Fondi ai gruppi, processo d’appello a Petrini
di Mauro Lissia
Accolta l’istanza della difesa: oggi si riapre l’istruttoria. L’ex consigliere del Pdl condannato a 20 mesi
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CAGLIARI. Una decina di fatture che ballano, senza firma, provenienza incerta: stamattina gli investigatori della polizia giudiziaria dovranno spiegare alla Corte d’Appello come hanno fatto ad attribuirle a Onorio Petrini, l’ex consigliere regionale del Pdl condannato a un anno e otto mesi in abbreviato perché colpevole di peculato al processo per i fondi ai gruppi.
A disporre la parziale rinnovazione dell’istruttoria è stato il presidente Claudio Gatti su istanza del difensore, l’avvocato Giancarlo Mereu.
Petrini non ha una posizione processuale invidiabile: a novembre del 2013 il suo studio di odontotecnico venne perquisito su ordine del giudice per le indagini preliminari, Giampaolo Casula, e saltarono fuori 25 oggetti d’argento e una zuccheriera piena di zollette acquistati con 5908 euro del gruppo.
Successivamente il conto del pubblico ministero Marco Cocco salì fino a 25 mila euro, di cui Petrini restituì una parte in corso di processo.
Ma se le fatture che la difesa ha chiesto di riesaminare gli venissero tolte dal conto, la posizione dell’ex onorevole risulterebbe alleggerita e di conseguenza, in caso di condanna, anche la pena. Tutto dipende da quanto diranno questa mattina i testimoni chiamati al giudizio d’appello.
Con Petrini viene processato in secondo grado Carlo Sanjust - condannato a tre anni in abbreviato, difeso da Carlo Amat e Francesco Marongiu - per il famoso banchetto nuziale al Bastione Saint Remy pagato coi fondi del gruppo politico, 24 mila euro, rientrati nelle sue tasche dopo un complicato giro di fatture.
Sullo sfondo di questo processo la posizione molto complessa di Mario Diana, che tra il 9 settembre 2004 e il 19 dicembre 2008 è stato presidente del gruppo Pdl, poi sostituito da Pietro Pittalis.
Diana è sotto giudizio immediato, la sentenza è imminente, ma la sua posizione è strettamente legata a quella di Sanjust e Petrini, oltre che a quella di altri consiglieri regionali indagati.
Carlo Sanjust e Onorio Petrini per l'accusa avrebbero pescato a piene mani dai fondi del gruppo di centrodestra perché Diana li gestiva come se si trattasse di un appannaggio privato.
Davanti al tribunale Mario Diana ha spiegato di essere vittima di una lunga serie di truffe: i consiglieri del suo gruppo - a suo dire - gli facevano firmare o gli attribuivano assegni per spese di cui lui non sapeva nulla.
A disporre la parziale rinnovazione dell’istruttoria è stato il presidente Claudio Gatti su istanza del difensore, l’avvocato Giancarlo Mereu.
Petrini non ha una posizione processuale invidiabile: a novembre del 2013 il suo studio di odontotecnico venne perquisito su ordine del giudice per le indagini preliminari, Giampaolo Casula, e saltarono fuori 25 oggetti d’argento e una zuccheriera piena di zollette acquistati con 5908 euro del gruppo.
Successivamente il conto del pubblico ministero Marco Cocco salì fino a 25 mila euro, di cui Petrini restituì una parte in corso di processo.
Ma se le fatture che la difesa ha chiesto di riesaminare gli venissero tolte dal conto, la posizione dell’ex onorevole risulterebbe alleggerita e di conseguenza, in caso di condanna, anche la pena. Tutto dipende da quanto diranno questa mattina i testimoni chiamati al giudizio d’appello.
Con Petrini viene processato in secondo grado Carlo Sanjust - condannato a tre anni in abbreviato, difeso da Carlo Amat e Francesco Marongiu - per il famoso banchetto nuziale al Bastione Saint Remy pagato coi fondi del gruppo politico, 24 mila euro, rientrati nelle sue tasche dopo un complicato giro di fatture.
Sullo sfondo di questo processo la posizione molto complessa di Mario Diana, che tra il 9 settembre 2004 e il 19 dicembre 2008 è stato presidente del gruppo Pdl, poi sostituito da Pietro Pittalis.
Diana è sotto giudizio immediato, la sentenza è imminente, ma la sua posizione è strettamente legata a quella di Sanjust e Petrini, oltre che a quella di altri consiglieri regionali indagati.
Carlo Sanjust e Onorio Petrini per l'accusa avrebbero pescato a piene mani dai fondi del gruppo di centrodestra perché Diana li gestiva come se si trattasse di un appannaggio privato.
Davanti al tribunale Mario Diana ha spiegato di essere vittima di una lunga serie di truffe: i consiglieri del suo gruppo - a suo dire - gli facevano firmare o gli attribuivano assegni per spese di cui lui non sapeva nulla.
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