"Sassari Manna" è una periferia scompigliata
L'aumento del territorio urbanizzato ha portato alla mostruosa "movida" di Predda Niedda e a una generale perdita di valore del patrimonio immobiliare
Sassari, che tristezza l'ultima demolizione di un'altra casa di primo Novecento. Tanto più nel clima di rassegnazione per la disgregazione senza pietà di una storia urbana dignitosa. La città com'era - nelle immagini degli archivi - è imbarazzante. Si capisce la perdita dal confronto con lo scenario odierno. L'avvio nel nome della modernizzazione teorizzata nel secolo XIX. Non solo a Sassari - si sa. Ma praticata a Sassari con uno slancio autodistruttivo da primato. L'aggressione incessante fino ad oggi ed estesa alle campagne dai nomi suggestivi. Senza alibi. Lo so, il volto ottocentesco delle vecchie strade turritane è a scapito di tutte le preesistenze medievali, grazie alle dosi massicce dell'antidoto: il piccone contro le malattie che si credeva sprigionasse ogni centenaria muraglia di calcare. Togli il vecchio e metti il nuovo. Talvolta con lo sguardo ai migliori modelli di Terraferma, con qualche buon esito dopo l'Unità, grazie all'orgoglio civico della classe dirigente del tempo. La cui involuzione, con eccezioni, è certificata dalle scelte strampalate successive dettate dai commercianti di brutte case e dalle confraternite dell'abusivismo forever.
A metà Novecento sembrava indispensabile ostentarla la speculazione edilizia contro l'arretratezza. In modi rozzi (ma tranquilli: c'è molto peggio dei grattacieli, incentivi alla catarsi, anche se possiamo ridercene del sogno americano come nella poesia di Salvator Ruju). Frainteso il motto "Sassari manna", l'espansione senza cautele anche per rispondere all'immigrazione dai paesi, sempre incoraggiata. Così il patrimonio edilizio costituito da circa 2600 edifici negli anni Venti del Novecento - realizzato in un bel po' di secoli - è cresciuto di almeno sei volte nel tempo brevissimo di una cinquantina di anni (a cui non corrispondono abitanti in proporzione). Il territorio urbanizzato è oggi venti volte quello nel piano Petrucci tutto compreso (1938), quando ancora si capiva dove iniziava la campagna e finiva la città. Google maps rivela un assetto debordante e dispendioso. Eppure l'ascolto delle periferie trascura appunto le periferie: il suburbio scompigliato dove abita un terzo dei sassaresi, i principali animatori della movida di Predda Niedda, un insediamento commerciale (ex industriale) sparso in centinaia di ettari - questo sì fenomeno mostruoso - all'origine della separazione-nonsenso tra la città e i negozi.
L'impazzimento in rilevazioni di qualche anno fa: 172mq di superficie commerciale ogni 1000 abitanti nel distretto, rapporto molto più elevato delle medie nel Centro e nel Nord del Paese e che a Cagliari si ferma a 121 mq. Troppo edificato e mediocre, uno sciame di "vendesi" a prezzi sempre più bassi, e nonostante la crisi demografica si prevede altra espansione, alé! Le case che perdono valore #altro-che-spread (ne vogliamo parlare?).
Una fotografia di Sassari a cui ha fatto cenno Antonietta Mazzette qui. Osservando il disorientamento nell'organizzazione spaziale postmoderna e postindustriale, dissipatrice, energivora, inquinante, squilibrante. Insomma iniqua, con costi insostenibili e disagi scaricati sui soggetti più indifesi, come quella coppia di 85enni che abita una casetta nelle propaggini di Truncu Reale. Credo che il sindaco abbia colto il senso dell'allarme. E però le risposte che immagina mi sembrano deboli e rinunciatarie. Com'è stata l'accettazione della scelta della Regione di riconoscere una sola Città Metropolitana invece di esigere una risposta originale alle attese dei territori e aderente alla forma della Sardegna, con i suoi due Capi distanti, vuota al centro, le coste abitate per due mesi, ecc.
Il tiramisù della rete metropolitana porterà qualche spicciolo (?); ma non aiuterà Sassari a svolgere il proprio ruolo, né basta l'invocazione a "fare sistema" mediante unioni di Comuni prive di rango costituzionale. Una formula propiziatoria che non mi dà sollievo. Come la notizia dell' ingresso di Sassari nel club delle città di media dimensione. Scettico, sì. Ma pronto a ricredermi.
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