«Voglio sapere che fine farà mia figlia»
«Me l’hanno strappata dalle mani. Mi hanno tenuto per le braccia e non ho potuto fare nulla», sono le prime parole della mamma all’uscita dalla caserma. La accompagnano i carabinieri, altri rispetto...
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«Me l’hanno strappata dalle mani. Mi hanno tenuto per le braccia e non ho potuto fare nulla», sono le prime parole della mamma all’uscita dalla caserma. La accompagnano i carabinieri, altri rispetto a quelli che alle 19 di ieri, hanno dato corso al provvedimento del giudice. Eppure dopo sette ore di lotta, M. non si arrende: «Resto qui davanti sino a quando non mi diranno che fine farà mia figlia. Non mi dicono dove andrà, a chi la daranno, non so nulla. Me la sottraggono per garantire il diritto alla bigenitorialità, ma si dimenticano che sono anch’io genitore eppure non sono tenuta a sapere nulla di quel che accadrà. Andrà col padre? Dove?». E poi ritorna brevemente sull’azione dei carabinieri: «Erano in otto dentro casa, altri otto erano sulla strada, sono venuti con sei macchine. Ho ricevuto un trattamento che si riserva solo ai peggiori criminali. Sono entrati in camera da letto quando ancora non ero del tutto vestita». E la voce addolorata non è solo quella della madre. Le sue parole sono anche quelle dei nonni della piccola, degli amici, del sindaco, della presidente regionale per le Pari Opportunità Gabriella Murgia e della consigliera di Pari Opportunità di Oristano Patrizia Cadau. Giorgio, un amico, davanti alla caserma è netto: «È stato un inganno, una trappola l’averla portata da casa alla caserma».
Sono parole pesanti figlie anche del successivo stratagemma usato per depistare chi fuori dalla caserma protestava. Dal cancello è prima uscita una pattuglia a tutta velocità, ma non c’era la piccola. È stata fatta salire a bordo di una seconda auto. (e.c.)
Sono parole pesanti figlie anche del successivo stratagemma usato per depistare chi fuori dalla caserma protestava. Dal cancello è prima uscita una pattuglia a tutta velocità, ma non c’era la piccola. È stata fatta salire a bordo di una seconda auto. (e.c.)
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