Limba, nulla di fatto Il testo in commissione
Non si trova l’accordo sulla legge, stabilito un rinvio di una settimana Presentati 300 emendamenti, tensioni nella maggioranza di centrosinistra
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CAGLIARI. La babele di Sardegna ha preso il sopravvento e poi anche in ostaggio quaranta articoli. Sono quelli della nascente legge sulla Lingua: il Consiglio regionale li ha congelati per almeno un’altra settimana. Si è ricreduta dopo averli gettati, con troppa fretta, in un dibattito preparato male dal centrosinistra e finito peggio in appena ventiquattr’ore anche per lo scontato accanimento dell’opposizione. La maggioranza ha mandato in avanscoperta un appassionato relatore, Paolo Zedda, Mdp, senza però saperlo difendere, ma potrebbero averlo fatto a proposito, dal fuoco incrociato scatenatosi sin dal primo capoverso. I quaranta articoli sono stati fatti subito prigionieri, a torto o ragione, dalla discesa in campo di troppi gruppi trasversali. Nati in corsa, non certo legati dall’appartenenza politica, ma dal territorio di provenienza e dalla variante parlata dalle loro parti. Lo si è capito in un attimo che l’aria non poteva essere quella giusta. È stato quando Zedda, in campidanese, ha risposto richiesta del presidente dell’Aula, Gianfranco Ganau, di esprimere il parere della commissione cultura sul primo blocco degli oltre 300 emendamenti presentati in pochi giorni. Lui il suo dovere l’ha fatto, senza sbavature formali, ma di contro è stato stoppato due minuti dopo dal gallurese Giuseppe Meloni del Pd, il partito di maggioranza relativa. «Presidente – ha domandato – spero che presto mi siano consegnate le cuffiette per la traduzione simultanea, perché non ho capito davvero se il parere sui miei emendamenti sia stato positivo e negativo». È bastata questa battuta, seppure smorzata dal sassarese Ganau con la replica «Onorevole, non si preoccupi, la prossima volta mi preoccuperò della traduzione», per capire che la legge sarebbe finita su un binario morto. «Non ci sono le condizioni per entrare nel merito degli articoli – ha confermato Roberto Deriu del Pd. Né è ammissibile un’approvazione per pezzi della legge e quindi propongo che il testo sia riportato in commissione per gli opportuni approfondimenti», e così è stato. Anzi, questa mattina ci sarà prima un vertice di maggioranza visto che le differenze sul Testo unico sono ancora troppe dentro il centrosinistra Sollevate anche da Pierfranco Zanchetta, capogruppo Upc: «Non possiamo imporre una Lingua sarda, dobbiamo invece parlare di Lingue sarde». Su questa legge «nata malata e piene di lacune», così l’ha definita Marco Tedde, vicecapogruppo di Forza Italia, l’opposizione s’è scatenata. «In queste confusione – ha sottolineato Attilio Dedoni dei Riformatori – corriamo il rischio di fare un errore storico, dividendo ancora di più la Sardegna». Sempre dagli stessi banchi Luigi Crisponi è riuscito a strappare più di un sorriso quanto ha concluso l’intervento con queste parole: «Abbiamo appena assisto al campionato di sardo ad ostacoli». Messo all’angolo dalla sua maggioranza e dal centrodestra Paolo Zedda ha provato a replicare a tutti: «La questione della Lingua accende come sempre gli animi, non soltanto in Sardegna. È accaduto in Friuli, per i ladini e non solo. A parte questo, devo ribadire che la commissione ha lavorato per due anni e lavorato bene, con trenta audizioni e parecchi documenti esaminati. In questa legge non c’è una gerarchia fra le diverse lingue o varianti. Tutela, valorizzazione e diffusione sono alla pari per tutte». Non è bastato neanche quest’ultimo appello a calmare gli animi. Fino al punto che è dovuto intervenire il capogruppo del Pd per evitare che il centrosinistra saltasse per aria sotto lo sguardo compiaciuto del centrodestra. «Teniamo i nervi a posto – ha detto Cocco – la materia è delicata. Non è un caso che da tantissimo tempo cerchiamo di metterci mano e si vede che ancora non lo abbiamo fatto fino in fondo. A questo punto è necessario approfondire il Testo unificato e la confera arriva anche dagli oltre 300 emendamenti presentati. Non dobbiamo approvare una legge qualunque e comunque. Se abbiamo bisogno di qualche giorno in più prendiamocelo». Il Consiglio gli ha dato ragione e compatto ha deciso il rinvio di una settimana. (ua)
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