Fondi ai gruppi pene confermate per Sanjust e Petrini
di Mauro Lissia
In appello ribadite le condanne a 3 anni e a 2 anni e 4 mesi Con i soldi pubblici pagati il banchetto nuziale e argenti
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CAGLIARI. Niente da fare: gli ex consiglieri regionali del Pdl Carlo Sanjust e Onorio Petrini sono colpevoli di peculato anche per i giudici della Corte d’Assise, che hanno respinto i ricorsi dei difensori Carlo Amat, Francesco Marongiu e Giancarlo Mereu confermando di conseguenza la sentenza di primo grado. Fra novanta giorni, al deposito delle motivazioni, i legali decideranno se proseguire la battaglia giudiziaria in Cassazione, ma per adesso restano le pene originarie inflitte dopo il giudizio abbreviato: tre anni di reclusione per Sanjust e due anni e quattro mesi per Petrini. C’era una speranza, seppure piccola, che il processo-bis potesse alleggerire la posizione dell’odontotecnico cui i carabinieri e la Guardia di Finanza trovarono in studio pezzi d’argento acquistati coi fondi del gruppo, fra cui una zuccheriera colma di zollette: s’era accesa quando la Corte presieduta da Claudio Gatti aveva accolto la richiesta dell’avvocato Mereu di sentire ancora una volta gli uomini della polizia giudiziaria per capire quale fosse il collegamento fra una decina di fatture riferite ad acquisti contestati e Petrini. Secondo la difesa infatti non c’era alcuna firma, nulla che potesse ricondurre con un accettabile grado di certezza al consigliere del Pdl. Ma neppure l’esame degli investigatori, concluso ieri in fase di rinnovazione parziale dell’istruttoria, è bastato per convincere i giudici o almeno per introdurre il dubbio sulla paternità dei documenti. La conseguenza non poteva essere che il rigetto del ricorso in appello, per mettere il sigillo del secondo giudizio su una vicenda considerata già chiarita nel corso dell’inchiesta condotta dal pm Marco Cocco. Sanjust paga per quell’ormai celebre banchetto nuziale con trecento invitati e il privilegio legato all’uso dello spazio storico della passeggiata coperta, al Bastione Saint Remy, concesso soltanto a lui grazie ai rapporti stretti con l'amministrazione comunale di cui aveva fatto parte come assessore alle politiche giovanili. Ogni spesa affrontate per quella festa esclusiva gli era stata rimborsata coi fondi del gruppo Pdl in consiglio regionale: 24 mila euro, rientrati nelle sue tasche dopo un complicato giro di fatture che coinvolse un’albergatrice. Sanjust è stato condannato per questo, malgrado abbia restituito interamente al consiglio regionale la somma spesa impropriamente. Va comunque registrata una piccola vittoria della difesa di Sanjust: la Corte ha infatti riformato la sentenza di primo grado nella parte in cui l’ex onorevole era stato condannato a rimborsare all’Erario le spese della custodia cautelare in carcere. L’altro reato contestato in primo grado - legato a convegni fasulli organizzati dalla società Idealmente, pagati con 27 mila euro e dichiarati da Sanjust per giustificare spese - era stato riqualificato già in primo grado da peculato a truffa aggravata ed è al centro di un altro giudizio.
Petrini paga per 23 ciotole, una zuccheriera e un vassoio d'argento della ditta Calegaro. Il 25 novembre 2009 glieli trovò la polizia giudiziaria nel suo laboratorio di odontotecnico.
Petrini paga per 23 ciotole, una zuccheriera e un vassoio d'argento della ditta Calegaro. Il 25 novembre 2009 glieli trovò la polizia giudiziaria nel suo laboratorio di odontotecnico.
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