sua sopravvivenza.
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