Operativa l’Agenzia sarda delle Entrate, mancano solo le assunzioni
La giunta Pigliaru ha approvato il primo bilancio di previsione dell’Ase. L’assessore Paci: a pieno regime controlleremo i rapporti finanziari con lo Stato
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CAGLIARI. Via libera al primo bilancio di previsione dell’Agenzia sarda delle entrate, l’Ase. Su proposta dell’assessore Raffaele Paci, la Giunta ha approvato il documento contabile triennale: è di oltre 7 milioni. «Dopo la nomina del direttore generale Antonio Asara e del revisore dei conti Antonio Capula, l’approvazione del primo bilancio porta l’Agenzia in una fase operativa, perché consentirà dare il via anche alle assunzioni», ha detto l’assessore al bilancio. Per garantire il personale necessario, la Regione utilizzerà prima la mobilità interna, poi bandirà un concorso esterno.
Controlli costanti. L’Agenzia sarda delle entrate è stata istituita dal Consiglio regionale alla fine del 2016. «È e sarà uno strumento importante per il controllo fiscale complessivo – ha proseguito Paci – Parliamo di almeno quattro fasi: la gestione accentrata dei tributi regionali propri, il controllo sui tributi di spettanza della Regione, il coordinamento della riscossione per evitare spezzettamenti e sovrapposizioni e anche un supporto decisivo alla finanza locale». Il primo compito dell'Ase sarà infatti il calcolo preciso delle spettanze della Regione nei rapporti con lo Stato: «Grazie al monitoraggio costante e a una trattativa paritaria direttamente con Roma, sapremo sempre con certezza quanto dovrà essere trasferito alla Sardegna». In prospettiva c’è poi il versamento diretto nelle casse regionali dei tributi erariali compartecipati: «È un passaggio già previsto dalle norme di attuazione ma richiede un accordo con lo Stato che abbiamo già avviato», ha sottolineato l’assessore.
La sentenza. A ottobre la Corte costituzionale aveva dato ragione alla Sardegna contro il ricorso dello Stato sulla legittimità dell’Agenzia. Non solo: i giudici avevano richiamato lo Stato anche al dovere «della trasparenza e della massima condivisione sui tributi dovuti alla Regione, perché se non lo facesse ne comprometterebbe l’autonomia». Ancora, i giudici avevano sottolineano che «se ci fosse stata da tempo la dovuta chiarezza sulle somme da versare nelle casse della Regione, la Vertenza entrate durata oltre dieci anni e chiusa nel 2016 non sarebbe esistita».
Il dibattito. In queste settimane, anche in Sardegna, il confronto sulle tasse che sono e che saranno è stato acceso. Prima di tutto c’è stata la mozione presentata dal Partito dei sardi, firmata da tutti i gruppi meno che da Anna Maria Busia del Misto, sulle vessazioni a carico dei contribuenti da parte dell’Agenzia nazionale delle entrate. La mozione dovrebbe essere inserita all’ordine del giorno di una delle prossime sedute del Consiglio regionale e sarà anche l’occasione per un possibile confronto sull’annunciata rivoluzione fiscale annunciata dal governo Conte. È la flat tax che, seppure ancora sulla carta, ha scatenato sin da subito un aspro botta e risposta fra il centrosinistra sardo e il governo gialloverde. Secondo i consiglieri regionali Francesco Agus, Campo progressista, e Franco Sabatini, Pd, c’è il rischio che, alla fine, la Sardegna finisca per incassare ben 655 milioni in meno di gettito fiscale. Se poi gli accantonamenti imposti dallo Stato – sono i milioni che ogni anno non sono trasferiti alla Sardegna e finiscono nel pozzo del debito pubblico nazionale – dovessero rimanere quelli attuali, superano i 600 milioni, il buco finanziario supererebbe il miliardo. Si sa che i due consiglieri regionali hanno ricevuto in risposta la dura replica del sottosegretario all’economia Siri, ma fino a quando non si saprà bene come funzionerà la flat tax, il confronto fa le opposte posizioni continuerà a essere solo teorico. Infine, c’è l’iniziativa lanciata per settembre dal segretario del Partito dei sardi, Paolo Maninchedda, che può essere sintetizzata così: «Siamo i più tartassati d’Italia, dopo l’estate comincerà la nostra rivoluzione fiscale
Controlli costanti. L’Agenzia sarda delle entrate è stata istituita dal Consiglio regionale alla fine del 2016. «È e sarà uno strumento importante per il controllo fiscale complessivo – ha proseguito Paci – Parliamo di almeno quattro fasi: la gestione accentrata dei tributi regionali propri, il controllo sui tributi di spettanza della Regione, il coordinamento della riscossione per evitare spezzettamenti e sovrapposizioni e anche un supporto decisivo alla finanza locale». Il primo compito dell'Ase sarà infatti il calcolo preciso delle spettanze della Regione nei rapporti con lo Stato: «Grazie al monitoraggio costante e a una trattativa paritaria direttamente con Roma, sapremo sempre con certezza quanto dovrà essere trasferito alla Sardegna». In prospettiva c’è poi il versamento diretto nelle casse regionali dei tributi erariali compartecipati: «È un passaggio già previsto dalle norme di attuazione ma richiede un accordo con lo Stato che abbiamo già avviato», ha sottolineato l’assessore.
La sentenza. A ottobre la Corte costituzionale aveva dato ragione alla Sardegna contro il ricorso dello Stato sulla legittimità dell’Agenzia. Non solo: i giudici avevano richiamato lo Stato anche al dovere «della trasparenza e della massima condivisione sui tributi dovuti alla Regione, perché se non lo facesse ne comprometterebbe l’autonomia». Ancora, i giudici avevano sottolineano che «se ci fosse stata da tempo la dovuta chiarezza sulle somme da versare nelle casse della Regione, la Vertenza entrate durata oltre dieci anni e chiusa nel 2016 non sarebbe esistita».
Il dibattito. In queste settimane, anche in Sardegna, il confronto sulle tasse che sono e che saranno è stato acceso. Prima di tutto c’è stata la mozione presentata dal Partito dei sardi, firmata da tutti i gruppi meno che da Anna Maria Busia del Misto, sulle vessazioni a carico dei contribuenti da parte dell’Agenzia nazionale delle entrate. La mozione dovrebbe essere inserita all’ordine del giorno di una delle prossime sedute del Consiglio regionale e sarà anche l’occasione per un possibile confronto sull’annunciata rivoluzione fiscale annunciata dal governo Conte. È la flat tax che, seppure ancora sulla carta, ha scatenato sin da subito un aspro botta e risposta fra il centrosinistra sardo e il governo gialloverde. Secondo i consiglieri regionali Francesco Agus, Campo progressista, e Franco Sabatini, Pd, c’è il rischio che, alla fine, la Sardegna finisca per incassare ben 655 milioni in meno di gettito fiscale. Se poi gli accantonamenti imposti dallo Stato – sono i milioni che ogni anno non sono trasferiti alla Sardegna e finiscono nel pozzo del debito pubblico nazionale – dovessero rimanere quelli attuali, superano i 600 milioni, il buco finanziario supererebbe il miliardo. Si sa che i due consiglieri regionali hanno ricevuto in risposta la dura replica del sottosegretario all’economia Siri, ma fino a quando non si saprà bene come funzionerà la flat tax, il confronto fa le opposte posizioni continuerà a essere solo teorico. Infine, c’è l’iniziativa lanciata per settembre dal segretario del Partito dei sardi, Paolo Maninchedda, che può essere sintetizzata così: «Siamo i più tartassati d’Italia, dopo l’estate comincerà la nostra rivoluzione fiscale
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