Nel Pd si lavora alla tregua ma resta l’incognita Soru
Cabras, Fadda, renziani ed ex Ds pronti a eleggere il nuovo segretario lunedì 25 Ma sull’accordo unitario non c’è il via libera dell’ex governatore: no ai caminetti
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CAGLIARI. Il giorno dopo le dimissioni di Giuseppe Luigi Cucca, c’è già una possibile data in cui l’assemblea del Pd potrà decidere se eleggere subito il nuovo segretario, o scegliere invece la strada del congresso straordinario. Il giorno della conta dovrebbe essere lunedì 25 giugno, ancora nel pomeriggio e sempre ad Abbasanta. Quindi, molto prima del mese concesso dal regolamento per la decisione finale. La fretta è evidente: in un modo o nell’altro, i dem non voglio rimanere senza una guida, ufficiale o reggente che sia, in quelli che da metà agosto in poi e forse anche molto prima, saranno le settimane più calde nella trattativa per le Regionali del 2019. Oltre alla fretta politica, c’è dell’altro. Perché sul suo futuro il Pd s’è comunque dimostrato comunque spaccato neanche dieci minuti dopo l’addio di Cucca e quindi serve chiarezza. La conta è stata immediata. I renziani e gli ex Diesse, che fanno parte della stessa corrente, e il gruppo dei popolari-riformisti hanno dichiarato all’impronta di volere eleggere un segretario. Invece i soriani hanno detto l’esatto contrario, almeno sono state queste le parole del leader: «Noi siamo per il congresso. Non è più il tempo dei notai». Spaccati erano e spaccati lo sono ancora, anche dopo i tre mesi abbondanti che sono trascorsi dalla pesante sconfitta elettorale di marzo, alle Politiche.
Gran movimento. Il valzer veloce è cominciato subito. Si sa, ad esempio, che in un attimo la maggioranza che sosteneva Cucca, formata da renziani, ex Diesse più i popolari-riformisti, ha organizzato, senza neanche spostarsi troppo da Abbasanta, un vertice volante. Per decidere cosa? Che faranno di tutto per eleggere un segretario unitario, ma se i soriani non ci staranno e si intestardiscono nel volere il congresso, allora sarà la vecchia alleanza a sceglierlo da sola. Voci non confermate accennano che, in caso di un’ennesima spaccatura con Soru, questa volta spetterà ai popolari-riformisti proporre la rosa dei candidati. Nel fare un passo di lato, i renziani e i Diesse, che hanno vinto il congresso dell’anno scorso, quello che ha eletto Cucca, avrebbero posto solo una condizione. Questa: preferirebbero che il prescelto fosse una figura autorevole, finora poco coinvolta nell’infinita faida correntizia, cioè il più possibile equidistante dagli attuali gruppi. Ma tutto questo avverrà solo se prima del 25 giugno, con i soriani, non dovesse essere trovato l’accordo per eleggere all’unanimità l’auspicato segretario di tutti.
Lo scenario. Stando a quanto è stato detto a caldo da Soru, nel salone dei ricevimenti di Abbasanta, le posizioni fra un blocco e l’altro oggi sembrano però essere molto lontane. Oggi, perché in questi giorni che mancano al 25 giugno, le varie diplomazie entreranno in azione a più riprese e dovunque. Cosa potrebbe convincere chi vuole il congresso a essere più morbido? Forse questa proposta: intorno al «nome stavolta scelto da tutti» potrebbe essere nominata una segreteria composta esclusivamente solo da volti nuovi e con massimo quarant’anni all’anagrafe. Di fatto sarebbe quel cambio generazionale che, in tutte le ultime riunioni, la corrente di Soru ha invocato come una «delle strade, non certo l’unica, per riconquistare la fiducia degli elettori che ci hanno voltato le spalle a marzo». Basterà quest’offerta a convincere l’eurodeputato e il suo gruppo a rinunciare al congresso che per loro è invece una priorità? Forse in questo momento non basta e quindi sul piatto gli ambasciatori dovranno metterci dell’altro. Però neanche l’eventuale rilancio potrebbe essere sufficiente per Soru, che di recente ha ribadito: «Mai più parteciperò ai caminetti». Per lui, ora come ora, conta solo quello che «discutiamo e discuteremo in assemblea», a cominciare da quella di fine giugno, ad Abbasanta. (ua)
Gran movimento. Il valzer veloce è cominciato subito. Si sa, ad esempio, che in un attimo la maggioranza che sosteneva Cucca, formata da renziani, ex Diesse più i popolari-riformisti, ha organizzato, senza neanche spostarsi troppo da Abbasanta, un vertice volante. Per decidere cosa? Che faranno di tutto per eleggere un segretario unitario, ma se i soriani non ci staranno e si intestardiscono nel volere il congresso, allora sarà la vecchia alleanza a sceglierlo da sola. Voci non confermate accennano che, in caso di un’ennesima spaccatura con Soru, questa volta spetterà ai popolari-riformisti proporre la rosa dei candidati. Nel fare un passo di lato, i renziani e i Diesse, che hanno vinto il congresso dell’anno scorso, quello che ha eletto Cucca, avrebbero posto solo una condizione. Questa: preferirebbero che il prescelto fosse una figura autorevole, finora poco coinvolta nell’infinita faida correntizia, cioè il più possibile equidistante dagli attuali gruppi. Ma tutto questo avverrà solo se prima del 25 giugno, con i soriani, non dovesse essere trovato l’accordo per eleggere all’unanimità l’auspicato segretario di tutti.
Lo scenario. Stando a quanto è stato detto a caldo da Soru, nel salone dei ricevimenti di Abbasanta, le posizioni fra un blocco e l’altro oggi sembrano però essere molto lontane. Oggi, perché in questi giorni che mancano al 25 giugno, le varie diplomazie entreranno in azione a più riprese e dovunque. Cosa potrebbe convincere chi vuole il congresso a essere più morbido? Forse questa proposta: intorno al «nome stavolta scelto da tutti» potrebbe essere nominata una segreteria composta esclusivamente solo da volti nuovi e con massimo quarant’anni all’anagrafe. Di fatto sarebbe quel cambio generazionale che, in tutte le ultime riunioni, la corrente di Soru ha invocato come una «delle strade, non certo l’unica, per riconquistare la fiducia degli elettori che ci hanno voltato le spalle a marzo». Basterà quest’offerta a convincere l’eurodeputato e il suo gruppo a rinunciare al congresso che per loro è invece una priorità? Forse in questo momento non basta e quindi sul piatto gli ambasciatori dovranno metterci dell’altro. Però neanche l’eventuale rilancio potrebbe essere sufficiente per Soru, che di recente ha ribadito: «Mai più parteciperò ai caminetti». Per lui, ora come ora, conta solo quello che «discutiamo e discuteremo in assemblea», a cominciare da quella di fine giugno, ad Abbasanta. (ua)
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