fondi ai gruppi/sentenza il 13 luglio
La difesa: «Diana vittima di imbrogli»
Per l’avvocato Delogu l’ex Pdl non sapeva che gli altri rubavano
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CAGLIARI. «Se Mario Diana fosse stato disponibile a fare imbrogli coi fondi del gruppo Pdl, perché il segretario gli avrebbe fatto firmare un assegno taroccato? Se era complice, che senso ha quella scelta?»: parole di Massimo Delogu, difensore insieme al collega Pierluigi Concas dell’ex presidente del gruppo regionale di centrodestra, a giudizio immediato per peculato continuato. Il legale non ha chiesto l’assoluzione del politico oristanese («distinguiamo ciò che ha fatto da ciò che non ha fatto») perché i preziosi libri d’arte e storia trovati a casa sua dalla polizia giudiziaria, pagati coi soldi pubblici, non possono avere giustificazioni. Ma ha puntato con decisione sugli altri capi d’imputazione, mettendo l’ex consigliere regionale al centro di un’operazione truffaldina che sarebbe stata organizzata a suo danno: «Lo dicono le carte - ha spiegato Delogu - prima della sua presidenza i consiglieri incassavano i fondi del gruppo direttamente sui propri conti correnti, è stato Diana a cambiare le cose, a imporre che ogni acquisto passasse alla sua firma. E avrebbe messo in atto un sistema del genere per cosa, per poi finire nei guai?». Per Delogu dunque è valida la linea difensiva sostenuta da Diana in aula, davanti al presidente Giuseppe Pintori: «Gli facevano firmare gli assegni per acquisti incompatibili coi criteri di legge e lui non aveva alcuna possibilità di controllare. Mario Diana è stato usato come paravento per i reati commessi da altri». Di certo si fidava, lasciava che i colleghi del gruppo si regolassero da soli. Una prova di questa tesi esiste ed è stata formata in tribunale: il famoso assegno taroccato, Diana l’aveva firmato per acquisti legittimi e invece è stato modificato per essere speso diversamente. C’è la conferma del grafologo, l’imbroglio è apparso evidente anche ai giudici del tribunale. Sì, ma le altre volte? Per l’avvocato Delogu è andata sempre così, perché Diana si sarebbe limitato ad autorizzare spese per pranzi, convegni, attività di rappresentanza cui lui peraltro «non andava mai». Non risultano richieste di rimborsi spese firmate dal capo del gruppo, che vigilava sui conti degli altri onorevoli per quanto poteva.
In apertura d’udienza gli avvocati Delogu e Concas hanno consegnato ai giudici del tribunale un’ampia memoria difensiva dove i capi d’imputazione e i fatti contenuti nel processo vengono esaminati uno ad uno. Per questo, per avere il tempo di esaminarla, il tribunale ha rinviato la data della sentenza al 13 luglio.
Il pm Marco Cocco aveva chiesto la condanna di Diana a otto anni di reclusione. (m.l)
In apertura d’udienza gli avvocati Delogu e Concas hanno consegnato ai giudici del tribunale un’ampia memoria difensiva dove i capi d’imputazione e i fatti contenuti nel processo vengono esaminati uno ad uno. Per questo, per avere il tempo di esaminarla, il tribunale ha rinviato la data della sentenza al 13 luglio.
Il pm Marco Cocco aveva chiesto la condanna di Diana a otto anni di reclusione. (m.l)
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