Record di plastica nel mare isolano

La maggiore concentrazione nel santuario dei cetacei tra Sardegna e Toscana

SANTA TERESA. Killer silenziosi di tartarughe e balene. Le plastiche, micro e macro, nuotano libere nel Mediterraneo e pian piano gli levano ossigeno. E la massima concentrazione di plastiche è proprio nel santuario dei cetacei, tra Sardegna e Toscana. Qui si può arrivare fino a dieci chili per chilometro quadrato. Non a caso la tartaruga che nuota nel blu del mare con in bocca una busta di plastica è l’immagine choc del progetto Medsealitter finanziato dall’Unione europea attraverso il programma Interreg Med e presentato nella prima giornata di Goletta verde in Sardegna.

L’obiettivo di Medsealitter è mettere in rete le arre marine protette, le organizzazioni scientifiche, le associazioni ambientaliste per sviluppare e diffondere un protocollo per il monitoraggio dei rifiuti galleggianti e la gestione dell’impatto del marine litter, i rifiuti in mare, sulla biodiversità marina. «Il mar Mediterraneo è uno dei punti caldi di biodiversità nel mondo, ma è anche uno dei mari più inquinati del pianeta – spiegano da Goletta verde –. Il marine litter è per questo una minaccia globale, un problema che riguarda in particolare pesci, cetacei e tartarughe marine, gli animali nel cui tratto digestivo sempre più spesso si trovano plastiche e micro-plastiche. Anche se molte organizzazioni del Mediterraneo stanno lavorando su questo tema, non esiste un protocollo ampiamente accettato per valutare l’inquinamento da rifiuti marini». Le amp sono i principali soggetti di riferimento per Medsealitter. L’obiettivo non è solo elaborare un nuovo protocollo. Ma far adottare ufficialmente la nuova metodologia in almeno 25 aree protette del Mediterraneo, che fanno riferimento ai territorio di Italia, Francia, Spagna e Grecia.

«Con l’incontro di oggi – ha spiegato Davide Sabbadin, portavoce di Goletta verde – si avvia la nuova fase di Medsealitter, la presentazione del protocollo alle Amp sarde per condividere insieme metodo e obiettivi». Nel progetto sono coinvolti enti di ricerca, istituzioni e organizzazioni non governative di Spagna, Francia, Grecia e Italia. Capofila del progetto il parco nazionale delle Cinque Terre che accanto all’Ispra, Legambiente e Amp di Capo Carbonara, lavorerà fino all’estate 2019 per conquistare un altro importante risultato nella lotta al marine litter. «La speranza – conclude Sabbadin – è che questo protocollo possa diventare lo standard per tutte le amp sarde e del bacino del Mediterraneo».

 

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